
Tragedia nella casa circondariale di Siracusa: detenuto si toglie la vita. La senatrice Cucchi denuncia il crescente problema dei suicidi nelle carceri italiane.
La casa circondariale di Siracusa ha ospitato l’ennesimo suicidio tra le sue mura, quando un detenuto di 32 anni, originario di Lentini, si è tolto la vita. Il garante dei detenuti, Giovanni Villari, ha confermato l’incidente, sottolineando il grave problema dei suicidi nelle carceri italiane.
Nonostante i soccorsi immediati, la situazione si è rivelata tragica. Il cuore del detenuto è stato riportato in attività, ma purtroppo, dopo il trasporto al Pronto Soccorso di Siracusa, è stata dichiarata la morte cerebrale. Inoltre, il detenuto soffriva di problemi psichici che, secondo molti, non sono stati tenuti in considerazione in carcere.
Villari ha espresso angoscia per il fatto che il detenuto stava per concludere il suo periodo detentivo il prossimo mese di settembre, confermando una tendenza preoccupante: i periodi più critici per i suicidi in carcere sono i primi mesi dopo l’ingresso e gli ultimi sei mesi prima della liberazione. I suicidi nelle carceri italiane sono la dimostrazione di uno Stato che non vuole rieducare chi commette un crimine, ma cerca solamente di punirlo. Questo atteggiamento si mostra cieco nei confronti chi vive l’esperienza della detenzione e anche nei confronti di chi sta per uscire da quelle mura, avvertendo però non poche paure nei confronti di una società che ti stigmatizza, abbandona e pretende un comportamento da santo. I santi però avevano un lavoro, una casa, relazioni sociali e sostegno simbolico e materiale.
Villari ha anche richiamato l’attenzione sull’importanza del sostegno pubblico ai detenuti in difficoltà e sulla necessità di promuovere una cultura di solidarietà e comprensione.
La Senatrice Ilaria Cucchi ha evidenziato le anomalie che contraddistinguono e permettono i suicidi nelle carceri italiane “Quello del carcere di Siracusa è il suicidio numero 35 nelle carceri, nel solo 2024.Non so dove siano i ministri Piantedosi, Nordio e tutti gli altri che con loro dovrebbero dare risposte. Sono centinaia e centinaia le persone che nelle carceri soffrono di problemi psichici. E sono praticamente tutte lasciate a se stesse. Non si può morire di prigionia e quell’uomo non doveva essere lì”.
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