
La provincia di Caserta – secondo i dati ISTAT del 2023 – risulta essere tra le più giovani d’Italia, nonché la più giovane della Campania. Ci si potrebbe quindi aspettare che il panorama sociale del territorio – in particolare quello di Caserta città – rispecchi questo primato demografico. Tuttavia, la realtà appare più complessa.
Con una popolazione la cui età media si aggira intorno ai 43 anni, valore comunque elevato per poterla definire propriamente “giovane”, la provincia di Caserta dimostra una significativa dissonanza tra il potenziale demografico del territorio e le opportunità sociali effettivamente offerte. E mentre i bar e le pizzerie aumentano a vista d’occhio, le occasioni d’aggregazione rimangono scarse, frammentate e spesso invisibili ai cittadini. Addentriamoci però più nello specifico…
Una prima fotografia della città ci mostra che la vita serale si sviluppa attorno a poche strade ‘focolaio’: Via Vico e Via Ferrante, punti di riferimento per eccellenza, seguite a ruota da Piazza Margherita, via Crispo e via San Carlo. La movida è veloce, chiassosa ma poco strutturata; i giovani affollano le strade, i muretti e le piazze in assenza di luoghi adeguatamente pensati per favorire la socialità. Ci ritroviamo così davanti ad una presenza numerosa ma poco interattiva: gruppi diversi condividono lo stesso spazio senza entrare effettivamente in relazione tra loro. L’attività principale finisce quindi per ridursi al consumo di bevande acquistate nei locali circostanti, e lo spazio pubblico diventa più un luogo di stazionamento che di effettiva socializzazione. In centro città si mangia, si beve e si passeggia.
Eppure, non è sempre stato così, fino a pochi anni fa il capoluogo offriva anche altri spazi dedicati al tempo libero e all’incontro: il cinema Duel – ad esempio – chiuso a seguito di un grave incendio doloso verificatosi nell’agosto del 2022, il Teatro comunale Parravano – precedentemente interessato da lavori di ristrutturazione della facciata e prossimo alla riapertura dopo mesi di chiusura legati alla scadenza del bando di gestione – e perfino una sala giochi, l’Another World, la cui attività è cessata definitivamente all’incirca un anno fa; tutti luoghi che rappresentavano punti di riferimento o nuove possibilità per la collettività. La progressiva scomparsa di queste realtà ha però contribuito ad impoverire progressivamente l’offerta di spazi di aggregazione.
Allontanandoci un po’ dal centro storico, possiamo intravedere uno spiraglio di opportunità. Escape Room, bowling, cinema e teatri indipendenti, Laser Game, discoteche. Forme di intrattenimento più strutturate, spazi pensati appositamente per il tempo libero, capaci di proporre esperienze diverse che siano di natura ludica o culturale. Tuttavia, queste realtà rimangono spesso marginali rispetto alla centralità della movida cittadina: sono poco diversificate, talvolta più difficili da raggiungere, soprattutto per chi, sprovvisto di mezzi propri, necessita di utilizzare i trasporti pubblici.
Sul territorio, fra questi spazi meno frequentati, abbiamo il Planetario – con un sistema completamente digitale e proiezioni con narrazione dal vivo – la Biblioteca comunale di Caserta – attualmente chiusa e il Museo di Arte Contemporanea collocato nel Centro dei Sevizi Sociali e Culturali Sant’Agostino a via Mazzini, chiuso a sua volta, le cui ultime notizie in rete risalgono al 2015. Tre eccellenze nascoste o addirittura chiuse, con decenni di storia alle spalle.
Al momento della scrittura di questo articolo basta una rapida visita al sito del Comune per confermare questa impressione. Nella sezione ‘Tempo libero’ della pagina “Accesso alle informazioni”, dedicata ai cittadini, compare la dicitura: «Non sono presenti elementi associati per questo argomento». Anche la sezione dedicata ai luoghi da visitare risulta vuota e, più in generale, il sito appare per gran parte fermo al 2023.
Nonostante ciò, a seconda delle stagioni, possiamo trovare iniziative come “Vintage e Antiquariato” a via San Carlo – che offre un’ampia esposizione di oggetti d’epoca e antiquariato nel cuore della città – la pista di pattinaggio in piazza Ruggiero, alle spalle del comune, o “La notte rosa” manifestazione culturale e commerciale dedicata alla chiusura dell’estate – caratterizzata da spettacoli, concerti ed eventi organizzati fino a tarda notte, la cui estromissione dal bando di eventi finanziati dai fondi pubblici ne ha però sancito la fine.
Oltre ad installazioni permanenti quali le giostre a Piazza Cattaneo (meglio conosciuta come Piazza Pitesti) e a piazza Vanvitelli. Vi sono inoltre la ricorrente rassegna musicale “Un’estate da Re” – che si svolge nelle cornici della Reggia di Caserta e del Belvedere di San Leucio – e quella culturale “Comunalia” promossa anch’essa dal Comune di Caserta, che offre spettacoli, concerti e performance artistiche gratuite e mira a valorizzare i luoghi identitari della città con eventi inclusivi, carnevali, musica e teatro.
Il vero cuore pulsante della socializzazione a Caserta sono però le persone, le associazioni e le iniziative dal basso; ideate e messe a punto dai giovani per i giovani, spesso attraverso canali indipendenti. Facciamo riferimento a iniziative quali ‘Corde Nuove’ e ‘Basse Frequenze’, ‘Ce Gusto’ festival musicali e gastronimici che offrono una vetrina sui giovani artisti emergenti, o la neonata “La domenica lenta” di matrice più intima in quanto ospitata all’interno delle sale prova di SoundLab in via Ceccano. Anche il cinema all’aperto di Villa Giaquinto – attualmente chiusa per lavori di riqualificazione – è da ritenere come un’istituzione. Arrivata ormai alla sua decima edizione come ‘strumento di animazione culturale’, con la volontà di avvicinare la cittadinanza a questo tipo di linguaggio abbattendo i costi e, nel farlo, riabilitare questo spazio verde da ex piazza di spaccio a luogo di aggregazione.
Caserta, in quanto capoluogo, ha tutte le carte in regola per offrire alla cittadinanza un panorama socio-culturale ampio e variegato; valorizzando i progetti nati spontaneamente dalla collettività e sponsorizzando maggiormente le proposte ufficiali avanzate dal comune, eppure la tendenza della movida rimane la stessa. Dovremmo a questo punto chiederci perché, di fronte a tutte queste possibilità, i molti scelgono di continuare settimana dopo settimana il giro turistico dei bar. Nonostante l’inclinazione della “Generazione Z” sia quella di consumare un minor quantitativo di bevande alcoliche sembra che ancora non siamo riusciti a privarle del tutto del loro ruolo di catalizzatori sociali; è ancora quindi profondamente radicata l’idea che l’alcol sia legato a doppio filo con la socialità , e questo condizionamento culturale ci porta spesso a confondere la connessione autentica con la semplice condivisione di un rituale, finendo per limitare la nostra capacità di interagire a contesti sempre uguali e poco stimolanti.
Nonostante tutto uscire a bere insieme rimane, ancora, la proposta più semplice ed informale che si possa avanzare. In una società individualista come la nostra, risulta emotivamente più facile scegliere un piccolo gruppo di amici e rifugiarsi al tavolo di un qualsiasi locale, rinchiudendosi nella propria bolla senza dover necessariamente interagire con persone diverse che ci costringerebbero a fronteggiare versioni differenti di noi stessi.
Il bar funge quindi da “terzo luogo” – come lo definirebbe il sociologo Ray Oldenburg – ovvero da spazio pubblico e neutrale in cui organizzare un’attività che non richiede un grande costo decisionale – nessuna prenotazione, nessun orario rigido, e prezzi accessibili a tutti – e che garantisce interazioni semplici ed immediate. Non spingendoci così però mai al di fuori della nostra zona di comfort, e privandoci della possibilità di esplorare chi siamo e cosa potremmo trovare allontanandoci di poco da ciò a cui siamo abituati.
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