
La Redazione Informare questo mese ha incontrato Antonio De Simone, giovane sassofonista di Castel Volturno. Quarto posto in classifica e vincitore del Premio “Look” alla Rassegna per Nuovi Talenti Della Musica Italiana “SanremoCantaNapoli2023”, il nostro musicista ha deciso di raccontarci la sua storia. L’evento si è svolto al Teatro dell’Opera del Casinò Municipale della Città dei Fiori, ospitando più di trecento spettatori amanti di spettacolo e musica napoletana.
«Sono partito da zero – spiega De Simone – Ho frequentato il Conservatorio e da pochi mesi ho iniziato il primo progetto come cantante. A “Canta Napoli” dopo il casting, mi hanno selezionato. In quel contesto, ho stretto tante amicizie importanti: ho conosciuto l’arrangiatore di Fausto Leali, ad esempio. Persone di spessore. Essere giudicato da loro è stato molto edificante. Ho portato per la prima volta al Festival un live con sax e voce. Una cosa che non si portava da quando lo fece Enzo Avitabile».
«Mi piace la musica popolare napoletana naturalmente, ma tendo personalmente ad un contesto più contemporaneo e incentrato sul pop. Un funky napoletano vicino a Bruno Mars, con il canto come protagonista».
«Su questo processo mi ha aiutato molto il discografico Alessandro Sgambato. In pochi incontri, abbiamo creato insieme un sound perfetto per me. La musica per me è innanzitutto riscatto. Se andassimo a considerare l’attualità musicale odierna, tutto ci riporterebbe a scoprire molto delle zone in cui noi abbiamo le nostre radici. Qui ho notato un dislivello tra cultura e stronzate. La musica mi ha fatto trovare riscatto e soprattutto una via costante da seguire con fedeltà».
«Certo. Questo riscatto ha alimentato la fiducia in me. E poi sono accresciute le soddisfazioni, il fatto di potercela fare nonostante io provenga appunto da una realtà non facile come la mia. Nella mia ottica di vita musicale, l’importante è osare senza camminare sugli allori, raggiungendo gli obiettivi umilmente».
«Dove c’è più degrado, la musica pare nascere con più spontaneità. Certo le possibilità sono minori. Io ho dovuto frequentare il conservatorio a Salerno, affrontando difficoltà oggettive. È un sacrificio».
«Ho degli autori che lavorano benissimo insieme a me, soprattutto per i testi che, ovviamente, ci tengo siano in lingua napoletana. Io prediligo più la composizione partendo da un testo. La lingua napoletana mi è cara perché provengo dalla scuola di Marco Zurzolo, mio professore al Conservatorio. Lui ha collaborato con Pino Daniele. Ci insegnava, nel suo non essere schematico, di mantenere le nostre tradizioni. Il contesto napoletano deve essere rappresentato nel modo giusto. Il genere ormai è una questione di gusto».
«È una nuova sonorità».
«A mio padre che mi sta sempre dietro. Siamo musicanti nell’anima. Lui è stato fondamentale per la mia crescita musicale».
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