
La realtà dell’abbandono scolastico è un fenomeno tristemente noto nelle periferie del Sud Italia e soprattutto nella provincia di Napoli. È un fenomeno che rappresenta l’abisso delle divergenze socioeconomiche fra il Nord e il Sud del paese che già soffre una media nazionale del 12,5% di dispersione scolastica con punte del 20% al Sud secondo una ricerca di Save the Children “Alla ricerca del tempo perduto” 2022 – Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana”. Se un minore lascia l’ambiente scolastico e vive in un contesto familiare vicino a contesti delinquenziali ha molte probabilità di avvicinarsi ad un percorso criminale nella sua vita oppure ad avere comportamenti aggressivi ed illeciti. L’aumento di casi di bullismo scoppiato post pandemia è il riflesso di un mancato percorso pedagogico scolastico e familiare durante la DAD.
In una relazione Parlamentare nel 2022 la Direzione Investigativa Antimafia citava un aumento delinquenziale nei giovani post pandemia con una nota:
«Nella città di Napoli, così come in tutta la Campania, la prolungata assenza dalle attività scolastiche a causa della pandemia ha, in un certo qual modo, favorito l’avvicinamento dei minorenni alle attività illegali ‘di strada’ avviandosi verso la ‘carriera delinquenziale.
Si è anche assistito a una elevata diffusione di comportamenti antisociali e illeciti aventi come protagonisti i minori, ovvero condotte criminali riconducibili ai cosiddetti fenomeni ‘baby gang’, ‘bullismo’ e ‘cyberbullismo’, in cui il minore stesso emerge, contemporaneamente, quale autore e vittima del reato».
Il dato che risulta sempre presente dove c’è criminalità minorile è la povertà. L’abbandono scolastico e i relativi squilibri che comporta, è un riflesso del contesto socioeconomico non propriamente fiorente delle province delle grandi città, soprattutto di Napoli, dove si aggiungono anche le aggravanti dell’avvicinamento delle realtà criminali. La cosa più grave sono le fasce di età di giovanissimi che le coinvolgono, si parla di ragazzini dai 13 ai 16 anni. La Regione Campania ha indicato una serie di aree densamente popolate ma con scarso valore socioeconomico a rischio di “Neet” ovvero giovani che non studiano e non lavorano. Aree come l’area Nord di Napoli hanno una incidenza del 25/30% dove c’è una probabilità assai elevata di trovare tale percentuale di Neet . Questo valore per ulteriormente confermato dai test INVALSI del 2021 che segnalano: Il 48,9% degli studenti campani di III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati, a fronte di una media nazionale del 39% circa. Una quota che raggiunge il 51,5% nella città metropolitana di Napoli, sfiora la metà degli studenti nella provincia di Caserta (48,8%) e si attesta al 45,3% in quella di Salerno. Percentuali elevate, ma comunque in linea con la media nazionale, si riscontrano nelle province di Avellino (39,9%) e Benevento (38,15%).
Valerio Alfano, tutor esperto in Disturbi specifici dell’Apprendimento e Bisogni Educativi speciali che ha esperienza nel settore della formazione in progetti come: “Contro i bulli facciamo squadra”, “Scuola viva”, “Estive autism camp” e poi tirocinio presso “SAAD Suor Orsola Benincasa” descrive il fenomeno dell’abbandono scolastico che ha come conseguenza l’avvicinamento alla vita criminale, soprattutto nelle periferie di Napoli.
Valerio conferma i dati sia dell’Ex MIUR che i dati della Regione Campania riguardanti la dispersione scolastica in età adolescenziale. Secondo Valerio ad incidere moltissimo è il contesto familiare e talvolta la scarsa preparazione della maggior parte dei docenti nell’affrontare il contesto classe tramite azioni di mediazione didattica e ciò ricade ancora di più nell’affrontare i bes.
«Alla base del problema della dispersione scolastica c’è la visione lavorativa della scuola da parte delle famiglie che vivono in povertà. L’edificio scolastico è visto erroneamente dalle famiglie meno abbienti come un luogo di avviamento alla professionalità più che un luogo pedagogico. Questo nella mente del minore viene fa si che la scuola venga vista come un “parcheggio”».
Non è tutto, Valerio descrive in maniera esemplare perché i giovani NEET, ovvero coloro che abbandonano studi e qualsiasi carriera lavorativa, si avvicinano alla criminalità organizzata
«Se un giovanissimo, abbandona la scuola, a casa non è seguito dalla famiglia, cerca con molta probabilità modelli comportamentali spesso negativi. L’adolescente vive in un periodo di forte emotività che non va assolutamente repressa né non ascoltata da parte della famiglia. Qualora si trovi solo l’adolescente, cerca di farsi notare con atteggiamenti spesso illeciti o peggio. Quando la società non c’è, allora la Camorra viene in ascolto».
Non tutto è perduto. Sebbene la scuola non è esente da colpe perché non ha saputo gestire i bisogni educativi speciali degli studenti, ci sono ottimi risultati di recupero per adolescenti che hanno avuto trascorsi criminali.
«Nel progetto “scuola viva”, come obiettivo c’era il recupero di alcuni ragazzi che si erano avvicinati all’ambiente criminale. Grazie anche all’ausilio di forze dell’ordine e assistenti sociali si è evitato il peggio. È tuttavia parso subito all’occhio che questi ragazzi avevano bisogno di aiuto pedagogico. Possedevano disturbi che spesso non sono affatto riconosciuti dagli insegnanti che risultano scarsamente preparati nel riconoscere disturbi emotivi del genere che vengono ignorati e che spingo il ragazzo a cercare approvazione anche in ambienti criminali. il caso di Bruno (nome inventato) che aveva un disturbo emozionale e aveva forte difficoltà nella relazione con gli altri. Bruno allontanatosi dal contesto scolastico si è avvicinato da subito all’ambiente criminale perché il suo disturbo nel cercare l’attenzione, spesso tipico degli adolescenti, non era stato ascoltato né dalla famiglia né dalla scuola, bensì dalla camorra. Per fortuna il ragazzo è stato recuperato facendo forza sul lavoro di rete infatti, alcuni conoscenti che lo hanno notato coinvolto ancora una volta in una rissa hanno avvertito un’associazione che si stava attivando in quel periodo di dispersione scolastica e recupero di questi casi l’associazione si è attivata per il recupero anche grazie ad un patto fra associazione-assistenti sociali- ragazzo è stato reinserito nel contesto scolastico con il progetto scuola viva, grazie all’equipe di educatori-esperti adesso prosegue un percorso scolastico ed una passione per il teatro che aveva pregressa. E da ciò si può evincere anche che Il non saper riconoscere i bisogni educativi speciali, e la mancanza di una mediazione Docente-discente è un problema gravissimo di negligenza degli insegnanti, e questo si riflette ancor di più verso alunni a cui è negata la cittadinanza italiana. Questi ragazzi non solo si trovano in un forte disagio emozionale dovuto dal sentirsi esclusi come italiani, non solo, quando si trovano in un contesto classe, vengono inseriti molto spesso senza alcuna preparazione, quasi in contesti di emarginazione o di socializzazione forza che ha come diretta conseguenza l’aggressività, la chiusura in sé oppure l’abbandono scolastico».
Le testimonianze di un educatore evidenziano il gravissimo problema culturale di molte famiglie della periferia di Napoli che non seguono i propri adolescenti che sono obbligati quasi a vedere la scuola come un percorso inutile se non per un avviamento professionale. Per questo motivo ci sono dati allarmanti, che devono far riflettere sul grave problema culturale delle famiglie poco abbienti della periferia di Napoli che ancora ad oggi vedono nello stato un nemico e nella criminalità dal lavoro facile una manna dal cielo.
È chiaro che ad incidere molto sulle scelte di un minore c’è il disagio delle famiglie. Una situazione che pare essere sempre più frequente al sud anziché al nord, con un Gap economico e sociale del tutto Italiano che vede una media nazionale del 12,5% di dispersione scolastica con picchi del 20% al Sud.
Come si comportano i comuni delle province del sud, in particolare a Napoli dinanzi a questi dati? La situazione varia da comune a comune e una stima precisa risulta essere complessa tuttavia, Loredana Granata con la sua esperienza da assessore alla cultura e alle politiche giovanili al comune di Villaricca conferma i dati che sono forniti dalla regione Campania per quanto riguarda l’analisi dei Neet.
«Il comune di Villaricca sia durante il periodo relativo all’impegno amministrativo, sia oggi, è molto attento alle problematiche e alla sensibilizzazione dei temi dell’abbandono scolastico, con un’elevata sinergia fra istituzioni ed assistenti sociali. Ovviamente il contrasto alla criminalità attiene alla Giustizia, al Potere Giudiziario, e nel rispetto della divisione ed indipendenza tra poteri dello Stato, il Comune può rilevare, su segnalazione, queste situazioni ed accompagnare il minore nella prima fase, ma non spetta ad esso contrastare la criminalità minorile. Discorso a parte purtroppo è per quanto riguarda i minori stranieri che a volte risultano con tassi di segnalazioni al comune anche al 36,6%, tuttavia non ci sono dati regionali precisi sull’uscita precoce degli studi dei minori di cittadinanza non italiana. Le uniche informazioni disponibili a livello locale sono sulla presenza di alunni stranieri nelle scuole e sull’abbandono scolastico complessivo. Cioè senza la distinzione in base alla cittadinanza».
Sono le differenze sociali a creare discriminazione e a mettere tutti gli ingredienti base per la nascita di un ambiente potenzialmente criminale.
Ci si avvicina alla criminalità che “ascolta” sempre, ovviamente per i propri loschi fini, perché non si è ascoltati a casa, dalle famiglie e da uno stato che non riconosce: investimenti, strutture adeguate, lavoro, assistenza e perfino una cittadinanza a ragazzi che non hanno nulla in meno ad altri ragazzi.
Dalla mia stesse esperienza di insegnamento nei laboratori di elettronica nelle province di Napoli e di Salerno ho notato molti casi riassumibili in 2 gruppi: da un lato chi ruba per essere accettato e dall’altro chi si unisce in gang per essere accettato.
Il fenomeno degli “scugnizzi” nasce perché si ascoltano poco e male le esigenze dei ragazzi, se non per coraggiosi insegnanti e iniziative comunali che però spesso hanno le mani legate da mille burocrazie. Erroneamente, i ragazzi delinquono perché hanno modelli di comportamento di un contesto sociale ricco ed abbiente, caso a pennello sempre quello malavitoso, del denaro, dell’auto e della donna facile, tutti visti come oggetti. La correlazione volere e prendere è spontanea, dunque nasce la delinquenza.
Invece, per gli adolescenti “non italiani” il discorso è ancora più complesso. I fenomeni di “gan di stranieri” nascono perché il non sentirsi accettati oppure essere inseriti senza alcuna conoscenza di integrazione in un contesto classe come ha dichiarato Valerio, stimola aggressività e volontà di riunione con i propri connazionali, che a loro volta vivendo in contesti di povertà, delinquono.
È la differenza a creare discriminazione, la disuguaglianza crea povertà e la povertà crea la criminalità.
Se non fosse per pochi che fanno molto di più di molti, quando ci saranno seri investimenti scolastici? Quando la cittadinanza non sarà più un dono ma un diritto?
Dovremmo ancora osservare nel 2023 a disgustosi gap economici e sociali nel Nord e Sud del paese, e fra “italiani e non”, o peggio ancora a carceri pieni di ragazzi che hanno si sbagliato, ma perché nessuno non li ha mai ascoltati.
È ora che unilateralmente la società, se è sociale e civile come si proclama, inizi a pensare a tutti, in modo più equo e solidale, dal Nord al Sud del Paese.
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