
Serata in chiave elettro/musica da camera quella di domani 4 Marzo allo Slash Plus di Napoli. Zärat & Le Isole suoneranno live nel locale di Via Vincenzo Gemito. Zärat e la tastierista Nicoletta Mazzei con Giulia Massa al violoncello, Luca De Angelis alla viola e Viviana Ulisse al violino proporranno al pubblico napoletano una rivisitazione dei brani del disco “Dov’è casa?” che potete ascoltare su Spotify cliccando qui.
Zärat, all’anagrafe Marco Abete, classe ’96 è un cantautore campano emergente border-pop. Già compositore sanremese del brano “Cristallo” del gruppo Deschema nel 2019, rilascia il suo primo singolo “Volevo un demone” con l’etichetta Joseba Publishing nel 2021. Il 2022 è l’anno della pubblicazione di “Dov’è Casa?“, primo EP del cantautore napoletano che promuove girando per l’Italia. Un album nomade, scritto e registrato in giro per l’Italia da Zärat con i suoi musicisti, coadiuvati da Gianni Testa e Giampaolo Pasquile.
Un disco che passa attraverso le fasi turbolente di quando stai cercando il proprio posto nel mondo: l’inquietudine, la paura, la rabbia, la voglia di risalita e di riscatto dopo l’inciampare, la soluzione nella trasparenza e nella normalità della vita di tutti i giorni si mescolano tra ritmi dance-pop ed elettronici con strumenti classici come pianoforte, archi e fiati.
Zärat non è un volto nuovo sia nel panorama emergente campano e italiano. Ma neanche nel nostro giornale. Di seguito, potrete leggere una parte dell’intervista realizzata qualche mese fa circa il racconto del suo album “Dov’è Casa?”. Per leggere l’intervista completa, cliccate qui.
«Amore, odio, noia, rabbia, gioia. Periodicamente subentra questa sottospecie di ciclo, e quando questo succede, significa che non mi sto lasciando troppo andare con la musica, che non me la sto prendendo bene. In quanto a difficoltà, mi viene in mente quando avevo un progetto in inglese e non riuscivo a trovare luoghi per portarlo live. Non conoscevo nessuno del settore e nessuno apriva le mail che spedivo».
«Per quanto riguarda la scrittura è stato un processo autobiografico e solitario. Quando si è trattato di produrre questi brani mi era chiaro che non volessi fare tutto da solo: è stato un processo di gruppo. Penso a Caterina che ha registrato gli archi e ha dato solennità, a Daniele, allo Shekinà e l’aria di festa mentre registravamo “Passanti” e in generali tutti i musicisti e amici che hanno dato un pezzo del loro cuore per registrare questo disco».
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