
La Striscia di Gaza, una stretta e popolata striscia di terra costiera che si estende lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo, è stata a lungo una regione caratterizzata da conflitti, sofferenze umane e isolamento. Da questo territorio completamente chiuso è stata lanciata l’operazione militare di Hamas e di milizie palestinesi contro Israele.
La Striscia di Gaza è spesso descritta come una “prigione a cielo aperto” a causa delle restrizioni severe imposte sulla sua popolazione e sulla sua economia. Lo scorso anno l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha definito Gaza “una prigione a cielo aperto”. Queste restrizioni sono state principalmente implementate da Israele, ma anche dall’Egitto, che controlla il confine sud della Striscia di Gaza.
Gaza è una porzione di territorio ampia circa 360 chilometri quadrati situata a nord-est della penisola del Sinai. Confina a ovest con l’Egitto, mentre a nord si affaccia sul mar Mediterraneo. A sud e a est vi è Israele. Gli abitanti sono circa due milioni, numero che rende la Striscia di Gaza è una delle zone più densamente popolate al mondo.
All’interno della Striscia di Gaza vive una popolazione principalmente di origine palestinese. La popolazione della Striscia di Gaza è composta principalmente da palestinesi che vivono in città, villaggi e campi profughi. La maggior parte dei residenti della Striscia di Gaza è costituita da palestinesi autoctoni, molti dei quali hanno radici familiari nella regione che risalgono a generazioni. Sono palestinesi che vivono nelle città, nei villaggi e nei campi profughi della Striscia.

La Striscia di Gaza ospita anche una grande popolazione di rifugiati palestinesi, molti dei quali sono discendenti dei palestinesi espulsi dalle loro case durante il conflitto arabo-israeliano del 1948. Questi rifugiati vivono principalmente nei campi profughi, dove le condizioni di vita spesso sono difficili. La densità di popolazione nella Striscia di Gaza è molto alta, il che contribuisce a sfide significative legate all’accesso all’acqua, all’energia, all’istruzione e all’assistenza sanitaria.
La presenza israeliana nella Striscia di Gaza è durata fino al 2005. Sotto la pressione della comunità internazionale, il premier israeliano Ariel Sharon ha ritirato le forze militari e gli insediamenti coloniali sviluppati nei quarant’anni di occupazione. Negli accordi di Oslo nel 1993, si concordava che Gaza avrebbe dovuto essere controllata dall’Autorità nazionale palestinese con la quale Tel Aviv aveva stretto il patto.
Nel 2006, però, a vincere le elezioni nella Striscia è stato il partito armato islamista Hamas. Questo evento ha portato Israele a imporre l’embargo dei cieli e del mare palestinese, con il controllo di persone e beni in entrata e in uscita. Israele ha imposto un blocco terrestre, marittimo e aereo sulla Striscia di Gaza dal 2007. Questo blocco limita drasticamente l’accesso di beni, cibo, medicine e altri beni essenziali alla popolazione di Gaza.
Anche l’accesso delle persone è fortemente limitato, il che rende estremamente difficile per i residenti di Gaza lasciare la regione o ricevere visitatori da altre parti del mondo. L’approvvigionamento di elettricità a Gaza è limitato, e i frequenti black-out causano disagi significativi per la vita quotidiana e per l’infrastruttura essenziale, come gli ospedali e le scuole. La popolazione di Gaza è quindi come intrappolata in un territorio relativamente piccolo e altamente densamente popolato, con accesso limitato ai servizi essenziali e alla libertà di movimento a causa di restrizioni imposte da Israele e dall’Egitto.
Numerose organizzazioni per i diritti umani hanno accusato Israele e altre parti coinvolte di violazioni dei diritti umani in questo territorio, comprese accuse di uso eccessivo della forza durante conflitti e operazioni militari. La Croce Rossa Internazionale ha dichiarato per questo illegale l’embargo in quanto “punizione collettiva per le persone che vivono nella Striscia di Gaza”.
Era il 2012 quando l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), pubblicò un rapporto dedicato a Gaza. Il rapporto proponeva uno scenario secondo cui la Striscia sarebbe diventata “inabitabile” nel 2020. Possiamo oggi dire che il deterioramento delle condizioni nella Striscia sia poi avvenuto in maniera più rapida rispetto a quanto stimato dalle proiezioni del 2012.
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