
I napoletani, così come la stessa Napoli, possiedono migliaia di risorse per affrontare i problemi. Tra questi c’è Sofia Scuotto, autrice del progetto fotografico “Soggiorno Napoletano”. Sofia si avvicina alla fotografia fin da giovane, ma è solo dal periodo post-pandemico che inizia ad esercitare questa sua passione specializzandosi nella Street Photography. Il progetto visivo “Soggiorno Napoletano” racconta del sottile equilibrio che c’è tra i turisti e i residenti attraverso gli occhi della città e di chi la vive. L’altro aspetto trattato da Sofia è come questo rapporto, attraverso i fenomeni di overturism e crisi abitativa che caratterizzano attualmente il capoluogo campano, trasformi continuamente il tessuto sociale di Napoli. Dalle scritte sui muri alle indicazioni fatte appositamente per i turisti, passando per i tanti scatti di denuncia nei confronti di quei momenti che oggi vengono “venduti” sulle piattaforme social, rendendo il concetto di “napoletanità” un semplice prodotto da vendere. Questo è quello che Sofia racconta quotidianamente.

«Il punto di partenza del progetto risale a circa due anni fa, quando passeggiando per i Quartieri Spagnoli rimasi colpita da una scritta su un muro: “Tourist go home”. Fino ad allora l’avevo vista solo in città come Venezia o Barcellona, e trovarla a Napoli mi fece riflettere su quanto anche qui il turismo stesse modificando il tessuto urbano e sociale. Da quel momento ho sentito l’urgenza di indagare come la città stesse cambiando sotto la pressione del turismo di massa».
«Napoli sta attraversando una fase di profonda trasformazione, e credo che questo cambiamento sia intrinsecamente contraddittorio. Da un lato c’è una città che desidera mostrarsi, accogliere e compiacere il visitatore; dall’altro, una Napoli che prova a difendersi, a denunciare gli effetti collaterali di questo processo: la perdita di identità, gli sfratti, la congestione degli spazi».
«È ormai evidente che Napoli sia diventata una delle protagoniste assolute dei social, in particolare di TikTok. Questa visibilità ha riportato la città al centro dell’attenzione, ma spesso attraverso una forma di spettacolarizzazione che riduce la sua complessità. Il problema è che sembra difficile andare oltre questa fase: Napoli è molto più del suo folklore, è anche cultura, pensiero, quotidianità. Aspetti che meritano di essere raccontati con la stessa forza».
«Sì, ho avuto la possibilità di raccontare anche questo aspetto meno visibile, ma profondamente significativo: la crisi abitativa, alimentata in gran parte dal proliferare di case vacanza e BnB. Entrando in contatto con chi vive questa realtà, sia partecipando a manifestazioni sia durante diverse assemblee che si sono svolte in questi mesi, ho percepito una grande stanchezza e, soprattutto, la sensazione diffusa di essere invisibili. Ma si continua a lottare».
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