
Cosa succede quando si abbattono i muri e si lascia spazio solo al talento? Succede che lo sport smette di essere un perimetro chiuso, fatto di categorie e distinzioni, e diventa un linguaggio universale. Accade che un campo basket si trasforma in un laboratorio di civiltà, dove la parola “limite” viene cancellata per dar vita ad ogni possibilità. È il mondo del Baskin, acronimo di basket inclusivo, una disciplina nata in Italia che sta rivoluzionando il modo di intendere l’agonismo e l’inclusione.
Nato a Cremona nel 2003, il Baskin è stato progettato per permettere a giovani con e senza disabilità di giocare nella stessa squadra, ciascuno con un ruolo fondamentale. La struttura del campo parla da sé: non due, ma sei canestri. Oltre ai due classici, ce ne sono due laterali più bassi, protetti da aree dedicate, destinati ai tiri di chi ha mobilità ridotta. Ogni giocatore ha un ruolo (da 1 a 5) assegnato in base alle proprie capacità motorie. In questo sport, la vittoria non dipende dal singolo giocatore bensì dalla capacità del gruppo di innescare il talento di tutti. Non ci sono sconti: se non si passa la palla al compagno con diverse abilità, semplicemente non si può pensare di vincere.
Oggi la Campania vanta una “geografia dell’inclusione” che tocca diverse province. Dalle realtà dell’area napoletana e casertana, il movimento si è espanso fino a creare un vero e proprio campionato regionale competitivo. Come ci ha spiegato Gena Rotunno, «in Campania abbiamo quasi 8 squadre che si sono formate nei vari tempi. È stato il nostro delegato regionale, Vittorio Scotto di Carlo, che ha promosso il Baskin e ha contribuito alla sua diffusione a macchia d’olio nella nostra regione (e non solo!)».
Se il Baskin è oggi una realtà vibrante nelle nostre zone lo si deve a una semina costante e appassionata che ha trasformato la nostra regione in un’eccellenza sportiva. Ma l’impegno non si è fermato solo alla Campania: lo sguardo si è esteso ben oltre i confini regionali e nazionali. Gena Rotunno ha ricordato ai microfoni di Informare che il Baskin è ormai una lingua che si parla in tutta Europa: «Già anche in altri paesi d’Europa il Baskin si pratica al punto che sono persino organizzati campionati europei». A dimostrazione, insomma, che quando le istituzioni sportive e il volontariato procedono a braccetto, il territorio risponde con un entusiasmo travolgente. In questo contesto, le palestre campane non sono più solo luoghi di allenamento, ma avamposti di una democrazia sportiva che non lascia indietro nessuno, trasformando la regione in un modello di integrazione che fa scuola in Italia e all’estero.
Vivere il Baskin dall’interno significa cambiare modo di vivere la realtà: chi guida queste squadre sente su di sé il peso di una missione educativa che va oltre il fischietto. Ce l’ha raccontato bene Crescenzo d’Amore, allenatore della squadra RaggioSunBoys Baskin: «Allenare a baskin ha cambiato il mio modo di vivere la realtà, sportiva e quotidiana. Le barriere non esistono più: quando entriamo in palestra siamo un gruppo molto eterogeneo! Essere allenatore di questo gruppo significa avere una responsabilità sportiva e morale»
Ma la vera forza del Baskin emerge nelle parole di chi scende in campo, trasformando il rettangolo di gioco nel luogo del riscatto contro le difficoltà quotidiane. Maria d’Amore, giocatrice ipovedente, ci ha descritto così la sua esperienza: «Io gioco nel ruolo 2, sono ipovedente e quando entro in campo la forza della squadra è una spinta in più: sembra che chi abbia una condizione degenerativa di malattia perda tutti i giorni, eppure fare quel canestro regala una gioia così grande da espandere la vittoria anche alla vita quotidiana». Nelle sue parole c’è l’essenza stessa della disciplina. Quando la palla entra in uno dei sei canestri, il supporto del pubblico è lo stesso per tutti. Non conta come hai tirato, conta che quel punto appartiene a tutta la squadra.
Leggi anche: Mentre si parla di remigrazione si continua a morire in mare
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...