
Siamo giunti quasi al termine di questo lungo viaggio che ha ripercorso la storia della città di Castel Volturno. In questo numero, infatti, andremo a vedere cosa è successo in città dal 1945 fino agli anni ’50 e ‘60. A tal riguardo, c’è una precisazione da fare: nonostante siamo arrivati all’età contemporanea, è nostro dovere mantenere un tono storico oggettivo, evitando invece di incappare in giudizi critici che competono prettamente al giornalista. Questo anche perché c’è un saggio storico alla base di questa ricerca che ha accompagnato tutta la rubrica: il testo del prof. Alfonso Caprio ‘Castel Volturno – La storia, la cultura, i monumenti e le famiglie’. C’è da sottolineare che l’inizio del periodo repubblicano è quello in cui si sono concentrati tutta una serie di fenomeni degeneranti che hanno posto le basi alle problematiche che la città si trascina ancor’oggi.
Con la fine della guerra, Umberto II di Savoia decretò la ricostruzione della provincia di Terra di Lavoro con capoluogo Caserta a partire dal 1° settembre 1945. Tra il maggio ‘44 e il giugno ‘56 furono sindaci: Girolamo Boccone (1944-46; 1948-51), Bonaventura Luise (1946-48) e Arturo Noviello (1951-56). In un periodo assai difficile come quello del dopoguerra, questi tre sindaci fecero gli interessi della classe sociale dominante di piccoli e grandi proprietari terrieri e allevatori del territorio.
Dopotutto, i danni della guerra si facevano sentire: la popolazione, costretta a vivere ai limiti della sopravvivenza, emigrò in massa verso l’Inghilterra. Furono anche avviate le ricostruzioni delle opere andate distrutte con la guerra: ripresa la costruzione della strada statale 7, la cosiddetta S.S. Domiziana e ultimati i ponti alla foce del Lago Patria e sul Volturno nel 1953, questa strada divenne nuovamente percorribile ricalcando fedelmente fino a Mondragone l’antica via dell’imperatore Domiziano.
Con il completamento della Domiziana nel 1954, però, il territorio venne nettamente separato in due mondi contrapposti: da un lato il centro storico del paese, la campagna e i pascoli; dall’altro la pineta, le spiagge e il mare. E fu proprio in queste ultime zone che venne avviata un’opera di speculazione edilizia ingente con la connivenza degli amministratori locali da parte di imprenditori privi di scrupoli, peraltro persino in terreni demaniali gravati da usi civici che furono occupati abusivamente. Di fatti, questa politica venne promossa dal sindaco Alfonso Scalzone che, essendo eletto nel 1956 passando disinvoltamente dai socialisti alla Democrazia Cristiana e pur non essendo originario di Castel Volturno, governò il paese per 13 anni fino al 1969, quando fu allontanato a furor di popolo.
Il 17 dicembre 1958 venne ucciso, in circostanze misteriose, l’ex sindaco Arturo Noviello. Nonostante le lungaggini giudiziarie (a difesa della famiglia dell’ucciso c’era Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica) non si arrivò a una sentenza definitiva. Ma, scrive Caprio nel testo: “L’assassinio dell’ex sindaco […] è quasi certamente da rapportare, per le caratteristiche politiche del personaggio, alle lotte di potere che si scatenarono tra il vecchio e il nuovo mondo di gestire la pubblica amministrazione. […] Con l’uccisione di Noviello […] sparì dalla nostra scena politica quell’«onesto» mondo della campagna”. Dalla metà degli anni ’50 fino a tutti gli anni ’60 ci fu un dominio politico della Democrazia Cristiana che portò avanti una politica di svilimento dell’economia agricola per favorire quella edile.
Nonostante ciò, il paese alla fine degli anni ’60 versava ancora in uno stato di abbandono: mancavano fogne, strade, illuminazione pubblica. Ad aggravare la situazione, nel ’68 il fiume Volturno esondò e allagò migliaia di ettari di terreno che si trovarono con un metro d’acqua. Il paese ne uscì stremato, la gente era disperata e nella primavera del 1969 si ribellò, dando vita a quello che sarebbe diventato il “maggio” casertano con esplosioni di rabbia popolare che coinvolsero Castel Volturno e alcuni comuni dell’aversano.
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