
Dopo aver affrontato le varie epoche della storia di Castel Volturno a partire dai romani fino ad arrivare alla caduta del regno di Ferdinando IV di Borbone, arriviamo all’età contemporanea. Con essa, infatti, la città vide dei passaggi importanti per la sua evoluzione, dall’abolizione della feudalità sottomessa a Capua e le prime timide bonifiche che venivano sognate da secoli fino all’unità d’Italia e le prime azioni amministrative concrete. Con il solito contributo del prof. Alfonso Caprio, autore del testo ‘Castel Volturno. La storia, la cultura, i monumenti, le famiglie’, andremo a raccontare anche l’età che va dai regnanti napoleonici ai primi anni unitari.
Come anticipavamo nello scorso numero della rubrica, nel 1806 Ferdinando IV fuggì a Palermo e Giuseppe Bonaparte venne incoronato Re di Napoli (lo sarà fino al 1808). Questi prestò subito attenzione alla condizione delle priorità della città castellana, apprestandosi ad avviare processi fondamentali: nel 1807 scrisse un Decreto che stabiliva la fine del dominio della città di Capua su Castel Volturno e l’intenzione di avviare i lavori di bonifica; due necessità che andavano di pari passo. Ad applicare effettivamente questo decreto, però, fu il successore di Giuseppe Bonaparte: Gioacchino Murat, sul trono di Napoli dal 1808 al 1815.
Con l’istituzione della Commissione Feudale che voleva l’abolizione definitiva degli antichi diritti dei feudatari, Castel Volturno vide finalmente parte dei suoi terreni sotto la sua giurisdizione (metà restarono a Capua). Questi demani vennero divisi tra la popolazione residente a Castel Volturno: l’operazione venne ultimata nel 1813, con l’assegnazione a 108 cittadini residenti. Delle operazioni di bonifica, invece, restarono solo timide intenzioni; nonostante il propagarsi delle zanzare che portavano la malaria. Dopotutto, però, i regnanti napoleonici verranno sempre ricordati per aver abolito (o meglio, limitato) il secolare feudo di Capua su Castel Volturno.
Con la battaglia di Waterloo e la sconfitta di Napoleone, venne travolto anche il regno murattiano di Napoli. La Restaurazione portò sul trono del Regno delle Due Sicilia Ferdinando I di Borbone (1815-1825), il quale conservò gran parte delle leggi, usi e costumi impresse dalla dominazione francese. Il Sovrano si affrettò a premiare coloro che lo avevano aiutato nella riconquista, e così nel 1818 le terre di Castel Volturno vennero ricompensate al generale austriaco di origine irlandese,Laval Nugent, con l’obbligo di bonificarle entro 30 anni. Il rapporto tra la popolazione residente e il generale fu sempre tortuoso, dato che evidentemente questi non aveva alcuna intenzione di affrettare la bonifica, bensì piuttosto di arricchirsi personalmente.
Ci fu persino una protesta da parte delle donne del luogo nel maggio 1822, che protestavano per il fatto che i sottoposti del generale avessero dato in affitto terreni in cui queste andavano a raccogliere i giunchi, che poi trattavano e rivendevano, fondamentali per la povera economia locale. In precedenza c’erano stati anche i moti costituzionali del 1820-1821, e molti in quegli anni furono sospettati di congiurare contro il regime borbonico.
Nel 1825 a Ferdinando I successe sul trono il figlio Francesco I di Borbone (1825-1830). In questo periodo l’amministrazione locale fece valere i suoi diritti, grazie al contributo di due avvocati, nello scrollarsi definitivamente di dosso tutti i vecchi diritti feudali capuani; ma non ebbero lo stesso successo nel liberarsi delle mire espansionistiche del Generale Nugent, il quale esigeva che gli venissero assegnati fondi da lui indicati. Nel 1839 ci furono delle accuse da parte di un cittadino, che accusava il sindaco e i membri del Decurionato di far parte della loggia massonica dei Carbonari e, quindi, di star congiurando contro il regime borbonico. I successivi accertamenti mostrarono che effettivamente anche nel castellano erano attecchite le idee liberali e che c’erano uomini in precedenza iscritti alla Carboneria.
Le dimissioni del sindaco e del Decurionato coincisero con l’ascesa al trono di Ferdinando II di Borbone (1830-1859). Nonostante la diffusione di colera che colpì la provincia di Terra di Lavoro (anche se già da tempo c’era un farmacista stipendiato dal comune che garantisse cure gratuite alla popolazione), la costruzione di opere pubbliche da parte di Ferdinando II arrivò anche a Castel Volturno, con la realizzazione della strada che da Capua, attraverso Santa Maria La Fossa e Grazzanise, giungesse alla città. Il tutto sempre con l’annoso intento di bonificare il territorio circostante. Nel 1838, infatti, il Nugent venne condannato al pagamento di 30mila ducati dopo che per venti anni era accertato che avesse fatto poco e niente per le bonifiche.
Nel 1842, comparendo davanti al Consiglio d’Intendenza di Napoli per spiegare le ragioni del fallimento della sua opera, il generale austriaco fu costretto alla risoluzione del contratto. Nel 1851 ci fu una grande alluvione che riportò in auge la questione delle bonifiche che risultavano quanto mai neccesarie.
La depressione economica che ne conseguì fu tale da dover richiedere manutenzione al Ministero dell’Interno per le opere che erano state danneggiate. Intanto, già nel 1854 i moti risorgimentali dilagavano in ogni angolo d’Italia e si temeva che Garibaldi potesse far partire la sua opera di conquista proprio con uno sbarco a Castel Volturno, data la vicinanza con la capitale e la zona impervia. Ragion per cui, le coste del litorale domitio vennero accuratamente sorvegliate da parte dell’Ispettore di Polizia del Circondario di Capua.
Come la storia ci insegna, però, la “spedizione dei Mille” del 1860 guidata da Garibaldi sbarcò invece a Marsala, in Sicilia. Non ci è dato saperlo con certezza, ma probabilmente – se anche inizialmente fosse stato considerato uno sbarco sul litorale domizio – venne scongiurato proprio da queste operazioni di sorveglianza. Con l’ascesa al trono di Francesco II di Borbone (1859-1860) il Regno delle Due Sicilie era oramai in fermento unitario. Nonostante la concessione della costituzione da parte del regnante, la caduta era già annunciata.
Giuseppe Garibaldi arrivò a Napoli il 7 settembre 1860, sconfisse le truppe borboniche nella battaglia del Volturno del 1° ottobre e fece arrendere Capua il 1° novembre. Questi avvenimenti sanzionarono definitivamente l’annessione del Regno delle Due Sicilie e del comune di Castel Volturno al Regno d’Italia. Ci furono così le prime elezioni amministrative del 1861, accolte con molto entusiasmo dalla popolazione che «furono lieti ed aprirono il cuore alla speranza di una migliore condizione economica». Quest’ultima, ovviamente, non poteva prescindere dalle tanto agognate bonifiche che ancora non venivano effettuate. I primi sindaci postunitari, come molti colleghi dell’epoca, si ritrovarono in uno stato di completa confusione provocato dal passaggio dallo stato borbonico a quello sabaudo.
Nel 1865 il consiglio comunale deliberava contro la proposta di unire il comune di Castel Volturno con quello di Cancello Arnone. Dopotutto, a differenza di tanti altri comuni della provincia di Terra di Lavoro dell’epoca in cui il brigantaggio dilagava, a Castel Volturno si viveva una felice situazione, data l’esigua popolazione residente per lo più tutta imparentata. Il governo nazionale riavviò i discorsi sulle bonifiche e questo accese anche uno scontro tra il Comune e il Demanio dello Stato sul possesso dei territori, da cui ne uscì vincitore il primo. Ci fu un episodio di malgoverno nel 1877 che costrinse il Prefetto della Provincia a spedire un suo delegato che provvedesse alla vefrifica di cassa e a una revisione dei conti. Accertati i «traviamenti di quella amministrazione» il Prefetto inviò un altro delegato di pubblica sicurezza affinché invitasse il sindaco a dare le dimissioni.
Negli anni ’70 dell’800 venne attuato un progetto di riqualificazione urbana, da parte dell’arch. Giuseppe Cipullo, che previde la risistemazione di tutte le strade, la costruzione dell’attuale Palazzo Comunale e altri interventi. Con la nuova legge elettorale del 1889 (governo Crispi) mise fine all’amministrazione di Giovanni Papararo, che aveva governato per 12 anni lasciando il Comune in uno Stato di quasi fallimento. La nuova amministrazione del sindaco Radeschi cercò in ogni modo di sopperire ai danni causati dalla precedente amministrazione: fu scrupolosamente corretta nell’azione amministrativa; riordinò l’archivio comunale; fece ristrutturare il Palazzo Comunale e lo arredò; istituì la scuola pubblica con fornitura gratuita; reintegrò le entrare dei possedimenti comunali che permisero di avere un’illuminazione pubblica e il servizio telegrafico. In questa situazione si chiuse l’Ottocento per la città di Castel Volturno.
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