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SpaceX non basta, Marte resta un sogno

Giovanni Basile
Giovanni BasileRedazione Informare
4 giugno 20253 min di lettura

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SpaceX non basta, Marte resta un sogno

Indice (4)

  • 1Obiettivi ambiziosi, risultati fragili
  • 2Un calendario che scivola via
  • 3E dopo l’atterraggio?
  • 42028: una data simbolica, non realistica

Elon Musk non smette di promettere: “entro il 2028 vedremo esseri umani camminare su Marte”, ma sarà così?

Obiettivi ambiziosi, risultati fragili

Marte entro il 2028? Un traguardo straordinario, capace di riscrivere la storia dell’umanità. Ma la realtà dei fatti è ben diversa. Il veicolo destinato alla missione, la Starship, ha appena concluso il suo terzo test dell’anno fallendo. Rotazione incontrollata, esplosione in volo, e rientro mancato del booster Super Heavy. Difficile immaginare un futuro su un altro pianeta quando il presente resta incerto. E intanto, Marte resta un sogno.

Un calendario che scivola via

Le scadenze annunciate da Musk seguono una traiettoria simile ai suoi razzi: spesso partono con entusiasmo, ma raramente atterrano dove previsto. Nel 2017 si parlava di una missione umana per il 2024. Poi è diventato il 2026. Oggi si indica il 2028. Ogni data sembra più una dichiarazione d’intenti che una reale proiezione tecnica. Intanto, la NASA è costretta a rivedere i propri programmi, e gli investitori iniziano a chiedersi se l’ottimismo di Musk non stia superando i limiti della fattibilità. Starship è ancora in fase sperimentale. Il rifornimento orbitale, elemento fondamentale per raggiungere Marte, non è stato nemmeno testato. Anche le manovre di rientro e riutilizzo, che hanno fatto la fortuna dei Falcon 9, si sono rivelate instabili nei test su larga scala. Non basta un razzo potente. Serve un sistema collaudato, affidabile e soprattutto replicabile.

E dopo l’atterraggio?

Ammesso anche che Starship riesca a portare astronauti sul Pianeta Rosso, restano da affrontare tutte le sfide legate alla sopravvivenza. Le radiazioni cosmiche sono altissime: un viaggio andata e ritorno può esporre il corpo umano a un livello estremamente rischioso. Su Marte non c’è una magnetosfera protettiva, l’atmosfera è cento volte più sottile di quella terrestre e le temperature passano da -140°C a +30°C. Atterrare carichi pesanti è già un problema ingegneristico enorme. Vivere laggiù, ancora di più. È giusto riconoscere a Elon Musk i meriti che ha avuto nel rivoluzionare il settore spaziale. SpaceX ha reso i lanci più economici, ha portato avanti l’idea di razzi riutilizzabili e ha contribuito a riaccendere l’interesse globale per l’esplorazione spaziale. Ma colonizzare Marte non è lanciare un Tesla nello spazio. È un progetto titanico che richiede cooperazione tra agenzie spaziali, investimenti pubblici e decenni di ricerca. Da solo, Musk non può farcela. E le sue scadenze entusiasmano più i media che gli ingegneri della NASA.

2028: una data simbolica, non realistica

Mentre il mondo segue con il fiato sospeso ogni nuovo test, il 2028 si avvicina. Ma difficilmente porterà con sé ciò che Musk ha promesso. Più probabile che Marte resti ancora, per molti anni, un territorio di droni, rover e simulazioni. Nessun astronauta. Nessuna colonia. Nessun allunaggio rosso. Solo aspettative disattese. La conquista spaziale continua, sì, ma Marte resta un sogno.

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  • #Elon Musk
  • #marte
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