
Un altro anno total black per le carceri: in soli due anni cento suicidi in carcere. A descrivere questo quadro è il report dell’Associazione Antigone che ha tracciato un bilancio “per i diritti e le garanzie nel sistema penale” documentandone i numeri, le manifeste carenze, l’indifferenza della politica rispetto alle cifre drammatiche, con leggi e norme che producono sempre più galera, proprio come sta avvenendo con il governo Meloni.
Secondo il report, il 12% delle persone detenute ha una diagnosi psichiatrica grave. L’uso di psicofarmaci rimane lo strumento principale con cui in carcere viene “gestita” la salute mentale. Il tasso è maggiore nelle persone detenute di origine straniera. L’Italia, secondo dati dell’OMS del 2019, è uno dei paesi dove ci si suicida di meno. Al contrario, se si guardano i dati del 2021 del Consiglio d’Europa, il nostro paese è al di sopra della media europea per i suicidi in carcere. A riportare questi dati è Il Sole 24Ore.
Su cento detenuti cinque erano donne. L’età che generalmente colpisce è al di sotto dei 40 anni. Ci sono 27 casi tra i 40 e i 49 anni, 17 tra i 50 e i 59. Solo 5 casi dai 60 ai 69. Antigone registra l’ultimo suicidio prima di chiudere il rapporto, quello del 13 marzo nel carcere di Teramo, un ragazzo che giusto quel giorno compiva 20 anni.
Stefano Anastasìa, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà per la Regione Lazio, ha denunciato sul suo profilo Facebook l’assenza di attenzione sui suicidi in carcere. “Ancora un morto in carcere, un suicidio, a Regina Coeli qualche ora fa. Ero all’interno dell’istituto, in direzione, quando è arrivata la notizia: un uomo di trentasei anni, cinese, in carcere da poco più di un mese, si è impiccato alla terza branda del letto a castello nella solita settima sezione, quel porto di mare di arrestati, isolati, puniti, separati, dove l’anno scorso se ne sono ammazzati quattro”.
“Non posso che ripetere le parole del presidente Mattarella – ha continuato -. Servono risposte urgenti, contro il sovraffollamento, per condizioni di vita umane e dignitose, l’unico modo per contrastare la piaga dei suicidi in carcere”.
La segretaria del Pd, Elly Shlein sostiene che “non si può perdere tempo” e che “serve più attenzione alle condizioni di vita nelle carceri, sia per chi vi si trova a scontare una condanna, sia per chi ci lavora. Non si può perdere altro tempo: chiediamo interventi urgenti per migliorare le condizioni di lavoro del personale e facilitare le misure alternative alla detenzione a fine pena o per i reati minori. E invece il governo continua con la proliferazione di reati inutili, con l’aggravamento delle pene esistenti e con il taglio dei servizi sociali e sanitari territoriali”. La segretaria del Pd ha concluso: “Un mese fa il presidente Mattarella ha chiesto risposte urgenti contro il sovraffollamento perché solo offrendo condizioni di vita dignitose e umane si potrà contrastare questo dramma”.
La crescita delle presenze in carcere è stata in media di 331 unità al mese. Ma quali sono le cause che portano a questo aumento di presenze in carcere? Secondo Antigone sarebbero riassumibili così: “Maggiore lunghezza delle pene comminate, minore predisposizione dei magistrati di sorveglianza a concedere misure alternative alla detenzione o liberazione anticipata e introduzione nuove norme penali e pratiche di polizia che portano a un aumento degli ingressi”.
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