
Tam Tam Basket di Castel Volturno è una storia di passione, di riscatto, di inclusione sociale e di speranza per tanti ragazzi e ragazze che, quotidianamente, si trovano a vivere situazioni di marginalità. Fondata dal coach Massimo Antonelli, questa realtà sportiva è diventata un simbolo di resistenza e di lotta per il diritto al gioco, per la possibilità di crescere attraverso lo sport, per quel diritto che, troppo spesso, sembra essere negato a chi nasce in Italia ma non ha origini italiane.
Una storia che, purtroppo, si ripete. Come in tante altre occasioni, anche oggi, Tam Tam Basket si trova ad affrontare un ostacolo burocratico che rischia di compromettere il sogno di tanti giovani atleti. La recente richiesta della FIBA (Federazione Internazionale di Basket) di presentare il passaporto per tesserare ragazzi e ragazze di 10 e 11 anni, nati in Italia e con regolare permesso di soggiorno, ha scatenato una serie di riflessioni e preoccupazioni tra i membri della comunità sportiva di Castel Volturno, in particolare per coach Massimo Antonelli.
Il coach racconta con frustrazione come, fino a pochi mesi fa, il tesseramento di un giovane atleta non straniero fosse un processo relativamente semplice, basato su documenti come carta d’identità e codice fiscale. Quando però i ragazzi non sono nati in Italia, la procedura diventa più complessa: oltre alla documentazione standard, occorre anche il permesso di soggiorno e una serie di altri documenti che vanno inviati alla FIBA per la verifica. Quest’anno, però, è stata introdotta una nuova richiesta: il passaporto.
«Quando si vuole tesserare un ragazzo o una ragazza che sono nati in Italia, la procedura è istantanea. Si presenta solo il documento di identità e il codice fiscale con allegato un modulo che la FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) ci fa firmare per il tesseramento. Appena io aggiungo queste documentazioni sulla piattaforma della FIP, il tesseramento è immediato e il ragazzo o la ragazza può giocare i campionati. Quando invece c’è un ragazzo o una ragazza che non sono nati in Italia, naturalmente la FIP deve raccogliere una serie di documenti in più: oltre alla carta d’identità e al codice fiscale, c’è da allegare il permesso di soggiorno e altri tre o quattro moduli in più. La FIP a quel punto manda alla FIBA queste documentazioni. Quest’ultima deve verificare se il ragazzo o la ragazza ha giocato già nel paese di origine nonostante sia nato qua in Italia. Nella verifica formale di tutti i documenti necessari, quest’anno si è aggiunto il passaporto. Personalmente non capisco questa richiesta: sono ragazzi nati in Italia e che non hanno motivo di uscire dall’Italia. Ma perché c’è bisogno del passaporto? Non comprendo la ratio di questa complicazione. Loro conoscono la storia, conoscono la realtà di Tam Tam Basket. Qui ci sono ragazzi e ragazze, bambini e bambine che vogliono solo giocare a basket, vogliono fare dello sport. Perché tutto questo?».
La richiesta di un passaporto, soprattutto per i minori, rappresenta non solo un ostacolo burocratico ma anche un vero e proprio impedimento economico per molte famiglie. Come spiega Antonelli, i costi per ottenere un passaporto sono elevati e, per alcune famiglie, rappresentano una spesa insostenibile. A Roma, all’ambasciata, si spendono minimo 300 euro per la procedura normale. E per le tempistiche si parla di mesi. Eppure, questi ragazzi vivono qui, son nati qui. «Secondo me è una violenza pazzesca. Un ragazzino o una ragazzina di undici anni che incomincia a giocare a basket, viene qui a frequentare e ad allenarsi. Poi devi dirci che abbiamo perso tempo perché non avevano i documenti apposto. Quanti ne abbiamo persi così…» continua Antonelli.
Non si tratta solamente di una questione burocratica, ma anche di un problema sociale. A Castel Volturno, un territorio segnato dalla difficile condizione economica e sociale, molte famiglie di ragazzi e ragazze migranti o di seconda generazione si trovano a dover affrontare quotidianamente difficoltà enormi. La richiesta di un passaporto non solo rende difficile l’accesso allo sport, ma rischia anche di scoraggiare molti giovani dal perseguire i propri sogni.
«Molti ragazzi e bambini abbandonano – dice il coach – I genitori spesso non è che sono tanto contenti che i ragazzi vengano a giocare. Il loro pensiero è che se devono uscire, allora che portino dei soldi a casa. Sono famiglie straniere che hanno difficoltà e preferiscono sapere che i loro figli vadano a lavorare sui lidi d’estate, per farti un esempio. Questo ti avvilisce. Fai davvero tanta fatica a portare ragazzi da noi. Loro vivono in situazioni dove devono badare ai fratelli o alle sorelle più piccoli. Questi ragazzi sono in casa un elemento prezioso per i genitori che durante il giorno sono fuori a lavorare».
Questa situazione non è solo un problema individuale, ma riguarda l’intera comunità di Castel Volturno e il suo tentativo di costruire un futuro migliore per i giovani. Tam Tam Basket ha sempre cercato di offrire una via di fuga a chi vive in condizioni di disagio, dando loro l’opportunità di fare sport gratuitamente, di appartenere a una squadra, di imparare valori come il rispetto e la disciplina. Tuttavia, la burocrazia sportiva, con le sue complicazioni e i suoi ostacoli, rischia di compromettere tutto questo.
Una situazione insostenibile, che ha spinto Antonelli a sollevare la voce. La denuncia che sta portando avanti non è solo un atto di protesta, ma un appello alla FIBA affinché comprenda la realtà di un territorio come Castel Volturno, dove le difficoltà quotidiane sono amplificate dalla marginalità sociale e economica. «Il mio sogno è che non ci siano mai barriere nel mondo dello sport ad ostacolare il diritto al gioco ai ragazzi. Il gioco è un elemento fondamentale nella formazione, il gioco è una parte vitale. È come mangiare, come bere, come respirare. Quando ti manca il gioco possono comparire deviazioni, timidezze, problemi a legare e a rapportarsi con il prossimo e con la propria famiglia».
La legge italiana, recentemente, ha cercato di venire incontro alle realtà come Tam Tam, approvando una normativa che sancisce il diritto di accesso allo sport per i minori stranieri frequentanti regolarmente le scuole italiane. Tuttavia, nonostante questi passi avanti, la FIBA sembra non riuscire a riconoscere la specificità dei territori in cui Tam Tam opera, con tutte le sue complessità. Come spiega Antonelli, «adesso sembra che ci stiano complicando la vita: a noi, alle associazioni, ai ragazzi. Non me lo spiego. Ripeto che qualsiasi federazione vive grazie ai tesseramenti dei ragazzi. Con questa richiesta si dimostra di non essere capaci a capire che qui siamo in un territorio differente con le sue specificità; i ragazzi vivono condizioni familiari particolari e spesso non hanno i soldi per garantire di praticare uno sport».
Questa è la lotta che ogni giorno Tam Tam Basket porta avanti: una battaglia contro la burocrazia, contro le difficoltà economiche e contro l’indifferenza. Una battaglia per il diritto di tutti i ragazzi a giocare, a crescere, a imparare attraverso lo sport, perché il gioco, come sottolinea Antonelli, è una parte fondamentale della vita. Senza di esso, rischiamo di perdere un pezzo di futuro, non solo per i ragazzi di Castel Volturno, ma per l’intera società.
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