
Il fenomeno delle sette suscita da sempre dibattito e preoccupazione. Nella percezione comune, il termine “setta” rimanda a gruppi chiusi, misteriosi, a volte pericolosi, associati a manipolazione psicologica, isolamento sociale e pratiche discutibili. Tuttavia, la questione è molto più complessa e merita di essere analizzata con attenzione storica e sociologica.
Non esiste una definizione condivisa di cosa sia chiesa e cosa siano le sette. Sulla definizione di un gruppo grava soprattutto la sua influenza sugli aderenti al gruppo stesso, la società e nella cultura in cui il gruppo si muove. Ne consegue che un gruppo che nasca oggi venga guardato con sospetto, può radicarsi e venire chiamato chiesa dopo qualche decennio. Il cristianesimo, ad esempio, fu considerato per secoli una setta ebraica sovversiva dall’Impero romano. L’Islam, nato nella penisola arabica, venne inizialmente percepito come una setta ribelle agli ordini tribali e religiosi tradizionali. Il buddismo, in India, era ritenuto una deviazione dall’ortodossia induista. Il concetto di setta non è statico o assoluto, dipende da contesto, tempo e dalla prospettiva con cui viene usato.
Il passaggio da “setta” a “chiesa” si verifica tutte le volte che un culto da minoritario riesce a espandersi nella società acquisendo maggiore credibilità. In base a queste considerazioni, tutte le chiese attuali erano quindi delle sette nelle loro fasi iniziali. La sociologia moderna distingue le chiese istituzionali, stabili e riconosciute, dai movimenti minoritari che possono assumere caratteri settari. Alcuni rimangono realtà di ricerca spirituale legittima, altri si trasformano in gruppi chiusi ed esclusivisti che esercitano un controllo sempre più rigido sui propri membri. La storia insegna che non esiste un confine netto: un gruppo minoritario può col tempo trasformarsi in una religione mondiale, oppure dissolversi rapidamente.
Un esempio di setta considerata tra le più pericolose al mondo è l’Ordine del Tempio Solare, attivo tra Europa e Canada negli anni Ottanta e Novanta.
Joseph Di Mambro e Luc Jouret fondarono l’organizzazione, mescolando elementi di esoterismo, astrologia, credenze templari e teorie apocalittiche. I due leader sostenevano che i membri dell’Ordine dovessero prepararsi a una transizione verso un “nuovo mondo”, che avrebbe inaugurato la fine imminente dell’attuale civiltà. Il gruppo operava in gran segreto, con rituali che imitavano i Templari medievali e con una forte gerarchia interna. Ai seguaci veniva richiesto denaro, fedeltà assoluta e spesso l’allontanamento dalla propria famiglia.
La pericolosità dell’Ordine del Tempio Solare emerse tragicamente negli anni Novanta, quando avvennero omicidi e suicidi collettivi. Tra il 1994 e il 1997, in Svizzera, Francia e Canada, oltre settanta membri persero la vita in circostanze drammatiche. Alcuni furono uccisi perché considerati traditori o perché volevano lasciare il gruppo; altri furono indotti a partecipare a rituali di “transito” che in realtà erano omicidi mascherati da suicidi. I leader sostenevano che il passaggio alla morte fosse necessario per raggiungere una dimensione superiore di esistenza, e presentarono questi atti come un sacrificio spirituale.
Le indagini rivelarono una rete estesa di adepti, compresi professionisti benestanti e persone culturalmente preparate. Il che dimostrò come non fossero solo le fasce più fragili a cadere vittime di simili dinamiche. Il caso dell’Ordine del Tempio Solare è rimasto nella memoria collettiva come uno degli episodi più inquietanti di manipolazione settaria. Mostrando fino a che punto la combinazione di leader carismatici, credenze apocalittiche e isolamento sociale possa spingere individui e comunità a compiere gesti estremi.
In Italia il panorama è particolarmente complesso. Oltre alle confessioni riconosciute, si contano centinaia di organizzazioni minori che spaziano dalle comunità spirituali alternative ai movimenti new age, dai gruppi esoterici alle psicosette. Secondo i dati raccolti dal CESNUR, le forme di fede minoritarie sono oltre seicento, alcune coinvolgono poche decine di persone, altre riescono ad attrarre migliaia di adepti. A livello numerico, più di tre milioni di cittadini italiani si riconoscono in religioni diverse dal cattolicesimo, e una parte di questi appartiene a realtà che destano preoccupazioni per possibili derive settarie.
Il Servizio AntiSette della Comunità Papa Giovanni XXIII ha documentato negli ultimi anni un aumento costante delle richieste di aiuto. Nel solo 2018 sono state oltre millequattrocento, mentre dal 2007 al 2018 i contatti complessivi hanno superato le duemilaquattrocento unità. Le segnalazioni riguardano soprattutto le psicosette, seguite dai culti estremi, dalle sette magico-esoteriche e dalle pseudo-religiose. Geograficamente, il fenomeno è più diffuso nel Nord Italia, ma resta rilevante anche al Centro e al Sud. Le richieste provengono in larga parte da uomini e donne appartenenti a classi sociali medio-alte, segno che nessuno è immune dal rischio di coinvolgimento.
Il panorama delle sette religiose, in Italia come nel resto del mondo, si presenta come un fenomeno complesso, multiforme e in continua evoluzione. La difficoltà è nel distinguere ciò che rientra nell’esercizio legittimo della libertà di religione da ciò che si traduce in abuso, sfruttamento e violazione dei diritti umani. L’esperienza italiana dimostra che le richieste di aiuto sono in aumento, la questione non riguarda solo realtà marginali ma interessa trasversalmente le diverse aree geografiche e sociali, e servono strumenti affrontarla. È necessario mantenere un equilibrio tra rispetto della diversità spirituale e protezione dei più fragili. Solo così sarà possibile rispondere in modo efficace a un fenomeno che, per la sua natura fluida e mutevole, richiede sensibilità, competenza e responsabilità condivisa.
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