
Dalla strage nazifascista di Marzabotto sono passati 80 anni. Una strage in cui persone di ogni età persero la vita, uccise senza pietà nell’area di Monte Sole. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, le truppe nazifasciste commettevano infatti una delle più grandi stragi della Seconda Guerra Mondiale: uno dei più gravi crimini contro l’intera umanità. I soldati italiani e tedeschi, istigati da Albert Kesselring, generale tedesco a capo della guerra contro i partigiani italiani, si misero in cammino nella zona di Monte Sole con un solo obiettivo: quello di annientare tutte le formazioni partigiane del territorio. Una marcia della morte che viene ricordata con il nome di eccidio di Marzabotto, che provocò il massacro di 770 persone, di cui 217 bambini.
Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato gli ottant’anni dall’eccidio nazifascista durante la cerimonia solenne alla quale hanno preso parte il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, i rappresentanti delle istituzioni e moltissimi cittadini.
I presenti presidenti di Italia e Germania hanno incontrato e abbracciato i sopravvissuti e parenti delle vittime. «Siamo qui per chinare insieme il capo davanti a tante vite crudelmente spezzate, per riempire con i sentimenti più intensi di solidarietà quelle voragini che la disumana ferocia nazifascista ha aperto in queste terre, in queste comunità. Siamo qui per ricordare, perché la memoria richiama responsabilità. Nella Seconda guerra mondiale si toccò il fondo dell’abisso. La barbarie, la cancellazione di ogni dignità umana». Sono queste le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’anniversario della strage di Marzabotto.
«Quasi ottocento le vittime, uccise tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 nei Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzane Morandi – ha continuato -. Quasi duecento i bambini. Marzabotto e Monte Sole sono un simbolo tra i più sconvolgenti della strategia di annientamento che accompagnò la volontà di dominio, il mito razziale, la sopraffazione nazionalista, insomma quell’impasto ideologico che sospinse il nazismo – e i loro complici, tra cui il regime fascista – a perseguire il catastrofico progetto di conquistare l’Europa e svuotarla della sua storia». Il presidente della Repubblica ha anche parlando della guerra nel mondo attuale.
«Oggi, i conflitti in atto, i luoghi della sofferenza dove il diritto umanitario internazionale non trova applicazione, ci richiamano bruscamente alla responsabilità di non essere né ciechi, né addormentati, né immemori – ha continuato -. Non dobbiamo mai dimenticare, anche se fatichiamo a comprendere. O forse, per citare ancora Levi: “quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare”».
Anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha espresso la sua opinione durante la commemorazione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio. «In questa giornata di commemorazione vorrei rammentarlo molto consapevolmente a tutti i tedeschi – ha detto -. Vorrei rammentarlo molto consapevolmente anche perché viviamo un momento in cui anche nel mio Paese assistiamo a una recrudescenza delle forze nazionaliste e di estrema destra».
E ancora: «Avere Voi tutti, avere Lei, un convinto europeista, al mio fianco, caro Presidente Mattarella, mi infonde speranza. I nostri due Paesi sanno che la democrazia, anche dopo essere stata conquistata, non è mai scontata. Sappiamo che la libertà e la democrazia vanno protette e difese, che un nazionalismo eccessivo porta alla guerra».
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