
Le spese improponibili per una separazione, i nuovi poveri tra mantenimento e vergogna. Ma lo Stato non ha acceso ancora la luce su questa problematica
La Caritas ci dice che i nuovi poveri sono rappresentati da uomini separati o divorziati: con oltre 4 milioni di padri separati o divorziati nel nostro Paese, di cui ben 800 mila lottano quotidianamente per sopravvivere al di sotto della soglia di povertà, questo fenomeno non può essere trascurato. Secondo le rilevazioni della Caritas, quasi la metà di coloro che si trovano in una situazione di indigenza economica sono padri separati non collocatari, i cui figli risiedono stabilmente con la madre.
Ciò che emerge con chiarezza è un circolo vizioso: mentre il 66% di questi padri lotta per far fronte alle spese per i beni di prima necessità, l’assegno di mantenimento per i figli spesso si rivela essere una pesante zavorra finanziaria, superiore alle loro reali capacità economiche. Questa disparità economica non solo mette in pericolo il benessere materiale dei padri, ma mina anche la loro capacità di svolgere un ruolo significativo nella vita dei propri figli. I fatti di cronaca ci raccontano situazioni di estrema difficoltà, con padri costretti a vivere in auto perché non riescono a sostenere le spese di una casa. Un fatto intollerabile per una società civile.

Con l’Avvocata Francesca Della Ratta abbiamo quindi dialogato per trovare una quadra a questa problematica. La sua Associazione DifferenteMente di Caserta, è nata proprio per promuovere i diritti umani e le pari opportunità nel nostro territorio: «Per la problematica dei padri separati non si è acquisita ancora una consapevolezza sociale. Con DifferenteMente abbiamo cercato di occuparci dell’aspetto degli uomini separati fornendo aiuto a queste persone – e comunque ad entrambe le figure genitoriali – che si trovano in una situazione di difficoltà». Se le rilevazioni della Caritas parlano chiaro, le Istituzioni e i media sembrano non aver accesso concretamente i riflettori su questo scenario. Partiamo dunque dall’esperienza diretta e su quali strumenti possono contare queste persone. L’Avvocata Della Ratta sottolinea che le richieste d’aiuto da parte dei padri separati sono in continuo aumento anche nel nostro territorio durante la traumatica e dolorosa esperienza di una separazione: «Spesso questi papà non hanno gli strumenti per adattarsi alla nuova situazione e a riuscire a riprendere in mano la propria vita. Con Differentemente abbiamo raggiunto accordi e sottoscritto protocolli con i comuni di Caserta, Casagiove, Falciano del Massico e Recale per l’apertura di sportelli dedicati all’ascolto delle problematiche dei padri separati fornendo loro una assistenza a 360 gradi. Nella nostra Associazione abbiamo quindi una serie di professionalità come mediatori, assistenti sociali, psicologi e avvocati. Agiamo così perché le Istituzioni ufficialmente non hanno ancora considerato queste situazioni».
Ascoltando le parole dell’Avvocata, capisco che tanti di questi padri sono sull’orlo della disperazione, in uno stato di grave depressione e di insicurezza economica che devasta il loro quotidiano: «Le dico che a volte minacciano il suicidio. Il nostro compito a quel punto è avere una prontezza nel raccoglierli e assisterli in maniera adeguata, con sensibilità ma anche con professionalità. Dopo una separazione si crea innanzi tutto una crisi coniugale. Di conseguenza arrivano anche i problemi economici: laddove una famiglia poteva sopravvivere con uno stipendio, adesso troviamo quella famiglia divisa in due nuclei che devono andare avanti sempre con quell’unico stipendio».
Nella maggioranza dei casi, la casa coniugale viene assegnata di solito ai figli e quindi il genitore che vive stabilmente con i figli è in Italia ancora la mamma. Per questo i padri fanno difficoltà a reperire anche un alloggio per sopravvivere. I costi degli affitti oggi a Caserta sono alle stelle e in tanti sono costretti ad appoggiarsi alle famiglie d’origine. Per questi immaginiamo sia frustrante ritornare nel nucleo della famiglia d’origine, poiché può significare perdere indipendenza sotto tutti i punti di vista. «A ciò si aggiunge una fragilità da parte degli uomini a raccontarsi e ad esporre i loro sentimenti. Si chiudono a riccio ed evitano di chiedere aiuto. Provano vergogna perché magari per i loro figli non possono fare tanto, neanche uscire insieme per una pizza. Per questo preferiscono scomparire e non garantire un rapporto. Queste persone devono essere sostenute dallo Stato italiano».

L’Avvocata Francesca Della Ratta ci informa che la legge 54 del 2006 per l’affido condiviso ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della bigenitorialità. Tutte le riforme susseguite successivamente, hanno perseguito l’intento di far attuare il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali. Anche dopo una separazione. «Questo per garantire il diritto del minore a ricevere cure e amore da entrambi i genitori (a meno che la condotta di una di questi non gli arrechi un danno). Tuttavia, il principio della bigenitorialità vacilla nel momento in cui una coppia si separa. Tanti sono gli aspetti controversi con il quale siamo costretti a fare i conti in tribunale».
Ad oggi la situazione sembra più equilibrata rispetto a qualche anno fa, anche per quanto riguarda le somme per il mantenimento dei figli. Adesso si tiene conto dello stipendio del padre e si fa una analisi più approfondita. In passato probabilmente si partiva molto più prevenuti. Anche qui c’è da sottolineare come un intervento da parte delle Istituzioni potrebbe essere benefico. «Ad esempio, in molte regioni italiane sono state create delle case-famiglia per papà separati. Questo per permettere loro di avere il tempo di riprendersi dal decorso della crisi coniugale. Bisogna dare a queste persone l’opportunità di rifarsi una vita. Io mi auguro che queste strutture trovino spazio in tutta la penisola. Se pensiamo che lo stipendio medio qui al Sud è di circa 1200 euro, ci rendiamo conto che tra la “battaglia” in tribunale e le spese legali, la situazione è allarmante». Sembra a tutti gli effetti una guerra tra poveri. Anche per gli avvocati è ardua trovare una soluzione equa in quanto entrambi i nuclei familiari vanno in sofferenza. Ci sta che un amore finisca, la famiglia però – come la genitorialità – è importante soprattutto per i minori. In cantiere i progetti di riforma in questo ambito ci sono e sono tanti. Devono essere approvati con maggior celerità. Soprattutto per quanto riguarda la condizione economiche di queste persone in difficoltà. Per i padri separati, non dover sostenere spese insostenibili significherebbe vivere in una società civile e aperta ai bisogni delle famiglie. Anche ciò rappresenta e dimostra la civiltà di un paese.
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