Il Comune di Castel Volturno ha sospeso l’avviso pubblico per la concessione demaniale marittima delle strutture turistico-balneari in stato di abbandono e di fatto decadute dalla concessione. La parola corretta, almeno leggendo l’atto, è “sospensione”, non “annullamento”. Non si tratta quindi, formalmente, della cancellazione definitiva della procedura, ma di un congelamento in attesa di un nuovo passaggio normativo nazionale.
La vicenda riguarda uno dei temi più delicati per Castel Volturno: la gestione del litorale. Un patrimonio enorme, spesso raccontato per le sue potenzialità, ma ancora segnato da strutture abbandonate e degrado.
Il Comune stesso, negli atti approvati nel 2025, aveva descritto un quadro chiaro: 27km di aree demaniali, un ufficio demanio con un solo dipendente assegnato oltre al responsabile dell’Area V, una situazione finanziaria di predissesto e diversi tratti di costa occupati da ex stabilimenti balneari “in disuso”, con strutture fatiscenti e difficili da recuperare attraverso i vecchi concessionari.
La Giunta comunale, con la delibera n. 43 del 20 maggio 2025, aveva dato mandato agli uffici di effettuare una ricognizione delle aree occupate da ex concessioni in disuso, censendo numero, stato, dimensioni e tipologia delle strutture presenti. L’obiettivo dichiarato era duplice: da un lato ripristinare condizioni di sicurezza e ambientali, dall’altro procedere a una nuova assegnazione delle aree.
A quel primo atto di indirizzo era seguita la determina n. 221 del 10 giugno 2025, con cui il responsabile dell’Area 5 aveva approvato l’avviso pubblico e i relativi allegati. L’avviso era finalizzato a individuare operatori interessati al rilascio di concessioni demaniali marittime per l’utilizzo, la vigilanza, la sicurezza e la bonifica degli stabilimenti balneari abbandonati e di fatto decaduti, per un minimo di cinque anni.
Con la determina n. 389 del 26 maggio 2026, il Comune decide di sospendere l’avviso. La motivazione è legata al nuovo quadro nazionale sulle concessioni demaniali marittime. L’atto richiama il decreto-legge n. 32 del 2026, poi convertito nella legge n. 71 del 2026, che prevede la predisposizione di un bando-tipo nazionale da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’affidamento delle concessioni balneari. Secondo il Comune, un eventuale rilascio delle concessioni sulla base dell’avviso già pubblicato “potrebbe risultare in contrasto” con le future definizioni nazionali.
Fin qui, quindi, la scelta del Comune può essere letta come prudente. In un settore segnato da anni di proroghe e contenziosi, attendere uno schema nazionale può apparire ragionevole. Nessuna amministrazione vuole pubblicare una procedura destinata a essere impugnata o superata pochi mesi dopo da nuove regole.
Il punto critico, però, è un altro: la sospensione non risolve il problema che aveva fatto nascere l’avviso.
Gli stabilimenti abbandonati restano lì. Le strutture fatiscenti restano lì. Le esigenze di vigilanza, sicurezza e bonifica restano lì. Il Comune, negli atti precedenti, aveva spiegato di non avere personale e risorse sufficienti per governare da solo questa situazione. La sospensione, quindi, può essere formalmente comprensibile, ma produce un effetto concreto: rinvia ancora una volta la soluzione del problema.
C’è poi un aspetto amministrativo non secondario. L’atto di sospensione richiama l’articolo 21-quater della legge 241/1990, norma che consente la sospensione dell’efficacia o dell’esecuzione di un provvedimento amministrativo. Tuttavia, una sospensione dovrebbe essere motivata con chiarezza e contenuta nel tempo. Nel provvedimento comunale, invece, non emerge una scadenza precisa: si attende l’approvazione del bando-tipo nazionale. Ma quanto durerà questa attesa? E soprattutto, cosa succede nel frattempo sulle aree degradate?
Un cittadino non ha bisogno di conoscere tutti i passaggi del diritto amministrativo per capire: se il Comune prima dichiara che quelle aree sono un problema di sicurezza, poi quando sospende la procedura dovrebbe anche spiegare quale soluzione provvisoria intende adottare. Altrimenti il rischio è l’immobilismo.
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