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Sognare con la Tammorra, suonare la luna: Luca Rossi e quel Sud che "sòna ancora"

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
20 gennaio 20234 min di lettura

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Sognare con la Tammorra, suonare la luna: Luca Rossi e quel Sud che "sòna ancora"

Indice (3)

  • 1UN BATTITO CHE CI RICONGIUNGE A QUALCOSA DI PRIMITIVO
  • 2LA TAMMORRA A NEW YORK: STANDING OVATION
  • 3PREGHIERA E FESTA

Quando parliamo di tammorra, di tradizione e musica popolare, è bene avvicinare uno dei musicisti che rappresentano al meglio questi elementi. L’opportunità di intervistare Luca Rossi è l’occasione di avvicinarsi in maniera diretta al suo mondo. La tammorra è uno strumento musicale a percussione, principe della tradizione campana che vanta origini antichissime. Tammorra e Mediterraneo, una storia che si perde nella notte dei tempi. Il suo suono accompagna sia il canto che il ballo. Nonostante i secoli trascorsi, la tammurriata ha mantenuto le caratteristiche delle antiche danze, continuando a rappresentare i riti della sessualità e della fertilità connessi alla madre terra, quindi fonte di vita.

UN BATTITO CHE CI RICONGIUNGE A QUALCOSA DI PRIMITIVO

Ma musicalmente parlando, la musica popolare e la sua tradizione, come se la stanno passando nella nostra società immersa nel progresso e nello sviluppo tecnologico? Luca Rossi ci offre una sua prospettiva, quella legata al ricongiungimento con le nostre origini. Secoli e secoli di armonie e ritmi che hanno legato popoli diversi: «A me piace chiamarla musica tribale, quella musica che ci fa riconoscere da millenni come figli di un’unica tribù umana. Il battito di un tamburo accompagna la voce dei popoli del mondo da migliaia di anni. Credo che ancora oggi svolga la sua funzione di ricongiungerci a qualcosa di primitivo e archetipico. Può essere una piazza dove si celebra il ritmo della Taranta, un villaggio del Senegal dove suonano i djembè in vista di un matrimonio, una discoteca della Palestina dove la darbouka si mischia ai suoni elettronici di un rave. Quel battito primordiale scandisce ancora oggi la danza e aggrega comunità in nuovi e vecchi rituali collettivi».

LA TAMMORRA A NEW YORK: STANDING OVATION

Nell’ascoltare musica popolare, ci si accorge che i suoni appartenenti al nostro territorio campano, spesso coincidono ai suoni che appartengono a tradizioni legate ad altri popoli molto lontani da noi. Quando c’è tamorra, puoi essere lontano quanto vuoi da casa tua: dovunque sei, sentirai lo stesso odore di casa. Luca Rossi ci spiega che il nostro modo di cantare la tammurriata è molto simile a quello presente in tutta l’area mediterranea: «Se senti intonare il canto a fronna della Campania, lo troverai decisamente vicino al canto del mu’adhdhin di una moschea della Tunisia o del Marocco. La tammorra che da anni mi accompagna, è un tamburo a cornice che con altri nomi ho ritrovato in tutto il mondo. Come la luna, sempre la stessa, chiamata con nomi diversi in ogni posto. In ogni posto mi sono sentito a casa».

E a proposito di posti lontani, Luca Rossi ha suonato davvero in tutto il mondo. Di New York, ci ha riportato il suo ricordo: «Sono stato invitato a suonare a New York da Nicolas Jaar, famoso produttore internazionale legato alla scena della musica elettronica minimale. Abbiamo performato al Lincoln Center con un concerto che prevedeva l’interazione improvvisata di 11 musicisti raccolti in giro per il mondo e missati in diretta attraverso il filtro dei suoni elettronici. La maggior parte di noi suonava strumenti acustici estremamente primordiali. Alla fine del concerto c’è stata una standing ovation del pubblico presente».

PREGHIERA E FESTA

Tammorra come strumento disinibitore. O anche, tammorra suonata nei luoghi sacri come le chiese con il progetto Dimensione D-UOMO. Veniamo dunque a cosa è la tammorra per Luca Rossi, ovvero preghiera e festa. La tammorra ha la capacità di elevare lo spirito quando è toccata in un certo modo: «Ha una propria voce che per tanti secoli è stata estromessa dal contesto della ritualità del templio. Fu considerata strumento pagano, vietata, bandita dalla chiesa. Nel quadro che ritrae l’Estasi di Santa Cecilia ad opera di Raffaello Sanzio, la tammorra viene raffigurata calpestata e rotta ai piedi della santa. Il mio contributo con Dimensione D-UOMO voleva essere quello di riportare questo antico strumento nel luogo sacro. Una messa dove si cantava l’amore, la fede, la carnalità, la morte e si celebrava la vita. Uomini, umani».
Grazie alla tammorra, tante sono state le collaborazioni e gli incontri che Luca Rossi conserva nel suo cuore. Da quel disco di Enzo Avitabile, “Black Tarantella”, con ospiti del calibro di Pino Daniele, Guccini, Battiato, fino alla colonna sonora per un film di Wim Wenders. Teresa De Sio, Marcello Colasurdo passando per i membri della NCCP: «Ho suonato con grandi interpreti della musica tradizionale iraniana, marocchina, armena e di tante altre parti del mondo. Sto registrando la tammorra per un documentario della BBC sui culti legati al Dio Mitra. Questo della musica è già andato oltre il sogno per me. Però di sognare non si deve mai smettere. Solo così puoi suonare la luna».

Tags
  • #luca rossi
  • #New York
  • #tammorra
Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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