
Proviamo per un attimo a tornare indietro nel tempo, esattamente al 21 Agosto. Si tratta del giorno successivo alla finale di Cincinnati vinta da Jannik Sinner contro Francis Tiafoe. Quotidiani e notiziari televisivi europei aprono con una notizia clamorosa: l’italiano è positivo al Clostebol, una sostanza che aiuta a ridurre il rossore e il prurito causati da alcuni problemi della pelle. Sono giorni difficili per l’altoatesino, bersagliato di critiche feroci da chi, come l’ex collega Nick Kyrgios, proprio non riesce a mandare giù un fatto del genere, nonostante diverse prove televisive e le dichiarazioni dello staff del 22enne di San Candido dimostrino che l’uso del medicinale sia stato un atto involontario. C’è anche un’altra parte di opinione pubblica che crede alla versione di Jannik, mai rimasto senza affetto o supporto. È in questo clima bollente che iniziano gli US Open, l’ultimo slam dell’anno solare 2024.
Sinner ha tutti i riflettori puntati addosso, inevitabilmente. I suoi detrattori, ma probabilmente anche chi gli è stato vicino, fisicamente e non, si aspettano un passo falso o a vuoto nei primi turni del torneo, vista e considerata la pressione accumulata dovuta al clamore mediatico che il caso Clostebol ha sollevato. E, invece, sono i suoi avversari più temuti del tabellone a cadere, giorno dopo giorno: Novak Djokovic, numero due del mondo, viene sconfitto al terzo turno dall’australiano Popyrin, mentre la testa di serie numero tre, Carlos Alcaraz, detentore del titolo americano, perde addirittura nel turno precedente contro Van De Zandschulp. Così, indisturbato, Jannik arriva in finale all’Arthur Ashe Stadium di New York e affronta chi ha sicuramente il favore del pubblico di casa, Taylor Fritz. L’altoatesino ci arriva perdendo solo due set, rispettivamente contro McDonald e Medvedev; il californiano ne ha persi quattro, ma ha battuto Berrettini, Ruud e Zverev, quindi in un grande stato di forma.
Tuttavia, in finale di storia ce n’è poca da raccontare: Sinner vince agevolmente i primi due set (6-3 6-4) e porta a casa con qualche sofferenza in più il terzo (7-5). Alla faccia della pressione! Il fatto è che l’altoatesino continua a dimostrare di non accusarla. Accada quel che accada, la testa è sempre sul campo, una dote che solo i grandi campioni posseggono. La questione doping non è ancora chiusa e nei prossimi giorni ci saranno delle novità. Intanto, però, Sinner si laurea nuovo campione degli US Open, conquistando il suo secondo titolo slam e sesto stagionale.
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