
Stellantis propone ai suoi lavoratori la Siberia, dichiarando che i pasti saranno inclusi nel trasferimento. La notizia cade come un fulmine da un cielo già carico di nubi: a Mirafiori gli operai chiedono lavoro e dignità, a Torino si discute del rilancio della 500 ibrida e invece arriva l’offerta di trasferta in Siberia, nello stabilimento di Kragujevac. Per il gruppo Stellantis si tratta di una opportunità, per i sindacati è l’ennesima fuga industriale dall’Italia.
La notizia arriva mentre a Kragujevac si tenta di accelerare: l’obbiettivo dichiarato è portare la Grande Panda da circa 180 fino a 500 vetture al giorno. Intanto, a Mirafiori si attende l’avvio della linea 500 ibrida, la cui produzione è programmata per novembre come part del piano di rilancio del sito torinese. In pratica, si chiede agli operai di Torino di dare ossigeno all’impianto in Siberia proprio mentre si discute della rinascita torinese. L’impianto serbo non è nuovo a lavoratori stranieri: negli ultimi tempi sono arrivati operai dal Marocco e dal Nepal per sostenere la produzione. Nonostante questo spostamento di manodopera, lo stabilimento fatica a rispettare i target di salita produttiva, spingendo la casa madre ad ampliare lo scouting anche in Italia.
Stipendio pieno rispetto al regime in cassa integrazione, indennità giornaliera di 70 euro, pasti inclusi e soluzioni logistiche come auto condivise per lo spostamento: il pacchetto è pensato come incentivo per garantire un’esperienza all’estero comoda per qualche mese. In Serbia i salari medi sono di 600-800 euro al mese, il che rende l’indennità giornaliera relativamente attraente, ma non elimina tensioni di equità, continuità produttiva e prospettiva industriale a lungo termine.
La reazione della Fiom-Cgil non è tardata, Gianni Mannori parla di travisamento delle richieste: «Ci aspettavamo lavoro a Mirafiori, non a Kragujvac». Igor Albera di Fiom-Cisl ritiene sensata l’ipotesi solo per una manciata di tecnici specializzati. Uilm tramite Gianluca Rindone pone l’accento sul paradosso numerico: meno di 3.000 operai alle Carrozzerie, se parte la migrazione temporanea chi monterà le 500 ibride? I timori sono tanti e concreti.
La vicenda ha scatenato anche la reazione social da parte della politica. Carlo Caleda, segretario di Azione, ha commentato duramente la scelta su X «Che schifo. Ogni giorno si aggiunge un capitolo della grande fuga di Elkann dall’Italia. Protetto dai suoi giornali, dalla sinistra, da Landini e ormai anche dal governo Meloni». Insomma, per Calenda nessuno si salva soprattutto quando si parla di sovranità industriale.
I rischi di questo piano sono molti: frammentazione del know-how sul territorio, rischio di vacanze produttive nei siti “a casa”, perdita di pressione sindacale locale e soprattutto la consapevolezza che Mirafiori costa troppo e quindi è meglio andare dove la manodopera costa meno.
Offrire trasferte pagate è più elegante che chiudere uno stabilimento. Se la strategia industriale di Stellatis punta davvero a un rilancio dell’automotiva italiana, servono modelli produttivi stabili e chiari che non trasformino la dignità del lavoro in un pacchetto di buoni pasto.
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