
In occasione della giornata internazionale delle donne, Giorgia Meloni ha rivendicato le politiche che il suo governo ha messo in campo per sostenere l’occupazione femminile: «La festa della donna non è solo un giorno di celebrazione, ma un’occasione per riflettere sulle conquiste raggiunte e sugli obiettivi ancora da perseguire». Di fatto la strada da fare è ancora tanta e non spianata. Seppur vero che le occupazioni sono aumentate, va altrettanto analizzata la qualità del lavoro.
Secondo i dati dell’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato dell‘INPS, nel 2022 la retribuzione media annua è costantemente più alta per il genere maschile, 26.227 euro per gli uomini contro 18.305 euro per le donne. Con riferimento a tale settore privato, si segnala che la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 ha tra gli obiettivi quello di ridurre il gender pay gap nel settore privato dal 17 al 10 %.
Dal punto di vista delle caratteristiche del lavoro svolto, la bassa partecipazione al lavoro delle donne è determinata da diversi fattori, come l’occupazione ridotta, in larga parte precaria, in settori a bassa remuneratività o poco strategici e una netta prevalenza del part time, che riguarda poco meno del 49 per cento delle donne occupate.
Malgrado il generale innalzamento dei livelli occupazionali tra le giovani e adulte, come riporta una nota della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, realizzata sui recenti dati Istat, dal titolo “Tendenze dell’occupazione femminile in Italia al 2024”, e con un focus sull’impatto delle dinamiche demografiche sul mercato del lavoro femminile, si registra una diminuzione rilevante nelle fasce d’età centrali: tra le 35-44enni l’occupazione cala del 7,9%. Un dato riconducibile agli effetti che i processi demografici in corso stanno determinando sul mercato del lavoro.
L’Italia non è un Paese per donne, almeno se si guarda al mondo del lavoro e ai dati che riguardano l’occupazione, dove le donne che lavorano sono 9,5 milioni contro i 13 milioni di uomini. Un gap di genere frutto non di scelte libere e legittime, ma figlio di condizioni di contesto e di un percepito sociale delle donne ancora discriminante.
Confcommercio e Ispettorato Nazionale del Lavoro lo confermano: i posti di lavoro per gli uomini crescono il doppio rispetto alle donne e l’Italia resta il fanalino di coda della UE per il più basso tasso di occupazione delle donne, sottopagate e con impieghi, spesso precari, in settori non strategici. Il tasso di occupazione delle donne in Italia è significativamente inferiore rispetto alla media dell’Ue, con solo il 55% delle donne di età compresa tra 20 e 64 anni che partecipa al mercato del lavoro, rispetto al 69,3% a fine 2022.
Questo fa dell’Italia lo Stato membro con il tasso di occupazione femminile più basso dell’Ue, con un divario di circa il 14% rispetto alla media. Inoltre, le donne hanno meno opportunità degli uomini. Un quinto delle donne che lascia il lavoro lo fa a causa della maternità, il che evidenzia le difficoltà per le donne nell’equilibrare esigenze di vita e lavoro. Infatti, oltre il 52% delle donne che lasciano il lavoro lo fa per esigenze di conciliazione, mentre il 19% a causa di considerazioni economiche.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...