
Trent’anni e un’agenzia di comunicazione tutta al femminile, Valeria Alinei è colei che si occupa della comunicazione della società di baskettisti che ormai conosciamo bene: il Tam Tam Basket. Un’intervista in cui Alinei ci dimostra quanto, in questo caso, i social media siano in grado di accorciare le distanze e portare all’attenzione argomenti fondamentali.
«Ho giocato a basket per quasi 20 anni e Massimo Antonelli è stato un mio allenatore da bambina, ci allenavamo con lui per imparare i fondamentali con il Music Basket. A distanza di tanti anni, non appena ho avuto notizia di quello che stava mettendo su con la Tam Tam, l’ho contattato per mettermi a disposizione e fare la mia parte come potevo, per le mie competenze».
«Appena mi sono avvicinata a Tam Tam, per prima cosa ho voluto realizzare il sito web della società: in quel periodo stava iniziando ad esserci tanto clamore attorno alla vicenda e c’era il bisogno di raccogliere tutte le notizie e le iniziative che si stavano susseguendo e un sito web poteva essere utile per svolgere questa funzione di “contenitore”. Mi è sembrata la cosa più utile da donare al progetto in quella fase. Nel tempo ho poi iniziato a gestire le pagine social».
«Si può dire che si tratta del mio pane quotidiano. Con il mio team cerchiamo di dare tutto il supporto che serve e di mantenere sempre attiva la presenza online di Tam Tam: i progetti di questo tipo vivono di passaparola e dell’aiuto delle persone, per cui è fondamentale continuare a raccontare questo progetto meraviglioso».
«L’esigenza è nata semplicemente dal fatto che si sono avvicinate a Tam Tam persone da tutto il mondo: hanno parlato, e continuano a parlare di noi, giornali, tv e media di ogni continente e il minimo che possiamo fare è cercare di “seguire il flusso” di informazioni che ci riguardano per aprire dei dialoghi con chiunque possa essere per noi un “megafono”, aiutandoci a raccontare la storia di questi ragazzi con l’obiettivo di dare a loro sempre migliori opportunità».
«L’obiettivo è essere la loro voce, raccontarli e raccontarci per cercare di smuovere qualcosa. Lo Ius soli (o almeno lo Ius Scholae) permetterebbe ai nostri ragazzi di essere finalmente riconosciuti al pari dei loro compagni di classe. Lo sport ancora “divide” e mette tanti paletti ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Vogliamo uno sport più inclusivo e tutta la nostra comunicazione punta a sensibilizzare su questo tema».
«Ho un background accademico di stampo economico, ho studiato management e marketing muovendomi tra Napoli, Milano, Bilbao e Boston. Da circa 5 anni mi occupo di comunicazione, prima da libera professionista e da pochissimo ho fondato la mia agenzia di comunicazione tutta al femminile. Devo tantissimo alla pallacanestro e, nel mio piccolo, aiutare Tam Tam è il mio modo di “restituire qualcosa” ad uno sport che mi ha dato tanto».
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