
Dopo aver tessuto per decenni le trame della politica italiana, il Cavaliere si è spento. Si dice che “quando qualcuno muore non se ne può parlare male”: è una sciocchezza. Eppure, in tanti in Italia stanno già cercando di ricordare positivamente la figura di Silvio Berlusconi. Invece all’estero si parla di lui come lo showman che ha introdotto il sesso e il glamour nella politica – voi lo immaginate un articolo di un grande giornale italiano che scrive qualcosa del genere?
Tessera P2 numero 1816. Berlusconi si è iscritto alla Loggia Massonica implicata nelle più gravi stragi dell’Italia negli anni ‘70, abbiamo perfino la sua ricevuta di pagamento. Dall’affiliazione ne ricavò grandi appoggi e finanziamenti economici. Negò tutto davanti ai giudici, salvo venir poi smentito da vari documenti – tra cui quella stessa ricevuta – ritrovati dalla commissione parlamentare d’inchiesta nata dopo lo scioglimento della loggia nel 1984. Berlusconi fu condannato per aver giurato il falso sulla P2 nel ’90.
Ma non è niente: curiosità come questa sul Cavaliere esplodono e no, non parliamo delle sue fantasiose frasi su Mussolini che, a detta sua, “Non ha mai ammazzato nessuno, mandava la gente in vacanza al confino”. I suoi sono coinvolgimenti ben più gravi che lo vedono finanziare la mafia, comparendo come uomo del mistero negli ambienti criminali della Repubblica.
Nel ’74 stipulò un “patto di protezione” con Cosa Nostra: Berlusconi tenne un incontro con Dell’Utri, Bontate (l’allora capo di Cosa Nostra) e il mafioso De Carlo. Da quell’anno fino al 1992, per quasi vent’anni, finanziò attivamente la mafia palermitana. Anche dopo il rovesciamento e la morte dello stesso Boss Bontate i finanziamenti continuarono, il pagamento andava ad un certo Totò Riina. Il boss delle stragi di Capaci e Via D’Amelio dichiarò poi: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni”. Solo nel 2021 è arrivata la conferma dalla Corte di Cassazione, permettendo a tutti noi di poter finalmente scrivere questa storia senza rischiare di essere denunciati per diffamazione, com’è invece successo a diversi giornalisti nel passato.
All’amico Dell’Utri, giudicato “uomo serio” da Riina, Berlusconi versò ingenti somme di denaro pari a 28 milioni di euro (tra il 2012 e il 2021). Secondo la DIA i pagamenti erano “sicuramente connessi al riconoscimento anche morale, una riconoscenza” nei confronti dell’ex senatore, condannato nel 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi rapporti con esponenti di Cosa Nostra e l’attività di mediazione proprio tra Mafia e Berlusconi. Dell’Utri, scontati sette anni, è poi tornato in politica candidandosi come sindaco di Palermo.
Qualcuno già capì allora: era Paolo Borsellino, che nel 1992, pochi mesi prima del suo assassinio, accusava apertamente Vittorio Mangano, boss di Palermo assunto da Berlusconi ad Arcore, parlando dei suoi rapporti con Marcello Dell’Utri. Quell’intervista fu insabbiata per due anni, rivelata solo dopo le elezioni del 1994 che videro Forza Italia come primo partito del paese.
Questo è solo uno spaccato della vita di Berlusconi. Oggi muore, lasciando dietro di se i processi ancora aperti per corruzione, finanziamento illecito ai partiti e le stragi di mafia. È una storia italiana, sporca, e il suo racconto continua ancora, con tante ombre su cui fare ancora luce. Continua, senza il suo protagonista.
Di Ciro Giso
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