
Dopo anni di silenzio pressoché totale, la città di Caserta ritorna in piazza contro il razzismo e ogni forma di oppressione sul lavoro e sul campo dei diritti. Le associazioni e i collettivi casertani si sono uniti per dare vita ad una grande manifestazione, che raccolga tutte le forze di resistenza territoriale contro il razzismo e l’oppressione: nasce così Siamo Umani.
La manifestazione, promossa inizialmente dal Centro Sociale Ex Canapificio, ha man mano avuto l’adesione di molte altre entità sociali cittadine: CGIL Caserta, Chi Rom E Chi No, Forum Per Cambiare L’Ordine Delle Cose e Amnesty International parteciperanno alla mobilitazione. Un ruolo importante sarà ricoperto anche dal nuovo Collettivo K.A.S.K. degli studenti casertani. Il tutto senza contare le parti politiche, che pure saranno presenti. L’appuntamento è fissato per sabato 24 maggio alle 10, davanti alla stazione di Caserta.
Ai nostri microfoni abbiamo raccolto alcune importanti testimonianze di quello che potremmo definire il cuore pulsante della manifestazione Siamo Umani. La prima è quella di Mimma D’Amico, del Centro Sociale Ex Canapificio: “La mobilitazione è promossa da una rete ampia, e il nome è anche una provocazione, un’affermazione e un appello a ritrovare l’umanità. Il tutto per ritrovare percorsi che aiutino la pace e che denuncino il genocidio palestinese e la guerra che torna in Europa come proposta ai cittadini. In questa manifestazione si mobiliteranno i migranti, si mobiliteranno gli studenti e tante organizzazioni per provare a costruire una rete di società dal basso e portare proposte alla Prefettura e alla Questura contro dei provvedimenti molto discriminatori. Parliamo della residenza, dell’impossibilità di aprire un conto corrente, e della truffa del Decreto Flussi, provvedimento criminogeno che prevede che un’azienda possa assumere a distanza una persona da un paese straniero, senza garanzie di lavoro effettivo in Italia. Il che causa talvolta indebitamenti fino a 16.000 euro.”
Il missionario comboniano Filippo Ivardi ci parla invece dell’importanza del referendum di giugno: “Noi come comboniani ci stiamo spendendo per risvegliare le coscienze, per un qualcosa che non è la panacea di tutto, ma che dentro un sistema sempre più repressivo nei confronti dei migranti, che li vede sempre come criminali o coloro che ci rubano il lavoro, può ridare la voce al popolo per alleviare una sofferenza per chi lavora, paga l’affitto e i nostri contributi.”
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