
Dopo appena 17 giorni dal suo debutto nelle sale mondiali, il nuovo film diretto da Greta Gerwig, Barbie, ha già superato il miliardo di incassi. Si tratta di un primato per una pellicola diretta da una regista, che rientra così nei cinquanta film con maggiori incassi della storia del cinema.
Barbie è un film che porta con sé non poche domande da parte di critici e spettatori: perché ha avuto una tale risonanza? Come ha fatto un film sulla bambola più famosa del mondo avere un successo così clamoroso? Tra i suoi detrattori e coloro che lo esaltano, la risposta è spesso una sola: si tratta di un fenomeno culturale e di costume. A partire dagli spettatori vestiti di rosa fino ai trend su TikTok, Barbie ha la capacità di insinuarsi nella quotidianità delle persone, proprio come ha fatto ormai sessantaquattro anni fa. Complice, senz’ombra di dubbio, la grandissima campagna pubblicitaria che ha preceduto il suo debutto in sala, che tra gli abiti indossati da Margot Robbie durante le première – imitazioni degli outfit originali della stessa Barbie – ed i meme sul Barbenheimer ha fatto molto parlare del film ancor prima che vi fosse un’effettiva storia da criticare.
Ciò che più colpisce di Barbie non è la storia, e nemmeno il messaggio di fondo: è il sentimento che trasmette. È la sensazione di non essere mai sole, di avere altre donne al proprio fianco che hanno condiviso le nostre stesse esperienze e che ci comprendono pienamente. Il film ha accolto non poche critiche tra chi punta il dito contro un atteggiamento ingiusto nei confronti degli uomini della pellicola – a quanto pare il «He’s just Ken» non è stato particolarmente apprezzato da chi ha a disposizione milioni di film con protagonisti maschili – e chi lo ritiene troppo didascalico. E forse è anche vero: è didascalico ed è nato per esserlo, seppur riuscire a definirlo tale è il privilegio di chi ha distrutto le illusioni del patriarcato. È nato intrattenere, ma anche per comunicare qualcosa: che la womanhood è un’esperienza collettiva che ha poco a che fare col sesso biologico, una rivendicazione che non ci abbandonerà mai del tutto. In fin dei conti, è quello che la bambola creata da Ruth Handler ha sempre fatto: accompagnarci tenendoci per mano.
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