
Nella giornata del 15 Novembre, secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale è arrivata a 8 miliardi di persone. Quella identificata dall’ONU è sicuramente una data simbolica, frutto di numerose analisi, poiché è impossibile stabilire con certezza il momento esatto in cui abbiamo raggiunto questa straordinaria cifra. 8 miliardi.
Non essendo possibile calcolare con precisione il numero di persone sulla terra si ricorre infatti spesso si ricorre spesso a dati che derivano dalle serie storiche e dai censimenti, che sono organizzati periodicamente in tutti i paesi del mondo. In alcuni paesi questi dati sono però molto scarsi e quindi ci si riserva sempre un margine di errore che va in questo caso dai 160 ai 240 milioni di persone.
Tutto ciò ha dell’incredibile se solo si pensa che l’intera popolazione è aumentata di un miliardo negli ultimi 12 anni e che, secondo le stime, toccherà i 9 miliardi intorno al 2037. Un risultato, questo, raggiunto di certo grazie all’enorme sviluppo scientifico degli ultimi anni che ha allungato le aspettative di vita attraverso miglioramenti della salute pubblica, della tecnologia, dell’igiene e della medicina.
Non è però corretto credere che questa enorme crescita della popolazione riguardi in modo uguale tutti i continenti della terra: gran parte di questa crescita riguarda infatti si concentra in zone come Asia, Medio Oriente e Africa. Non è un caso in effetti che i dati più significativi arrivino proprio da zone in cui spesso molti diritti fondamentali sono negativi ed in cui è così fortemente limitato l’uso di contraccettivi.
L’aborto è spesso illegale in molti di questi paesi ed il ruolo della donna è troppe volte fermo alla sola funzione procreatrice. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite mentre India e Cina, i principali motori di questa immensa crescita demografica fino ad oggi, stanno lentamente abbassando il proprio indice di fertilità, sono ora i paesi con il reddito pro capite più basso ad alimentare questo fenomeno negli ultimi anni.
Non è infatti un mistero che questo enorme sviluppo stia iniziando a rallentare: se per raggiungere gli 8 miliardi sono infatti stati necessari 12 anni, ne passeranno ben 15 prima che la popolare mondiale tocchi i 9 miliardi. Tra il 2020 ed 2021, complice naturalmente anche il Covid, la popolazione è cresciuta meno dell’1%.
Secondo le stime dell’ONU potremmo raggiungere i 10 miliardi del 2050 con un picco massimo di 10.4 miliardi nel 2080. A questo punto dovrebbe poi seguire un periodo di stasi fino al 2100. Per l’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), invece, la popolazione globale raggiungerà il massimo entro il 2064, senza mai raggiungere i 10 miliardi, e scenderà a 8,8 miliardi entro il 2100.
Il traguardo degli 8 miliardi è arrivato proprio nel momento della conferenza sul clima COP27 di Sharm el-Sheikh che sottolinea il forte impatto delle principali nazioni sul riscaldamento globale. Questo enorme sviluppo demografico ha di certo alzato l’allerta sul problema della disuguaglianza: secondo Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ci troviamo oggi dinanzi a un mondo dominato da tensioni, crisi e conflitti. Il divario fra poveri e ricchi è ad oggi ancora significativo, basti pensare che l’1% della popolazione guadagna un quinto del reddito mondiale.
“Man mano che il mondo è diventato più ricco e più sano – sottolinea Guterres- anche queste disuguaglianze sono cresciute stanno innescando rabbia e risentimento contro i paesi sviluppati”. Con il notevole aumento della popolazione aumenterà, di conseguenza, anche la richiesta di risorse e di materie prime per soddisfare le sempre maggiori esigenze. Questa crescente domanda ha già causato gravi fenomeni di deforestazione, sfruttamento del suolo, emissioni di anidride carbonica ed altre conseguenze che già ora stanno avendo un forte impatto ambientale e che, con il previsto aumento della popolazione nei prossimi anni, diventerà un problema dagli effetti sempre più irreversibili.
Con la popolazione che oggi tocca l’incredibile cifra di 8 miliardi di vite, una sola domanda nasce spontanea: c’è abbastanza cibo per tutti? Secondo recenti stime, nel 2021 circa 820 milioni di persone hanno sofferto la fame nel mondo: 46 milioni in più rispetto al 2020 e addirittura 150 milioni in più rispetto al 2019. La domanda alimentare è esponenzialmente aumentata negli ultimi anni ed è destinata ad aumentare del 70% entro il 2050 e, per soddisfarla, saranno necessari circa 80 miliardi di dollari di investimenti annuali. Con una popolazione che sfiorerà i 9,5 miliardi, nel 2050, un quarto delle persone sulla terra sono a rischio di carenza alimentare mentre 770 milioni rischiano la malnutrizione.
Uno studio del 2020 ha calcolato che il nostro attuale sistema alimentare può nutrire in modo sostenibile solo 3,4 milioni di persone e che fornire cibo al resto della popolazione significa sfruttare le risorse del pianeta oltre le sue possibilità. Pare evidente dunque la necessità di cambiare totalmente i nostri metodi produttivi a partire proprio dal cibo. Il nostro sistema alimentare, come sappiamo, è ancora fortemente legato al consumo di proteine animali che non può però sorreggere un così forte aumento della popolazione.
Questo perché solo 48% dei cereali che coltiviamo è destinato al consumo umano mentre il 41% andrà a nutrire gli animali negli allevamenti ed il restante 11% sarà fondamentale nella creazione di biocarburanti. Stiamo parlando di tonnellate di cibo che potrebbero da sole soddisfare gran parte della richiesta alimentare mondiale ma che troppo spesso invece utilizziamo per alimentare allevamenti destinati ai più ricchi paesi nel mondo. Paesi dove è, tra l’altro, altissima la percentuale di sprechi alimentari.
Si sta facendo sempre più concreto nel nostro orizzonte alimentare la possibilità, sicuramente più sostenibile, di un passaggio ai cibi sintetici. Questi non provengono dalla macellazione di animali vivi ma sono creati in laboratorio attraverso la coltivazione di cellule animali alimentate attraverso dei sieri che donano loro tutti i nutrienti necessari. Le cellule originali si ricavano dal tessuto di animali vivi e le si lavorano poi in laboratorio per creare, partire dalle originali, tantissimi campioni di cibo.
La “cultured meat” (carne coltivata) rappresenta quindi questa nuova possibilità di creare del cibo sintetico senza l’uccisione di animali e di conseguenza senza emissioni di C02 e senza l’occupazione di suolo e l’uso di foraggio. Quello dei cibi sintetici è un grande business in ascesa e che sta facendo enormi passi in avanti negli ultimi giorni in USA, dove per la prima volta è stato autorizzato l’uso di “carne” in provetta per il consumo umano. L’approvazione da parte Food and Drug Amministration (FDA) del carne di pollo sintetica, prodotta dalla Upside Food, potrebbe finalmente spianare la strada a questo nuovo cibo sostenibile.
Il 75% non è però d’accordo all’uso di carne non naturale e contro questa nuova prospettiva si pone anche Coldiretti, Filiera Italia e Campagna Amica che vogliono promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico qui in Italia. A questa iniziativa si unisce poi la Federazione Italiana Medici Pediatri, in una forte presa di posizione che segue fra l’altro le parole del Ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare schieratosi contro le politiche europee sul cibo e contro, appunto, la carne sintetica.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...