
Il 17 maggio Daniele Pieroni ha scelto la strada del suicidio assistito dopo l’approvazione di una legge regionale in Toscana. Il sessantaquattrenne, affetto dal morbo di Parkinson dal 2008, si era rivolto all’associazione Luca Coscioni per ricevere informazioni su come accedere alla morte assistita volontaria.
La legge, che è stata approvata in Toscana a febbraio, è stata impugnata dal governo poiché, a detta sua, incostituzionale, in quanto la materia dovrebbe essere regolata a livello nazionale. Il problema è che, nonostante negli anni la Corte costituzionale abbia invitato più volte il Parlamento a legiferare sul suicidio assistito, sul tema non è mai stato preparato un testo di base. In Italia, attualmente, il diritto al suicidio assistito esiste, applicando però sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, la quale prevede dei parametri da rispettare per la rivendicazione di tale diritto. I requisiti sono: una patologia irreversibile; delle sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegni vitali; la capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli certificate dal servizio sanitario nazionale.
L’associazione Coscioni ha organizzato la raccolta firme in tutte le regioni per le proposte di legge regionali. «Al momento – ci spiega Matteo Mainardi, responsabile delle iniziative sul fine vita dell’associazione – la proposta di legge è stata depositata ovunque tranne in Umbria e in Trentino. L’Emilia-Romagna, invece, ha fatto delle delibere di giunta che vanno nella stessa direzione delle leggi regionali. Esse servono a dare garanzie delle procedure e delle tempistiche a questo diritto. In tutta Italia si può accedere al suicidio assistito, ma in Toscana ora ci sono delle tempistiche. Dal momento della richiesta al via libera del sistema sanitario regionale non devono passare più di 30 giorni.
In tutte le altre regioni, i tempi sono variabili: in alcune si parla di mesi, in altre si è arrivati addirittura a tre anni, tempi non compatibili con l’aspettativa di vita delle persone che fanno queste richieste». Il Senato, il 17 luglio, dovrebbe discutere sul tema, ma il testo base ancora non arriva. Se per quel giorno non giungerà nulla, la discussione parlamentare, presente da marzo nei calendari, verrà nuovamente rinviata. Intanto, il responsabile Mainardi si dichiara fiducioso sull’esito da parte della Corte costituzionale, poiché tutti gli uffici legislativi in cui è stata depositata la proposta, persino quelli delle regioni in cui è stata bocciata, concordano nel fare rientrare la materia nelle competenze regionali.
Mainardi ha definito la situazione in Campania un teatrino. «La proposta di legge –dichiara – è stata depositata a inizio 2024 e per un anno ci sono state le audizioni degli esperti. A marzo 2025 la proposta è arrivata in aula e, dopo il lungo periodo di discussioni, il presidente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero, ha rimandato tutto alle commissioni perché mancava il parere della Commissione Bilancio e quindi non si poteva discutere la proposta. Nonostante si dicano tutti favorevoli, questa commissione non si è mai riunita e quindi non si è arrivati alla discussione. In tutto questo, il teatrino si amplia per il presidente De Luca, che si dice favorevole ma che bisogna sentire la conferenza episcopale campana. Nessuno vuole calpestare ai piedi alle gerarchie vaticane per guadagnare voti alle elezioni che si terranno a breve».
È importante che si raggiunga una quadra di base in tutto lo Stato. Ciò per una questione di parità per tutti: infatti, in Toscana sono previsti trenta giorni, in Emilia quarantadue giorni, mentre nelle Marche ci hanno messo circa due anni. Spostarsi per una persona in fin di vita vorrebbe dire trasferire la residenza, cambiare sistema sanitario, riaccedere alle cure e poi rifare la richiesta. Teoricamente sarebbe possibile, ma nella realtà dei fatti è impraticabile. La questione è delicata e necessita della massima trasparenza, perché vicine alle persone che richiedono il suicidio ci possono essere interessi legati ad assicurazioni sulla vita o grandi eredità che si sbloccano.
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