
Durante l’incontro con la stampa per il bilancio di fine anno, il Prefetto di Napoli Michele Di Bari ha riportato degli importanti dati che mostrano una città più sicura rispetto all’anno precedente.
Smentendo l’immagine di una città fuori controllo spesso veicolata dai media, l’analisi dei primi undici mesi del 2025 restituisce il profilo di una Napoli che, attraverso la collaborazione tra Forze dell’Ordine e Magistratura, sta progressivamente riducendo gli indici di criminalità. Con 117.976 reati totali denunciati si registra uncalo del 4,55% rispetto all’anno precedente soprattutto per quanto riguarda i crimini violenti: gli omicidi sono diminuiti del 9,38%, mentre le rapine e le estorsioni rispettivamente del 5,31% e del 12,40%. Questa pressione dello Stato non si è limitata alla strada, ma ha colpito i punti centrali dell’economia illegale attraverso importanti misure di prevenzione.
Sono stati adottati 272 provvedimenti antimafia, con un incremento del 15% rispetto al 2024, di cui 136 interdittive che hanno avuto il compito cruciale di proteggere i 4,7 miliardi di euro del PNRR destinati all’area metropolitana da possibili infiltrazioni dei clan. Un’azione di contrasto basata anche sulla collaborazione dei cittadini, supportati dall’erogazione di quasi 3 milioni di euro a favore delle vittime del racket che hanno scelto di denunciare i propri estorsori. L’impegno si conferma anche nel monitoraggio ambientale e la tutela delle fasce deboli: l’implementazione di sistemi di videosorveglianza hi-tech nella Terra dei Fuochi per 4,5 milioni di euro e la gestione di 1.618 “vigilanze dinamiche” per le donne protette dal Codice Rosso dimostrano la volontà di offrire risposte concrete e tecnologicamente avanzate a criticità storiche del territorio.
Se i dati sui reati predatori e di stampo mafioso segnano un arretramento della criminalità, resta invece altissima l’allerta su fenomeni di carattere sociale e comportamentale che minacciano la sicurezza quotidiana dei cittadini. Il Prefetto Di Bari ha portato l’attenzione sulla preoccupante “devianza giovanile“, un fenomeno spesso slegato dalle logiche della criminalità organizzata ma non per questo meno pericoloso, poiché alimentato da impulsi violenti e da “futili motivi” che troppo facilmente degenerano grazie alla disponibilità di armi. Per contrastare questa tendenza, lo Stato ha operato una stretta amministrativa rigorosa, con 300 provvedimenti di divieto di detenzione di armi e un aumento del 50% nei rigetti delle licenze di porto d’armi.
Parallelamente alla violenza urbana, si è registrata una vera e propria emergenza sulle strade campane: il numero di patenti ritirate è quasi raddoppiato nel corso del 2025, passando dalle 3.412 dell’anno precedente alle attuali 6.322. L’abuso di alcol, la distrazione dovuta all’uso del cellulare e l’eccesso di velocità restano le cause principali di una strage silenziosa contro cui la Prefettura ha schierato un apparato sanzionatorio senza precedenti. La sfida per il 2026, dunque, si sposta dal piano repressivo a quello della prevenzione e dell’educazione: è indispensabile un’alleanza tra istituzioni, scuole e famiglie, affinché il calo dei reati si traduca in una reale crescita della coscienza civile e del rispetto delle regole in ogni ambito della vita pubblica.
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