
Si è spenta all’età di 56 anni la cantautrice irlandese Sinéad O’Connor. Ad annunciare la notizia della morte della cantante è stata la sua famiglia, con un comunicato rilasciato dall’Irish Times nella sera del 26 luglio.
Molti affermerebbero che la vita di Sinéad O’Connor ricalchi alla perfezione lo stereotipo della vita di una rockstar: il successo travolgente arrivato a poco più di vent’anni, le relazioni di breve durata, la rabbia nella voce, i problemi con le sostanze stupefacenti, l’ombra ingombrante di un disturbo psichico.
Molti, seguendo questa linea, sbaglierebbero. Sinéad O’Connor, prima di essere una rockstar, è stata una donna sola ed odiata, un’anticonformista con la A maiuscola che ha sempre puntato il dito contro i mali di una società avariata e corrotta. Di folle Sinéad O’Connor non aveva probabilmente nulla, perché il disturbo bipolare ed il coraggio di alzare sempre la voce quando ve n’era più bisogno non hanno niente a che vedere con la pazzia. Pochi hanno detto che Kurt Cobain era fuori di testa; allora perché lei sì?
Non è mai stata matta. Era sfacciata, questo sì. Rifiutarsi di cantare in New Jersey dopo l’inno nazionale statunitense è una presa di posizione, e per questo motivo Frank Sinatra aveva dichiarato di volerla prendere a calci. Strappare la foto di Giovanni Paolo II davanti alle videocamere per puntare il dito contro i casi di pedofilia nella chiesa è una denuncia, ed il pubblico l’ha insultata. Declamare a gran voce il testo di War di Bob Marley davanti ad una folla inferocita è un atto di resistenza, ed il pubblico si è ammutolito.
Sinéad O’Connor è una donna che ha lottato ininterrottamente contro pregiudizi, critiche, insulti e contro un male interiore che l’ha spinta a tentare il suicidio, e non è mai stata capita. Quella che alcune testate definiscono pazzia (assurdo trovare ancora persone etichettate con questo termine, nel 2023) è in realtà una rabbia viscerale ed una libertà che solo la musica è riuscita a donarle: libertà dai dogmi, dalle convenzioni, dagli abusi subiti, dall’infelicità nascosta, dal falso perbenismo della società.
Forse, Sinéad O’Connor è stata l’artista più autentica della storia della musica, tanto da spingerci a credere che le parole di Nothing compares 2 u, ora che non c’è più, siano più adatte che mai: «it’s been so lonely without you here, like a bird without a song».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...