
Nella mente di molti, l’immagine di Castel Volturno è legata alle immagini degli ultimi decenni: i palazzoni in cemento delle torri ‘americane’, il degrado dovuto dall’abusivismo edilizio di determinati quartieri, i roghi di cumuli di spazzatura e la criminalità organizzata. Ma, dopotutto, Castel Volturno, nel corso dei secoli passati, è stata anche tanto altro. Dopo aver parlato dell’età antica della città a partire dalla seconda guerra punica fino alla cristianizzazione di San Castrese, sempre con il prezioso contributo del prof. Alfonso Caprio, passiamo ora a parlare dell’età medievale: dall’età longobarda al dominio aragonese.
Con la caduta dell’Impero Romano, Volturnum, insieme a tutto il territorio capuano, visse un periodo di decadenza. Partendo dall’alto medioevo (IX-X sec.), come ci racconta il prof. Caprio «i saraceni distrussero la città, come distrussero anche Capua e Monte Cassino. E i Longobardi, che si erano trincerati sulla collina di Triflisco, una volta che i saraceni smisero di saccheggiare il territorio, scesero dalla collina e fondarono la città ‘Capua nuova’ sull’insediamento romano di Casilinum. Avevano sempre il problema che questi nemici entrassero dal fiume Volturno, e quindi per difenderlo mandarono il vescovo Radiperto, che venne a Castel Volturno e sull’arco che era rimasto dell’antico ponte domizianeo costruì il primo torrione da cui poi nacque tutto il borgo medievale».
È così che è nato il castello che ancor’oggi dà il nome alla città, che allora veniva infatti denominata Castri Maris Volturni. A differenza dei tipici castelli d’altura, qui il presidio nasce in pianura, alla bocca del fiume: deve fermare chi arriva dal mare. A causa, poi, dell’abbandono dell’agricoltura intensiva su tutto il territorio circostante, esso si ritrovò ad essere circondato da un folto bosco, che per la moltitudine di pini fu chiamata Pineta. Il quartiere che ne nacque attorno seguiva una logica di castrum romano: «Il borgo medievale venne fatto come venivano costruiti gli accampamenti romani. Il castello presenta un impianto pressoché quadrangolare, con una piazza centrale che è Largo San Castrese, da cui partono poi sei vicoli. Tutta la popolazione per secoli ha abitato nel castello. Quando arrivavano i nemici, la porta era difesa da una torre (che poi nel ‘700 è diventata la torre dell’orologio comunale)».
Dopo la morte del vescovo Radiperto, Castri Maris Volturni continuò ad essere controllata dai longobardi di Capua e ad essere assegnato ai loro più fedeli vassalli. La dominazione longobarda, poi, si protrasse fino a Landolfo IV (1057-1062), ultimo principe di Capua, che venne deposto dal normanno Riccardo d’Aversa.
I Normanni arrivarono nel Mezzogiorno d’Italia dopo il 1000, trovando un quadro frammentato di particolarismo politico. Nel 1062, il normanno Riccardo I Conte di Aversa diventava nuovo principe di Capua, ma non ottenne il possesso del castello di Volturno, che restò per breve tempo ai longobardi. Difatti, il conte longobardo Doferi provò a congiurare contro il principe di Capua Riccardo I che, di tutta risposta, lo sconfisse e riconquistò il castello in mano normanna. Questo comunque dimostra che agli inizi del XI sec. la fortificazione aveva ancora un’importanza strategica. In questo periodo la comunità religiosa attorno al castello doveva essere di una certa consistenza numerica, dato che aveva anche ripreso ad eleggere i propri vescovi.
Agli inizi del XII sec. Ruggero II ottenne dall’antipapa Anacleto II il titolo di Re di Sicilia, del ducato di Puglia e del principato di Capua. Dovette comunque conquistarsi palmo a palmo il possesso dei beni, tra cui il castello del Volturno. Purtroppo, però, a causa dell’impaludamento, il territorio visse un periodo difficile: la popolazione locale era ormai diminuita a tal punto da non riuscire né a fornire un cavaliere per l’esercito né ad eleggere il proprio vescovo. Ecco perché, come ci dice anche il prof. Caprio, «il re normanno Guglielmo II “Il Buono” prese le reliquie di San Castrese e le trasferì nel duomo di Monreale, in Sicilia, dove tuttora sono conservate».
Con il passaggio al dominio svevo, l’imperatore Federico II si attivò per la restaurazione dell’autorità regia nei suoi possedimenti. Nel farlo, donò il Castello del Volturno alla mensa arcivescovile di Capua: così facendo l’imperatore Federico II voleva anche tentare di reinserire il bene nel circuito della produttività.
Con l’occupazione angioina del XIII sec. ‘Castrum Maris de Volturno’ riprese gradualmente il suo ruolo strategico militare e commerciale. Difatti, in questo periodo, Carlo d’Angiò concesse due permessi affinché dal Volturno fosse garantito il vettogliamento di Amalfi. A seguito di violenze a cui dovette sottostare il castello, tra l’altro, venne affidata la custodia al capitano di Capua Francesco de Tocco, al quale però era concesso di stare solo nei mesi estivi per la paura che una lunga permanenza portasse all’usurpazione del possesso. Con il regno di Ladislao (1386-1414) furono decretati nuovi dazi e gabelle per chi navigava tramite la foce, tant’è che venne migliorata la navigabilità e vennero costruite nuove opere.
Con il dominio aragonese, poi, a partire dal XV secolo, la città di Castel Volturno torna ad essere importante per il Regno napoletano: «Nel 1460 il castello venne rinforzato con mura più forti. Venne donato come patrimonio dal Re di Napoli Alfonso d’Aragona alla figlia Eleonora d’Aragona, che aveva sposato il duca di Sessa Aurunca, Marino Marzano».
Quando morì Alfonso d’Aragona, nominò come nuovo reggente il figlio Ferrante. Questa nomina vide l’opposizione di Eleonora e del duca di Sessa e portò a un lungo assedio: «Di conseguenza il re Ferrante si alleò con il papa di Roma, Pio II. Questi gli mandò l’esercito di Antonio Piccolomini. Ci fu una serie di battaglie, che però al tempo non si combattevano d’inverno. Quindi ogni primavera facevano questa guerra, a volte piovosa, e l’assedio durò per molto tempo. Per sbloccare la situazione vennero utilizzate per la prima volta le bombarde, i primi cannoni che allora si utilizzavano per buttare giù la muraglia. Così entrarono nel castello e lo presero».
Dopo la conquista «Ferrante d’Aragona nel 1462 lo vendette ai Capuani, perché questi avevano necessità di difendere la foce del Volturno. Quindi, dal Quattrocento fino all’Ottocento, siamo stati governati da loro. Man mano le terre di questo vasto territorio vennero occupate dai nobili capuani».
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