
di Mena Moretta | Giornalista
Il blitz ferragostano non è riuscito. Il Comitato esecutivo dell’Ente idrico campano era stato convocato venerdì 8 agosto con un ordine del giorno di cui un punto era la proposta di modifica della forma di gestione del Servizio Idrico Integrato dell’Ambito Distrettuale Caserta. La modifica consiste nella scelta di rivolgersi al mercato mediante una forma di gestione “mista pubblico/privata” con partecipazione a maggioranza pubblica pari al 55%.
Le motivazioni addotte sono generiche: “criticità emerse derivanti dallo scadente stato di conservazione delle infrastrutture e degli impianti ubicati nei comuni nei quali il gestore ITL Spa è nel frattempo subentrato nella gestione del servizio idrico integrato” e “l’orientamento oramai consolidato in Regione Campania di affidamento del servizio idrico integrato a società miste con prevalenza di capitale pubblico”.
Non si è raggiunto il numero legale e la seduta è stata riaggiornata al 27 agosto. Nelle prossime righe trattiamo di cosa contempla la modifica nella sostanza e come è stato perseguito da tempo uno strisciante processo di privatizzazione che interessa le tre fasi che determinano il prezzo finale dell’acqua: l’acquisizione alla fonte, l’adduzione, la distribuzione al dettaglio.
L’Ente Idrico Campano (EIC), ai sensi dell’art. 7 L.R. n. 15/2015, è l’organo di Governo dell’ATO, cui partecipano obbligatoriamente tutti i Comuni del territorio campano.
Tra le competenze dell’EIC è previsto l’affidamento per ogni Ambito distrettuale della gestione del Servizio idrico integrato al soggetto gestore sulla base delle indicazioni di ciascun Consiglio di distretto. Infatti l’art. 14 della L.R. n. 15/2015 ha attribuito al Consiglio di Distretto la funzione di “definire la forma di gestione del servizio per la successiva approvazione da parte del Comitato Esecutivo”, mentre l’art. 10 pone in capo al Comitato Esecutivo il compito di “approvare le forme di gestione nei singoli ambiti distrettuali, su proposta dei Consigli di Distretto”.
Con la deliberazione del 26 ottobre 2022 l ‘EIC ha affidato il SII del Distretto Caserta al soggetto ITL S.p.A., con la previsione del “mantenimento delle gestioni strutturate a totale partecipazione pubblica attualmente esistenti, da aprire all’ulteriore partecipazione dei Comuni che attualmente gestiscono il servizio in economia, assicurandone il cosiddetto controllo analogo, in maniera congiunta, da parte di tutti i Comuni del Distretto”.
Il Consorzio Idrico Terra di Lavoro (CITL), che gestisce il servizio idrico in 33 dei 104 comuni della Provincia, si è trasformato in società di capitali nella forma di I.T.L. S.p.A. allo scopo di candidarsi come soggetto gestore unico di distretto dell’intera Provincia di Caserta.
Nella Relazione ex art. 34 dell’EIC, che accompagna la delibera del 2022, sono esposti gli elementi di vantaggio e le opportunità offerte dal modello di gestione in house (modello di impresa pubblica al 100%) scelto dall’Ente. Inoltre la stessa Regione ha operato “la ricomposizione dei debiti relativi alla fornitura idrica e debiti della depurazione in modo da definire il perimetro finanziario della trasformanda società”.
Ora, nel pieno dell’estate 2025, cambia il quadro prospettato degli specifici “benefici per la collettività” derivanti dall’affidamento diretto del servizio in house. E lo fa dopo tre anni di vicende alquanto burrascose a carico dell’EIC: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha mosso rilievi sulle deliberazioni relative all’affidamento in house all’ITL SpA in merito a diversi profili di criticità concorrenziale dei provvedimenti in esame.
A febbraio l’Agcm ha impugnato dinanzi al Tar Campania le determine del consiglio d’ambito dell’EIC e le delibere del consiglio di distretto di Caserta.
Non basta. Ad aprile è stata dichiarata dall’ITL una situazione economico-patrimoniale al 31 dicembre 2024 di squilibrio e si è ricorso allo strumento di composizione della crisi di impresa per consentire alla società il superamento della crisi in cui versa attualmente con una determina di richiesta di concordato preventivo assistita da notaio.
Si riesce con facilità a leggere nell’operazione della modifica del modello di gestione proposta dal consiglio del distretto Caserta un tentativo ancora una volta frettoloso e opaco di imporre alle comunità una scelta di pochi, prevaricando i luoghi della democrazia decisionale che sono i consigli comunali e con molte incognite, offrendo ai privati che verranno introiti ragguardevoli a fronte di piani tariffari rivisti al rialzo.
Il Codice ambientale impone infatti ai Comuni di aggregarsi e affidare ad un unico gestore il servizio per l’intero Ambito. La scadenza prevista per l’organizzazione unitaria era al 30 settembre 2022. Il quadro gestionale fa emergere invece diffusi livelli di frammentazione, in contrasto con l’assetto teorico delineato dalla disciplina regionale.
Nel Distretto Caserta ad oggi viene gestito in economia (gestione diretta) il servizio di distribuzione dal 56,7% dei Comuni, quello di fognatura dal 95,2% dei Comuni, quello di depurazione dal 53%. Così riscontriamo la presenza di comuni con un proprio gestore del servizio idrico integrato, comuni che gestiscono in economia, comuni presso i quali parte del SII è gestito in economia e parte affidata ad un gestore industriale.
In molti comuni della provincia vengono forniti all’ingrosso sia il servizio di vendita di acqua che quello di depurazione. La vendita di acqua all’ingrosso è ad opera per il 24% dei comuni da Acqua Campania Spa e per il 26% dalla Regione, nella depurazione all’ingrosso il 40% dei comuni è servito dalla Regione(Monitor Idrico 2020 Campania).
Italgas Reti, del gruppo Italgas, ha acquisito un anno fa il 96,23% della quota di partecipazione della società Acqua Campania (originariamente detenuta in parte dalla holding francese Veolia e in parte dal Gruppo Vianini di Caltagirone ) diventando il gestore dell’Acquedotto della Campania Occidentale su concessione della Regione Campania per un bacino d’utenza complessivo di circa 4 milioni di abitanti.
Il gruppo Italgas è anche attivo nella gestione in concessione attraverso Nepta S.p.A. del servizio idrico integrato di 5 comuni casertani, il capoluogo Caserta, Baia e Latina, Casaluce, Galluccio e Roccaromana.
Se leggiamo la composizione societaria di Italgas vi compaiono: Cassa Depositi e Prestiti Reti (partecipata al 59,1% da Cassa Depositi e Prestiti, al 35% da State Grid Europe Limited – SGEL, società del gruppo State Grid Corporation of China, e al 5,9% da alcuni investitori istituzionali italiani), Snam S.p.A., Lazard Asset Management Llc ( banca d’affari di origine statunitense),Banca d’Italia, BlackRock (società di gestione degli investimenti multinazionale con sede a New York), Sun Life Financial (società internazionale di servizi finanziari) e altri generici “azionisti” per una quota del 42%.
Questa intricata architettura definisce uno strumento finanziario con il quale una serie di società è strutturata in modo tale da complicare la ricerca della proprietà effettiva o della catena di comando di un’azienda o di una compagine finanziaria. Comprendere l’uso strategico nell’economia del Paese di holding, fondi di investimento e strutture societarie complesse che sta acquisendo un rilievo importante anche se dietro le quinte, ci sembra utile per valutare se e come davvero si potrà affrontare con efficacia le sfide imposte dal servizio idrico.
Ridurre gli sprechi, adattamento ai cambiamenti climatici, inquinanti emergenti, gestione dei fanghi di depurazione, drenaggio urbano, riuso delle acque reflue sono obiettivi inevitabili sullo scenario futuro della gestione del servizio.
In un’Italia vessata dalla crisi economica e da un indebolimento strutturale delle istituzioni democratiche, i Comuni sono svuotati sempre piú delle loro funzioni, per una carenza di risorse ma anche per un arretramento dimissionario della politica. Con veloci scalate o partecipazioni strategiche, i fondi penetrano nelle società pubbliche a cui sono affidate la gestione di monopoli naturali, sancendo la rapina di un bene comune senza rischio di impresa.
Stefano Pozzoli, economista e professore ordinario all’Università di Napoli Parthenope, in una recente intervista su Greenreport ha analizzato la costruzione di attori industriali meglio dimensionati nella gestione dei servizi pubblici che si scontra con i ricorsi e le contestazioni dell’autorità Antitrust e della Corte dei conti, trattandosi spesso di gestioni in house. “Andrebbero ripensati le scelte di governance adottate -dichiara Pozzoli- a volte troppo frammentate, con enti di Ambito diversi fra acqua e rifiuti, e di dimensione diverse (alcuni regionali altri provinciali o addirittura sub-provinciali). Penso che nel caso campano si dovrebbero concentrare le forze in un unico Egato, sul modello di Atersir (Emilia-Romagna), di Ausir (Friuli-Venezia-Giulia) e di Arrical (Calabria). Il legislatore italiano ha introdotto negli ultimi anni – continua Pozzoli -disposizioni normative tese a “scoraggiare”, in particolare, il ricorso agli affidamenti in house da parte delle amministrazioni competenti, introducendo una serie di procedure di verifica e valutazione abbastanza complesse e lunghe. Non potendo impedire il ricorso a questo istituto contrattuale, previsto dalla legislazione e giurisprudenza europea, l’Italia ha scelto la strada di rendere questa opzione molto complessa da perseguire, prima nel Decreto Madia e successivamente nel decreto correttivo del 2022.”.
Tuttavia dove le aziende sono sane e le capacità amministrative soddisfacenti, non rappresenta uno scoglio difficile da superare il ricorso a gestioni in house. Il problema nasce qualora le delibere gestionali sono il frutto di operazioni finalizzate ad accrescere le casseforti elettorali di personaggi politici che hanno fatto della gestione del potere clientelare un esercizio di controllo feudale delle istituzioni.
Non è un caso la bocciatura da parte dell’authority del preliminare del Piano D’Ambito presentato dall’EIC per l’affidamento del SII nella provincia di Caserta all’ex consorzio idrico trasformato per l’occasione in ITL Spa: “emerge la totale assenza di dati sui risultati qualitativi raggiunti dai gestori nell’Ambito distrettuale casertano nel suo complesso, con una copertura del campione spesso assai ridotta anche per gli indicatori di performance più rilevanti, quali quello relativo alle perdite idriche percentuali – per il quale i dati presenti coprono soltanto il 32,94% del campione – oppure quelli sulla qualità dell’acqua depurata e sulle interruzioni del servizio, con una copertura del 5,40%, inferiore alla soglia sufficiente a determinare un indice complessivo attendibile”.
Il 27 agosto alle 15 a Napoli, davanti la sede dell’EIC in via De Gasperi, il Coordinamento campano per l’acqua pubblica chiama ad un presidio di protesta i cittadini contro le manovre di svendita ai privati della gestione del SI nelle province di Caserta e Avellino.
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