
Il 12 settembre la fondazione Mannajoulo presenta “Sembrava che mi trafiggesse il cuore” nella chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, il nuovo progetto artistico site specific di Marianna Sannino a cura di Maria Savarese.
In esposizione, nella navata centrale dell’antica chiesa barocca, 3 grandi opere dipinte su tulle che prendono posto sull’altare maggiore e sui due laterali all’interno di altrettante cornici che un tempo ospitavano le opere di Luca Giordano e Francesco De Maria, poi rispettivamente trasferite al Museo di Capodimonte e al Museo di San Martino, insieme ad una quarta più piccola realizzata per una delle cappelline laterali.
«Ho voluto rispettare l’architettura della fantastica chiesa che ci ospita. L’ambiente in cui viene collocata l’opera non snaturerà mai quella che è la struttura tutta. Porto rispetto verso questo luogo prendendo spunto dall’estasi della Santa. Ho rappresentato i tre stati emotivi di Santa Teresa d’Avila: l’estasi semplice, il rapimento ed il volo mistico. Qualcosa che è al di fuori di ogni spazio fisico e trascendentale» dice Sannino.
«Mi sembrava che col dardo mi trafiggesse il cuore alcune volte e che mi arrivasse fino alle viscere». Come se l’anima si distaccasse dal corpo, così anche le opere di Marianna Sannino si staccano dalla tela per fluttuare a un passo tra terreno e idilliaco. «Mi affascinava questa potenza, questa estasi, questa forza così grande ed interiore che ti trasporta al punto da distaccarti da uno spazio fisico – temporale». Ritorna sempre l’uso del tulle nelle opere dell’artista: «Il tulle è qualcosa di trasparente, come l’anima. Questo materiale mi ha aiutato ad esprimere al meglio il senso di estasi».
L’intervento visivo della Sannino si interseca con quello musicale di Carlo Fermariello, il quale ha composto, apposta per il progetto, il sound dal titolo “Ecstasy”, diffuso all’interno della Chiesa.
«La musica di Carlo Fermariello rafforzerà ancora di più questo impatto emotivo». Un lavoro ispirato all’estasi di Santa Teresa d’Avila già dal titolo – “Sembrava che mi trafiggesse il cuore” – tratto, appunto, da “Il libro della mia vita”, l’autobiografia nella quale la santa riferisce dell’esperienza di suprema beatitudine vissuta, soffermandosi su 3 momenti principali: l’estasi, il rapimento ed il volo mistico.
“Vedevo un angelo vicino a me, a sinistra, in sembianze carnali, come non ne avevo mai visti tranne che nelle mie visioni. […] Non era alto, era piccolo e molto bello, aveva il volto così illuminato che mi sembrava uno degli angeli delle schiere più alte, quelli che sembrano bruciare. […] Gli vedevo in mano un lungo dardo dorato e alla fine del ferro mi sembrava ci fosse un po’ di fuoco. Mi sembrava che col dardo mi trafiggesse il cuore alcune volte e che mi arrivasse fino alle viscere. Quando toglieva il dardo, mi sembrava quasi che se le portasse via con sé e che mi lasciasse tutta bruciare di un grande amore per Dio”.
Bernini dà forma a queste parole, in modo quanto più possibile fedele. L’angelo è bellissimo e soave, mentre la santa è colta nel momento tra la sofferenza e il piacere, in cui è trafitta dalla freccia splendente, ovvero dall’amore di Dio. Questo è magistralmente espresso dal volto della mistica e dalla bocca aperta che sembra gemere di dolore e, allo stesso tempo, compiacersi della ferita metaforica e sublime infertale dal Signore. Tale sentimento è amplificato dai numerosi panneggi della sovrabbondante veste di santa Teresa, che vanno guardati come una proiezione delle infinite emozioni da lei provate nel suo animo.
«L’artista – commenta la curatrice Maria Savarese – sintetizza l’esperienza visivamente concentrandosi sui tre momenti principali: l’estasi, il rapimento ed il volo mistico. In particolare, riesce a generare, così, un coinvolgimento psichico e fisico totalizzante verso qualcosa di assoluto e di trascendente, al di là della dimensione religiosa, anche grazie alla scelta del supporto utilizzato, ovvero il tulle dipinto, materializzazione della leggerezza dell’anima in estasi».
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