
Manca davvero poco: il 23 aprile 2023 scadranno le convenzioni per la gestione dello Spid, che rischia la chiusura. In realtà gli accordi sono scaduti già a fine 2022, ma l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) li ha prorogati d’ufficio fino ad aprile. Ma cosa succederà quindi da quel momento in poi?
Per l’ennesima volta il problema principale per i gestori sono i costi: le spese per i servizi di assistenza ai 33 milioni di cittadini e alle 12mila Pubbliche Amministrazioni che hanno adottato il sistema sono ingenti e il governo non ha mai creato le condizioni per far sì che i privati adottassero lo Spid e creassero flussi di cassa per le aziende che gestiscono questo servizio.
Il termine delle convenzioni con i provider solleva alcune domande legittime sulla futura disponibilità del servizio. Come riferisce Altroconsumo, sono tre i possibili scenari per i prossimi mesi.
Oggi Spid è usato da circa 33,5 milioni di italiani. Solo nel 2022 ha consentito un miliardo di autenticazioni online. Nella sua categoria, è il servizio pubblico più usato in Europa. Un vero e proprio record. I suoi numeri dimostrati in questi anni in termini sicurezza sembrano dimostrare che il sistema funziona.
Lo scorso dicembre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alessio Butti, ha dichiarato che il sistema doveva cominciare ad essere “spento”, in favore della Carta di identità elettronica per evitare spese eccessive per lo Stato. Ma resta comunque in campo l’ipotesi di creare un’unica app che unisca Spid a Cie, gestita interamente dallo Stato, come ricorda Repubblica. Soluzione sicuramente poco gradita però agli operatori.
Il sentiero è pieno di ostacoli, soprattutto perché al momento la Carta d’identità elettronica, posseduta da 32 milioni di italiani, è ancora a pagamento ed è difficile da utilizzare per accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione.
Ma si guarda con attenzione al cantiere aperto in Europa, dove si studia un digital identity wallet (Eudi) in cui sarà possibile inserire le credenziali di tutti i cittadini Ue. Il 10 febbraio scorso la Commissione ha pubblicato la prima versione di un toolbox comune per implementare il wallet. L’auspicio è cercare di fissare gli standard comuni per garantire un robusto quadro europeo.
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