Prosegue spedita la rubrica “Storia di Castel Volturno” con il prezioso contributo del prof. Alfonso Caprio, autore del testo “Castel Volturno. La storia, la cultura, i monumenti, le famiglie”. Così come nell’età antica e medievale, anche durante l’età moderna il territorio castellano ha visto numerosi dominatori: il vicereame spagnolo, la breve parentesi austriaca, i Borboni e la dominazione francese napoleonica.
Il breve conflitto franco-spagnolo per la spartizione del Regno di Sicilia vide vincitori gli spagnoli, che instaurarono un regime vice-reale e fecero diventare Napoli una provincia spagnola nel 1503. Il vicereame spagnolo attuò una politica di rispetto delle autonomie locali e una pacificazione che durò circa un secolo e mezzo. Il periodo di pace portò quelle istituzioni locali che avevano perso i propri possedimenti a riconquistarli, come i capuani fecero col castello di Volturno nel 1516. Al contempo, però, i nobili reali spagnoli provarono ad ottenere qualcosa da questo territorio del nuovo Regno.
L’università di Castel Volturno (ovvero il Comune dell’epoca) dovette difendere a più riprese i diritti del proprio territorio dai tentativi di appropriazione esterna. In questo periodo, per di più, la struttura del borgo venne ampliata con la costruzione di una nuova piazza (Piazza Annunziata) e le relative botteghe. La città vide anche un incremento della popolazione. Ma il benessere fu solo relativo, dato che continuamente la popolazione castellana si vedeva spogliata continuamente di propri diritti di pascolo e pesca da parte di istituzioni più alte. Si distinse il vicereame di Don Pedro Alvarez di Toledo (1532-53) che, oltre ad essere un attento amministratore e tassatore, si impegnò per la bonifica delle zone paludose della città e per la navigabilità del Volturno nel 1534. Alla morte di Toledo si susseguirono una serie di viceré che aumentarono la pressione fiscale e portarono il regno in disgrazia: la popolazione di Castel Volturno iniziò a diminuire data la crisi e attorno al borgo medievale iniziò a crescere folta la pineta.
Nonostante questi avvenimenti e le carestie, anche al termine del XVI sec. la popolazione si manteneva abbastanza stabile fino all’inizio del ‘600, quando ci fu un progressivo aumento di mortalità malarica fino alla bonifica del 1616 da parte del viceré conte di Lemos. Con un progetto fece bonificare la zona detta poi dei Regi Lagni, e venne raddrizzata la foce del fiume Clanio, che non sfociava più nel Lago Patria. Nonostante ciò, la vegetazione della pineta continuava a crescere imperterrita fino a coprire il ponte di Domiziano. Il periodo più buio però inizio nella seconda metà del XVI sec.: la popolazione era in forte calo e, di conseguenza, ciò portò alla perdita di potere giuridico-istituzionale. Difatti la città di Capua, nel 1679, stipulò una convenzione con la mensa arcivescovile tramite il quale si fece assegnare in allodio l’immenso territorio di Castel Volturno.
Con la guerra di successione al trono di Spagna che investì l’Europa, l’Italia Meridionale passò dalla dominazione spagnola a quella austriaca. Già all’inizio del ‘700 l’abitato di Castello a mare del Volturno era ridotto a un piccolo borgo. Con la discesa del nuovo imperatore Giuseppe I (1705-1711), i territori della pianura campana tra Capua ed Aversa, piuttosto che subire le conseguenze di una nuova invasione, si arresero agli austriaci e spianarono la strada per la conquista di Napoli.
Purtroppo, però, questa riverenza non venne ripagata dalla sorte ai cittadini castellani, che vissero durante il ‘700 un periodo di miseria e carestia. I boschi erano accresciuti come foreste, l’agricoltura era tornata ad utilizzare metodi primitivi e l’impaludimento del fiume Volturno aveva ridotto drasticamente i commerci. Nonostante le tasse restassero alte, le sole nuove costruzioni erano fatte per celebrare il fasto regio e gli edifici sacri. Infatti, evento eccezionale fu la ricostruzione della vecchia chiesa cinquecentesca dell’Annunziata e del suo altare maggiore.
Ben presto, però, il Mezzogiorno d’Italia tornò nelle mani della corona spagnola: Elisabetta Farnese volle a tutti i costi riconquistarlo per dare un regno al figlio Carlo di Borbone; la conquista iniziò nel 1734. Nella conquista, non fu nemmeno necessario da parte degli austriaci difendere Mondragone e la foce del Volturno, dato che i terreni paludosi rendevano impraticabile qualsiasi attacco. Carlo III di Borbone (1735-1759) diede vita ad una politica di ammodernamento dello Stato e promosse la costruzione di imponenti edifici (come le Regge di Capodimonte, Portici e Caserta). I benefici apportati dal nuovo sovrano videro una ripresa anche del territorio castellano che, nonostante fosse ancora un « luogo di aria pestilenziale», aveva accresciuto la sua popolazione. Il castello, per la sua posizione al confine della regione in una zona paludosa, tuttavia, era ricettacolo dei più malviventi della regione. Per di più, le carte dell’epoca testimoniano anche il malgoverno degli amministratori locali delle rendite da utilizzare.
Tant’è che nel 1740 Carlo III di Borbone ordinò l’elaborazione di un Catasto Generale del Regno, che potesse censire tutte le proprietà, rendite e attività di ogni singola famiglia residente. In particolare, nel 1743 si provvedeva al censimento dello “Stato delle anime di Castello a mare del Volturno in Terra di Lavoro”, che risultavano essere 683. Dal catasto si può evincere che la maggior parte della popolazione non possedeva una casa e svolgeva lavori bracciantili nei campi di proprietari forestieri. Difatti, i maggiori possessori risiedevano nelle limitrofe Capua, Mondragone e Aversa. Il successivo bilancio comunale del 1757 attestava i seguenti servizi: un orologio pubblico, un servizio di scafa tra le rive del fiume, due feste in onore di San Castrese, il fitto di un locale per le udienze comunali, la raccolta dell’immondizia, un corpo di vigili a cavallo.
Nel 1759 Carlo III di Borbone venne chiamato sul trono di Spagna e quindi rinunciò al trono di Napoli in favore del terzogenito Ferdinando IV di Borbone. La comunità di Castello a mare del Volturno continuò a vivere la sua pacifica esistenza nella seconda metà del XVIII sec. Tra il 1778 e il 1779 i nuovi governatori dell’Università di Castel Volturno dovettero provvedere al reclutamento di 50 soldati all’interno del castello, per difendersi dagli sbarchi furtivi causati dal propagarsi della peste. Per di più, in questo periodo continuava incessante la baronìa di Capua nei confronti della città castellana. I cittadini chiedevano giustizia per questi abusi della baronessa, per cui venne istituito uno strumento apposito nel 1785. Tra le loro priorità, in questo periodo, c’era anche la ricostruzione della torre della chiesa dell’Annunziata, che era crollata a causa del terremoto e che quindi fu rifatta elegantemente dalle fondamenta. L’ultimo scorcio del XVIII sec. si chiuse con profondi sconvolgimenti economici e culturali, che la Rivoluzione francese e le armate napoleoniche propagarono in tutta Europa e in Italia.
Già a partire dal 1796, a Napoli si erano createle prime repubbliche giacobine. Re Ferdinando si diede al contrattacco entrando nella coalizione antifrancese e attaccando la Repubblica Romana nel 1798. Ma la vittoria fu di breve durata, dato che ben presto le truppe francesi – nonostante la resistenza popolare – entrarono indisturbate nel Regno di Napoli. Agli inizi del XIX sec. Ferdinando fu costretto a rifugiarsi a Palermo, dato l’incalzare delle truppe comandate da Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone), che venne incoronato Re di Napoli nel 1806. Col prossimo numero della rubrica verranno analizzati l’età napoleonica, la restaurazione borbonica e gli avvenimenti che segnarono il passaggio tra l’età moderna e l’età contemporanea.
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