
«Sono qui per onorare il lavoro delle vostre mani» Si è così presentato Sting ai detenuti del carcere di Secondigliano dopo essere atterrato nella giornata di ieri a Napoli per tenere fede ad una promessa fatta tempo fa a Padre Antonio Loffredo, ex parroco del Rione Sanità. Proprio il sacerdote qualche mese fa, in occasione di una cena, raccontò alla popstar inglese le varie iniziative della Fondazione San Gennaro, della formazione di coloro che vivono nelle carceri, della realizzazione di rosari e ostie, del laboratorio del legno da cui nascevano violini.
Da lì allora la promessa dell’ex frontman dei Police. In questa occasione l’artista ha ricevuto in dono una chitarra realizzata dai detenuti del carcere di Secondigliano per il progetto “Metamorfosi” della onlus “Casa dello Spirito e delle Arti” nata da un’idea di Arnaldo Mondadori. Il legno utilizzato per la costruzione dello strumento proviene da una barca che ha trasportato migranti verso le coste italiane e poi tragicamente naufragata sulle spiagge di Lampedusa.
«Sono grato a padre Antonio per averci fatto conoscere l’opera e il team di Arnoldo Mosca Mondadori. Credo che gli strumenti creati dalla Fondazione siano una meravigliosa trasformazione del dolore di tanti, rappresentano la bellezza e la dignità insita in tutti gli esseri umani» Sono state le parole di Sting.
Il celebre musicista inglese è arrivato a Napoli in gran segreto e si è presto recato presso il penitenziario di Secondigliano in compagnia della moglie Trudie Styler. Sting si è allora esibito di fronte a oltre cento detenuti rendendo più dolce la loro detenzione. Per l’occasione, l’artista ha rivisitato la canzone “Fragile”, uno dei suoi pezzi più celebri dedicato al giovane Ben Linder, ucciso dai contras (gruppi armati controrivoluzionari) in Nicaragua mentre lavorava ad un progetto idroelettrico.
La canzone, eseguita con chitarra e quattro archi già registrati a Milano, celebra la non violenza e la poesia. Dopo l’esibizione l’artista ha ancora una volta dimostrato il suo enorme lato umano sedendosi a tavola insieme ai detenuti per mangiare piatti tipici della tradizione napoletana. Il concerto, chiuso al pubblico per sottolineare la natura solidale e non commerciale dell’evento, è stato registrato con la partecipazione dei detenuti e farà parte del docufilm “Posso entrare? An ode to Naples“.
Il progetto, nato nel carcere di Milano Opera da un’idea di Arnaldo Mondadori, ha probabilmente avuto il suo momento di maggior successo grazie a dei ragazzi detenuti presso il circuito d’alta sicurezza del carcere di Secondigliano, nell’area nord di Napoli. Qui tre ragazzi, divenuti ora liutai, attraverso del legno ricavato da una nave naufragata a Lampedusa hanno realizzato una chitarra che è stata nella giornata di ieri donata al celebre musicista Sting.
«Tutto nasce da un’idea di Arnoldo Mosca Mondadori – spiega Lucia Castellano, provveditore per le carceri della Campania – il quale mi disse: “perché, dopo Milano, non formare liutai anche al Sud?“. Subito mi è venuto in mente il carcere di Secondigliano ed è stato grazie all’impegno della direttrice Giulia Russo che adesso tre detenuti sono riusciti a diventare dei liutai al termine di un corso durante il quale sono stati regolarmente remunerati».
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