
Nominando al giorno d’oggi Castel Volturno, in molti mi rispondono citando il degrado esistente e i ricordi delle villeggiature al mare. Ma, dopotutto, facendo un passo indietrissimo nella storia, Castel Volturno è stata anche tanto altro. Crocevia di popoli, imperatori, conflitti, guerre, santi e predicatori nel corso della sua vita ha vissuto tante fasi. Con il prof. Alfonso Caprio, esperto della storia della città, abbiamo provato a ricostruire le epoche di questo territorio, partendo dall’età antica.
Ma perché Castel Volturno si chiama così? «Logicamente perché c’è il castello e il fiume Volturno – ci inizia a raccontare il prof. Caprio – Il termine Volturno non è un termine latino, ma etrusco, perché gli Etruschi conquistarono attraverso il fiume tutta la pianura campana e quindi crearono queste pentapoli con Capua, città predominante del territorio». Poi, con la caduta di Capua (430 a.C.), questa insieme a Volturnum vennero conquistate dai Romani. Il castello invece risale all’epoca successiva: «Il ‘Castel’ è di epoca medievale, longobarda per essere precisi. In genere i castelli si costruivano sulle alture, questo invece è particolare perché è costruito alla foce del fiume, su una pianura. Questo perché ci si dovette difendere dagli assalti dei saraceni che venivano dal mare».
Ma, facendo un passo indietro, andiamo a vedere quando l’antica città romana di Volturnum iniziò ad acquisire importanza ai vertici repubblicani romani: «Annibale, nel 216 a.C., sconfisse i romani nella battaglia di Canne e venne a Capua. I capuani gli aprirono le porte perché erano avversari dei romani. Ma le città che stavano lungo la costa (Sinuessa, Volturnum e Liternum) non si ribellarono e rimasero fedeli alleate. Permisero così lo sbarco delle navi romane dall’Etruria e dalla Sardegna per provare a cacciare Annibale da Capua». Come la storia ci insegna, Annibale venne sconfitto e Volturnum ne trasse vantaggio: «Le città che erano state fedeli alleate dei romani vennero premiate e vennero mandate 300 famiglie solo a Volturnum perché i romani vollero che questi insediamenti diventassero ancora più legati a Roma. Queste famiglie nominavano i consoli come a Roma, avevano una sorta di senato e amministravano». Per Capua, invece, il destino fu ben diverso e i suoi cittadini vennero venduti come schiavi.
Ancor oggi la Domitiana è il nome della strada che collega tutto il litorale domitio. Il prof. Caprio ci ha raccontato come è iniziata la secolare storia di questa via: «Per secoli, il fiume Volturnum aveva solo un porto. Anche perché Roma non aveva il porto di Ostia e il porto di Roma era Pozzuoli. A Pozzuoli venivano le navi dall’Africa e dall’Estremo Oriente e sbarcavano le merci. Poi dovevano fare la via Campana, andavano a Capua e dovevano fare tutto un largo giro per arrivare a Sinuessa per prendere l’Appia e arrivare a Roma». Poi avvenne la svolta: «Nel 95 d.C. l’imperatore Domitiano volle avvicinare le ville dei romani di Baia, Bacoli, Pozzuoli per rendere il territorio più unito. Fece costruire questa via Domitiana di cui parla anche il poeta Stazio, che racconta in questa bella poesia come l’imperatore aveva unito molto più velocemente Roma e Pozzuoli e, di conseguenza, Napoli. Non solo fece costruire la via, ma anche il ponte sul fiume Volturno. Quest’ultimo crollò nel Mediovo, ma c’è ancora qualche resto: un accenno di arco di ponte».
Con l’età tardo imperiale, l’inizio della decadenza romana e la diffusione del cristianesimo, anche Volturnum venne investita da questi fenomeni. In particolare, come ci racconta il prof. Caprio, il fautore della cristianizzazione fu San Castrese: «Nel V secolo, secondo la leggenda, questo santo venne dall’Africa in compagnia di 12 compagni, tutti vescovi. Ognuno di loro prese una zona e la evangelizzò e Volturnum venne evangelizzata da San Castrese, di cui infatti la parrocchia porta il suo nome da secoli». San Castrese poi venne perseguitato dall’orda di persecuzioni contro i cristiani e divenne il martire di Volturno, andando a cristallizzare il mito di questo Santo che tutt’oggi è venerato.
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