
Sarà possibile avere un aeroporto in provincia di Caserta? È stata la domanda al centro del convegno organizzato da Confindustria Caserta dal titolo “Studio preliminare di valutazione della fattibilità dell’apertura dell’aeroporto di Grazzanise al traffico civile”. L’analisi è stata affidata all’ente privato STEER, azienda specializzata in trasporti a livello internazionale, che nel settore aeroportuale collabora già con gli aeroporti di Catania e Bologna, oltre ad aver collaborato con F2I (fondo che possiede la maggioranza in molti aeroporti italiani: Torino, Malpensa, Linate, Capodichino e Salerno). All’incontro era presente a Caserta il direttore di STEER Italia, Marco Concari.

Per una tematica di cui si parla da oltre 40 anni, dopo l’autorizzazione a inizio 2025 da parte del Ministero della Difesa all’utilizzo dell’aeroporto anche per finalità civili (in regime di uso duale con quelli militari) e con l’inserimento nel Piano nazionale aeroporti 2026-2035, bisogna capire per bene quali potranno essere le potenzialità dell’investimento sul potenziamento di questa infrastruttura. Si tratta, è bene ricordarlo, di potenziamento, non realizzazione: perché tra i punti di forza di questo progetto c’è sicuramente il fatto che l’aeroporto militare già esiste, e andrebbe solo potenziato per permettere anche il traffico civile (come già accaduto all’aeroporto di Trapani). Tra gli altri obiettivi che il progetto si pone c’è sicuramente quello di andare a dare una risposta low-cost a una domanda di passeggeri della Regione Campania che si stima essere sempre più in aumento e che potrebbe saturarsi nel corso dei prossimi decenni. Al contempo, tra i punti deboli c’è sicuramente la mancanza di infrastrutture accessorie per raggiungere facilmente Grazzanise, con il rischio che diventi una ‘cattedrale nel deserto’. Questi e tanti altri aspetti sono presenti nell’analisi di STEER, che ora andremo a presentare approfonditamente.
Partiamo da quelle che sono le certezze. L’aeroporto militare Carlo Romagnoli si trova a 5 km da Grazzanise, a 20 km da Caserta e a 35 km da Napoli. Presenta una pista di 2991m di lunghezza (più lunga di Napoli-Capodichino) e 30m di larghezza. È presente solo una taxiway parallela (o via di rullaggio, ovvero il percorso necessario ad un aereo per spostarsi da un punto all’altro) e 3 apron (ovvero l’area di sosta degli aerei). Non è presente un terminal e anche lo stesso report di STEER evidenzia una assoluta mancanza di parcheggi pubblici e collegamenti stradali o ferroviari. Lo studio si concentra poi sulla ‘catchment area’ (ovvero il bacino di utenza) che l’aeroporto di Grazzanise andrebbe ad intercettare, citando direttamente che “racchiude all’incirca 5,6 milioni di persone e presenta una significativa sovrapposizione con quella di Napoli e Salerno con 6,2 milioni di persone. Inoltre, la catchment area di Grazzanise si trova, in parte, sovrapposta anche a quella degli aeroporti di Roma”.

L’obiettivo principale dell’apertura dell’aeroporto sarebbe quello di andare ad intercettare i passeggeri che nel corso dei prossimi 10 anni non potrebbero essere più ospitati a Capodichino. Nonostante il supporto dell’aeroporto di Salerno Pontecagnano (400mila passeggeri nel 2025), infatti, Napoli ha visto 13,3 milioni di passeggeri nel 2025. Secondo le stime STEER (che prevedono un aumento del 2,5% all’anno), nonostante gli investimenti di ampliamento previsti, ben presto la domanda di passeggeri della Regione Campania non potrà essere soddisfatta dalla capacità degli Aeroporti di Salerno e Napoli. Per chi si chiede se 3 aeroporti vicini funzionano, lo STEER ha presentato il caso studio della Catalogna in cui gli aeroporti di Barcellona, Reus e Girona convivono tranquillamente tra loro. Similmente, gli aeroporti della Campania potrebbero assumere ognuno un ruolo preciso: l’aeroporto di Napoli-Capodichino si confermerebbe come l’hub premium della Regione Campania; l’aeroporto di Salerno-Pontecagnano potrebbe invece puntare a passeggeri leisure che vogliono accedere all’area costiera; infine, l’aeroporto di Grazzanise si configurerebbe come lo scalo secondario low cost dell’area metropolitana di Napoli (come tante altre grandi città lo hanno: Parigi, Bruxelles, Milano…).

L’investimento previsto per il solo potenziamento dell’aeroporto è di 100 milioni di euro, e riguarderebbe:
– Costruzione del Terminal da un milione di passeggeri (48% del costo totale)
– Allargamento pista di volo (26% del costo totale)
– Realizzazione apron
– Aiuti alla navigazione La sfida più grande a livello di investimenti sarebbe quella nel garantire l’accessibilità dello scalo, ovvero i collegamenti con infrastrutture stradali e ferroviarie che, citando lo studio, “si ipotizza saranno realizzati da soggetti terzi”.

Anche quello che dovrebbe essere l’iter normativo è stato illustrato. La sezione, sempre inserita nella presentazione STEER, è stata curata da Anna Masutti. Sostanzialmente gli step da seguire sarebbero 5:
1. Individuazione dei beni del demanio militare strumentali all’attività di trasporto aereo commerciale e non più funzionali ai fini militari
2. Trasferimento dei beni strumentali al demanio aeronautico civile
3. Assegnazione dei beni strumentali, da parte dell’Agenzia del Demanio, all’ENAC, in uso gratuito
4. Svolgimento di una procedura di gara ad evidenza pubblica per individuare la società di gestione aeroportuale
5. Affidamento in concessione della gestione dell’aeroporto alla società aggiudicataria Per completare le fasi 1, 2 e 3 è previsto almeno 1 anno; almeno un altro anno sarebbe poi necessario per le fasi 4 e 5. Minimo due anni di carte burocratiche per la concessione. Successivamente, sarebbero necessari ulteriori accertamenti, come la certificazione aeroportuale e il piano ambientale, oltre all’avvio delle operazioni commerciali.
Marco Concari, direttore Steer Italia: «Grazzanise può generare sinergie con Napoli e Salerno, contribuendo allo sviluppo della domanda aeroportuale campana. Il modello è quello degli scali complementari, come Girona e Reus rispetto a Barcellona».
Eliseo Cuccaro, commissario dell’autorità di sistema portuale del mar tirreno centrale: «Grazzanise non cambierebbe solo la provincia di Caserta, ma l’intera Campania. È in una posizione strategica e può diventare un hub del Centro-Sud, purché sia collegato ai principali nodi infrastrutturali».
Luigi della Gatta, presidente Confindustria Caserta: «Non siamo tifosi del sì o del no. Abbiamo voluto offrire alla comunità uno studio terzo e indipendente, utile a valutare la reale fattibilità del progetto e i passaggi necessari per realizzarlo».
di Luca de Matteis e Gianrenzo Orbassano
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