
Spazio Donna è un’associazione attiva in Campania che lavora per il benessere delle donne attraverso proposte, progetti e iniziative concrete. L’associazione è attiva dal 1989, ed è nata da un piccolo gruppo di donne a seguito della chiusura del collettivo femminista di Vico Stefanelli di Caserta, individuato fra i movimenti di sinistra. Tiziana Carnevale, una delle fondatrici di spazio donna, afferma: «il nostro desiderio era quello di non disperdere tutto il lavoro culturale politico e sociale che aveva fatto il collettivo, io, Vanda Cobre e Beatrice Norelli nell’88 realizziamo a nostro carico un piccolissimo centro documentazione dove raccogliemmo tutto il materiale che aveva prodotto il collettivo femminista di Caserta».
«All’inizio ci occupavamo di iniziative di tipo culturale, organizzammo degli appuntamenti per parlare di scrittrici che avevano pubblicato titoli interessanti. Nei momenti di autocoscienza era venuto fuori il problema della violenza sulle donne; io chiesi di poter organizzare un progetto che consisteva nel parlare con le donne che si trovavano lontane attraverso una linea telefonica, nacque, dunque, il Telefono Rosa. Cominciarono a chiamarci donne che ci chiedevano aiuto perché vittime di violenza, ma noi eravamo prive della possibilità di poterle aiutare a scappare da una situazione di abusi, così aprimmo la prima casa rifugio di tutto il sud Italia e la prima a Casagiove che chiamammo Nido Rosa. Dal momento che eravamo diventate un gruppo piuttosto numeroso, decidemmo di provare ad avere un contatto con donne che fossero un po’ più lontane da noi e non solo nella città a Napoli o dintorni».
«Spazio Donna collabora col centro antiviolenza di Marcianise e il centro antiviolenza di Piedimonte Matese e gestisce due case rifugio, rispettivamente a Caserta e nei territori dell’alto Matese, gestisce una casa semi autonoma a Gianturco, inoltre possiede una casa del parto ad Aversa e a Napoli sta per essere aperta un’altra casa semi autonoma. L’associazione riceve dei piccoli finanziamenti dallo stato, ma fondamentalmente si autosostiene attraverso progetti ed eventi; è coordinata da una trentina di collaboratrici volontarie che lavorano a tempo pieno garantendo assistenza e consulenza psicologica».
«La prima accoglienza, quando la donna ci contatta, la facciamo telefonicamente, per questo ci prepariamo attraverso corsi di formazione organizzati da donne molto preparate e autorevoli dell’associazione Donne in rete. Se la donna esprime solo il bisogno di avere un sostegno legale oppure ci viene inviata in codice rosso noi forniamo questo tipo d’assistenza. Dopodiché se la donna ha la necessità di avere un sostegno psicologico professionale noi abbiamo anche delle psicologhe che la seguono per un numero limitato di colloqui in modo da poterla aiutare da un punto di vista emotivo. Si tratta, infatti, di donne fortemente traumatizzate che hanno subito violenza domestica a volte anche per 30 o 40 anni e noi cerchiamo in tutti modi di aiutarle a riprendersi la loro vita. Ci occupiamo anche dell’accoglienza di quelle donne che hanno bisogno di scappare nelle nostre case rifugio o in altre in Italia. In seguito le aiutiamo a trovare una sistemazione e un lavoro e per questo abbiamo dei protocolli d’intesa con l’Inps, con diversi centri di formazione e con tutti gli uffici che fanno capo al ministero del lavoro».
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