
“Restate nel forno”: un messaggio mal tradotto inviato ad una famiglia ebraica in un B&B nel Bellunese. L’iper-traduzione dei messaggi, talvolta, crea brutti equivoci.
“Potete restare nel forno” è la frase che ha scatenato una bufera di accuse contro un host di Airbnb nel Bellunese. Il gestore della struttura ha inviato questo messaggio a una famiglia israeliana che chiedeva informazioni su una vacanza. Il messaggio, che sembrava alludere ai forni a gas utilizzati durante l’Olocausto, è stato denunciato pubblicamente al giornale israeliano Ynet, provocando una reazione immediata da parte della società civile, italiana e non.
Le affermazioni non hanno impedito una valanga di accuse e l’intervento delle autorità, tra cui Digos e Polizia Postale di Belluno. Anche il neo eletto sindaco di San Vito e il governatore del Veneto Zaia hanno espresso dure parole di condanna. Airbnb ha annunciato ufficialmente di aver sospeso l’host, pur chiarendo che si trattava di un terribile malinteso. “Restate nel forno” pare sia stato un errore di traduzione di Google. Una traduzione di grande fraintendimento.
Il gestore si è difeso affermando: “È stato un equivoco, parlavo della cucina”. Il messaggio non era destinato alla famiglia israeliana, ma a un altro ospite che soggiornava nella struttura e che stava chiedendo informazioni su come utilizzare un elettrodomestico. Airbnb, dopo aver parlato con l’utente, ha confermato questa versione, specificando che il messaggio sui forni a gas “non era destinato a loro”.
Airbnb conferma di nuovo che l’host stava intrattenendo una conversazione con un altro ospite riguardo all’utilizzo del fornello a gas nella struttura e ha erroneamente inviato l’istruzione all’ospite sbagliato. La traduzione automatica del messaggio ha contribuito all’equivoco, facendo sembrare l’host antisemita. “Restate nel forno” è stato interpretato come un riferimento all’Olocausto, ma era semplicemente un errore di traduzione.
La fragilità dei messaggi emerge in modo preoccupante in un contesto dove la comunicazione è sempre più rapida e globale. L’episodio in questione è un esempio lampante di come i traduttori automatici, come Google Translate, possano creare involontariamente delle bombe di odio. Questi strumenti, pur essendo utili per abbattere le barriere linguistiche, non sono infallibili, ma non ce ne rendiamo più conto. I messaggi, per quanto possano sembrare “leggeri”, purtroppo possono contenere grossi fraintendimenti.
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