
L’estate 2025 sta sfidando le nostre capacità di sopportare il caldo. Dall’Europa Meridionale, al medio oriente e passando per il subcontinente indiano, molti paesi stanno registrando temperature particolarmente elevate.
In Grecia roghi alimentati dal caldo hanno costretto circa 5.000 persone ad evacuare, in Austria e Svizzera si sono verificati problemi alla rete elettrica e persino limitazioni nella produzione nucleare per proteggere l’ecosistema, in Italia il ministero della Salute ha segnalato bollino rosso per le temperature eccessive in 20 delle 27 principali città. Contemporaneamente, in Medio Oriente, sono stati raggiunti picchi oltre i 50 °C, e in India ondate di calore prolungate hanno messo sotto pressione le infrastrutture urbane e sanitarie
Insomma il caldo sta mettendo a dura prova tutti noi e di fronte a queste giornate cocenti, mentre l’aria condizionata lavora senza sosta, sorge naturalmente una domanda: come fa il corpo umano a difendersi dal caldo estremo?
In condizioni normali, l’essere umano è sorprendentemente abile nel mantenere stabile la propria temperatura corporea. Il sistema che regola questo equilibrio termico si attiva principalmente attraverso due meccanismi: la vasodilatazione e la sudorazione.
Quando la temperatura dell’aria aumenta, l’ipotalamo — ghiandola importante per l’omeostasi — invia segnali che fanno dilatare i vasi sanguigni vicini alla pelle. In questo modo, il sangue caldo fluisce verso la superficie del corpo, dove può dissipare calore. Allo stesso tempo, vengono attivate le ghiandole sudoripare: il sudore che evapora dalla pelle sottrae calore, contribuendo a raffreddare il corpo.
Tuttavia, questo sistema funziona bene solo se l’aria è abbastanza secca. Quando l’umidità è elevata, l’evaporazione rallenta e può perfino bloccarsi, rendendo inefficace la sudorazione.
Per valutare queste condizioni, i ricercatori usano la cosiddetta temperatura a bulbo umido: si avvolge un termometro con un panno umido e si osserva se l’evaporazione riesce ad abbassarne la temperatura. Se non accade, significa che l’aria è troppo umida per permettere al sudore di evaporare.
Una temperatura a bulbo umido di circa 35°C è considerata il limite massimo per la sopravvivenza umana: oltre questa soglia, il corpo non riesce più a raffreddarsi, anche in presenza di ombra e acqua.
Quando il caldo si fa serio, anche il corpo comincia a lanciare segnali poco piacevoli. I sintomi più comuni includono spossatezza, debolezza, giramenti di testa, crampi muscolari, nausea e difficoltà di concentrazione. In alcuni casi, può comparire tachicardia (il cuore batte più in fretta per compensare la pressione bassa), pelle umida e fredda, oppure, all’opposto, pelle calda e secca se si sta andando verso un colpo di calore. Nei casi più gravi si può arrivare a confusione mentale, vomito, perdita di coscienza o persino a un’insufficienza cardiovascolare: per questo, il caldo è particolarmente rischioso per anziani, bambini e persone con malattie croniche. Questa non è solo teoria: durante le recenti ondate di caldo in Europa, centinaia di decessi sono stati attribuiti proprio allo stress termico.
Quindi se vogliamo sopravvivere a queste temperature spaventose, dobbiamo dare una mano al nostro corpo. La prima regola è restare ben idratati: l’acqua è essenziale per produrre sudore e per mantenere efficiente la regolazione termica. È fondamentale indossare abiti leggeri e traspiranti così da facilitare la dispersione di calore ed evitare sforzi nelle ore più calde. Anche piccoli gesti, come rinfrescare con acqua fredda polsi, collo o caviglie, possono alleggerire il carico termico sull’organismo. Perfino il gelato ci può aiutare! In definitiva, conoscere come funziona il nostro sistema di termoregolazione non è solo una curiosità biologica, ma una risorsa concreta durante queste giornate estive.
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