
Il 27 marzo del 2024 furono aperte le candidature del Bando Housing: grazie ad uno stanziamento di circa 1,2 miliardi di euro, soggetti pubblici, privati ed ecclesiastici avevano la possibilità di candidarsi per svolgere attività di gestione di residenze o alloggi per studenti universitari finalizzato alla creazione di 60mila posti letto entro il 2026. L’obiettivo dichiarato era quello di contrastare i dati sempre più preoccupanti del caro affitti per gli studenti universitari. Napoli, infatti, ha visto negli ultimi sei anni un aumento del 36% del costo per una stanza singola, come emerge dall’ultima analisi di Immobiliare.it Insights. Sembrava un segnale positivo, dunque, che la Campania si sia attestata come la Regione con il più alto numero di richieste per posti letto. Ma dopo due anni quali sono i risultati?
Il bando ha subìto una modifica con un’ordinanza del 21 maggio scorso, che ha comportato un taglio di circa il 50% sia dei posti letto che dei fondi previsti inizialmente. Tuttavia, le regole per la distribuzione di questi sono rimaste le stesse: il finanziamento è pari a 19.966,66 euro per ogni nuovo posto letto; almeno il 30% dei posti letto deve essere assegnato a prezzi calmierati a studenti provenienti da graduatorie predisposte dagli Enti per il diritto allo studio. Per il restante 70% dei posti letto, l’ente gestore dovrebbe imporre tariffe ridotte almeno del 15% rispetto al valore medio di mercato nella zona di riferimento. Un altro dato da non tralasciare è il vincolo di destinazione d’uso degli immobili, fissato a 12 anni. E dopo cosa succede? Lo studentato finanziato dall’Unione Europea ritorna un semplice immobile nelle mani del proprietario, completamente libero di farne ciò che vuole.
Dal 2024 ad oggi, degli studentati finanziati con i fondi del PNRR solo uno ne è stato completato ed è già in uso a Napoli. Parliamo di Campus X, lo studentato privato nei pressi di Piazza Garibaldi. Noi di Informare abbiamo fatto richiesta, come studenti universitari, per una stanza nella residenza. I prezzi che ci hanno esposto partono da 630 euro al mese per 16 metri quadrati di stanza, 640 per una stanza condivisa e 1050 per un monolocale. Ma non dovevano essere ribassati del 15% rispetto al valore medio di mercato? Il prezzo medio per una stanza singola nel quartiere si attesterebbe attorno ai 400 euro al mese. Per un altro studentato ora in costruzione al Centro Direzionale, sempre affidato ad un privato, si prospettano prezzi
simili. La risposta è semplice, e non si tratta di una violazione del bando: l’imposizione del ribasso del 15% può essere infatti facilmente aggirata. Come? Il valore medio di mercato non varia solo a seconda del quartiere, ma aumenta in base ai servizi offerti. Ed infatti Campus X offre un’infinità di servizi, dalla palestra alla sala cinema, ai quali non è possibile sottrarsi e che fanno lievitare i prezzi.

È fondamentalmente questo il punto al centro della questione, come ci spiega anche Sofia Aisoni, attivista della rete cittadini Set – Resta Abitante: «Le camere in affitto diventano sempre più proibitive e gli studentati dovrebbero essere fatti per agevolare in qualche modo questa barriera, ma attualmente ci ritroviamo con studentati che offrono infiniti servizi tranne l’accessibilità del prezzo. Questa situazione sarebbe evitabile semplicemente spostando più nel pubblico ciò che attualmente è dedito solo alla pura speculazione».
Una sensazione che ci è stata trasmessa anche dal “pubblico” stesso. Abbiamo contattato il consigliere d’amministrazione Adisurc Matteo Grilli, che ha lamentato proprio la difficoltà per gli enti pubblici nel competere in questo bando: «È evidente che ci sia un quadro normativo che, per come è ideato anche a livello di tempistiche, impone per forza che ci si debba affidare soprattutto ai privati. Il pubblico ha tutta una serie di problemi burocratici a cui deve sottostare e sicuramente non ci mette due anni, che è stata la durata del bando. Un privato ci mette 12-18 mesi e ha molto più margine di manovra». Al netto di ciò, Adisurc ha diverse strutture candidate e nei prossimi anni l’obiettivo è avere 1000 nuovi posti letto. Una (piccola) buona notizia dopo un bando che sta destando non pochi dubbi, a causa di una ricerca di attrattività per i privati che ha preso troppo spazio rispetto alla missione originaria della riforma, l’abbattimento dei costi affitto.
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