
Cosa prevede il decreto sequestro? In ballo ci sarebbero quattro società attive nel settore degli impianti di depurazione, nel settore immobiliare, nei servizi di elaborazione di consumi idrici e nella costruzione di opere pubbliche. Risultano più di 55 milioni di euro, calcolati in beni e risorse finanziarie, sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia ad un imprenditore napoletano, operante nel settore dei rifiuti e della bonifica ambientale, ritenuto vicino al clan dei Casalesi, fazione Michele Zagaria.
La DIA ha eseguito quindi un provvedimento di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di un imprenditore napoletano che operava nel settore dei rifiuti e della bonifica ambientale. Lo stesso imprenditore è ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Il provvedimento di sequestro trae origine da una proposta di misura di prevenzione, patrimoniale e personale, avanzata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e dal Direttore della DIA.
Lo stesso imprenditore è già stato rinviato a giudizio per aver favorito l’attribuzione illecita del subappalto per la realizzazione e la gestione della discarica di Chiaiano alle ditte riconducibili ad un altro imprenditore sempre vicino al clan dei casalesi. Trattasi in ogni caso di persona imputata in un procedimento penale in corso e dunque da considerare presunto innocente fino a sentenza definitiva.
Nei confronti di altri imprenditori strettamente collegati al contesto in argomento, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha già in corso altre procedure di prevenzione che hanno determinato recenti analoghi provvedimenti di sequestro. La sezione misure di prevenzione del Tribunale, infatti, lo scorso anno, anche in questo caso su proposta del Procuratore della Repubblica di Napoli e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, aveva emesso analogo provvedimento ablativo nei confronti di altro gruppo imprenditoriale, anch’esso coinvolto nella gestione della discarica e dei connessi appalti.
La vicenda giudiziaria su cui si fonda la proposta di misura di prevenzione è strettamente connessa alla gestione delle imprese di famiglia da parte dell’imprenditore napoletano che, pur non ricoprendo alcuna carica sociale, in ragione dei suoi precedenti, ha continuato di fatto a gestirle, attribuendo i ruoli societari formali alle figlie, al fine di coprire l’immagine societaria, difendendone così i “requisiti morali” necessari per contrattare con la Pubblica amministrazione.
Il coacervo degli interessi imprenditoriali e criminali è stato approfonditamente analizzato e dettagliatamente ricostruito, sulla base del materiale di indagine raccolto nel corso degli anni ed anche delle prove acquisite in sede dibattimentale, dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale che ha emesso il decreto di sequestro oggi eseguito.
L’importante valore delle società, il ruolo assunto nello specifico settore ed i livelli occupazionali verranno tutelati attraverso l’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Santa Maria C.V. che ripone massima attenzione per questi aspetti al fine di salvaguardare i valori positivi dell’impresa.
A tal fine, il Tribunale ha istituito recentemente un tavolo tecnico che ha deliberato linee guida per la gestione dei beni sequestrati e confiscati, volte a regolare la fase della procedura di prevenzione nella quale si esegue il sequestro.
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