
Lo scorso 10 Aprile è andata in scena al teatro Augusteo di Napoli la prima della nuova edizione del musical “C’era una volta… Scugnizzi”, scritto e diretto dal Maestro Claudio Mattone. Un’opera ormai cult del panorama partenopeo, e non solo, che torna sullo stesso palcoscenico di Via Toledo a 23 anni dal debutto (nel 2002).
Ieri è andata in scena con un nuovo cast, una nuova generazione di interpreti, e con qualche novità, ma sempre fedele a se stessa e al suo messaggio.
Al centro della storia ci sono gli scugnizzi, i ragazzi di Napoli sospesi tra paure e sogni, in bilico tra un presente che lascia poche alternative e l’aspirazione ad una vita migliore, normale. A guidare la narrazione i due protagonisti: Don Saverio e Raffaele O’ Russ, che vent’anni prima avevano un passato comune al carcere minorile di Nisida, ma che, una volta usciti, hanno intrapreso strade diverse.
Il primo prete di strada con una grande passione per la musica e che, proprio con la musica, prova a dare un’alternativa a quegli scugnizzi di strada. Come? Cantando, è ovvio. Per poter sognare cantando. Il secondo invece è diventato il “boss” della zona, che condanna quegli stessi ragazzi ad un destino senza alternative, che li usa per i suoi affari. La trama segue quindi gli sviluppi delle vite dei due protagonisti, che vent’anni dopo si trovano riuniti in uno scontro che più che personale è uno scontro di idee e di valori.
La forza di questo musical, oltre che nel messaggio sorprendentemente attuale, sta nella sua capacità di essere divertente ed emozionante insieme. È un’opera trascinante e colorata che non cerca mai di essere stucchevolmente commovente ma resta viva. Colorati sono i costumi, trascinanti le coreografie e naturalmente emozionanti alcune canzoni. Una vera perla “Perzòne Perzòne” al primo snodo del racconto: ti senti immerso, catapultato tra quelle persone. Entusiasmanti poi tutti gli altri classici come “Magnifica gente”, “Arrangiammoce” o “’A città ‘e Pulecenella”, ma anche intimamente toccanti “Ajere” o “Carcere ‘e Mare”. Bella la standing ovation finale e bellissimo il costante coinvolgimento del pubblico alla prima. Insomma si tratta di un’opera ormai entrata nell’immaginario collettivo, ancora capace, 20 anni dopo, di emozionare.
Merito sicuramente da attribuire al Maestro Mattone, ma anche al nuovo cast. Bravissimi tutti gli interpreti – dalla giovanissima nennella (Maria Sofia Dos Santos), ai due personaggi principali Don Saverio (Alfonso Giorno) e o’ Russ (Ciro Salatino) – protagonisti di performance canore impeccabili. Poi qualche piccola novità nella sceneggiatura – dai riferimenti a tiktok o alle friggitorie come orgoglio di Napoli – che rendono lo spettacolo ancora più attuale e immerso nel presente. E poi l’inserimento di una nuova canzone “Parlame ancora”. Piccole novità che però non stravolgono il senso del racconto e del messaggio ma che, anzi, lo rendono ancora più attuale.
Scugnizzi è un musical ambientato a Napoli, ma con un messaggio universale, valido ovunque. L’ha specificato lo stesso Mattone: tutte le metropoli si trovano a fare i conti con i “ragazzi a rischio”, gli scugnizzi non esistono solo a Napoli. Ma pur riconoscendo il valore universale del messaggio, uscita dal teatro però il mio primo pensiero è stato: “Ma quanto e bella Napoli!”. Complice la location, la gente, la commozione generale e l’emozione sia dei debuttanti che del Maestro Mattone che ancora dopo anni si emoziona ai ringraziamenti. E quindi senza retorica, senza scomodare temi importanti quali il riscatto della città (che spesso vengono tirati in ballo impropriamente), io dopo lo spettacolo ho davvero pensato “Gente, magnifica gente di questa città”.
Napoli emerge non come semplice ambientazione né come narrazione retorica. Piuttosto, è una restituzione autentica di una comunità, con le sue contraddizioni e la sua vitalità. Ed alla fine proprio questo poi rende il messaggio universale: le contraddizioni, così come gli scugnizzi, esistono ovunque.
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