
La Tangenziale di Napoli, anche denominata Autostrada A56, continua a far parlare di sé. Già alla nascita, ha rappresentato un unicum nel panorama italiano ed europeo, essendo l’unica arteria urbana a pagamento a forfait, in uscita. Ora, dall’inizio del nuovo anno 2026, il pedaggio ha subito nuovamente un aumento.
Attualmente, la tangenziale di Napoli S.p.A. è gestita da “Autostrade per l’Italia”, a sua volta controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti, sotto la supervisione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questa tangenziale è stata pagata dagli stessi fruitori napoletani. In teoria il pedaggio sarebbe dovuto rimanere attivo solo fino al 2001, per estinguere le spese di costruzione dell’opera (progettata nel 1968 e aperta nel 1972). Eppure Atlantia del Gruppo Benetton che, allora gestiva la rete, ha continuato ad intascare i soldi, senza fornire spiegazioni ufficiali. Solo nel 2008 è stata firmata un’ulteriore concessione, in vigore fino al 2037. Il nuovo accordo giustifica il pedaggio per finanziare interventi di manutenzione, soprattutto in zona ospedaliera. Dai 65 centesimi del 2008, di anno in anno, si è arrivati ad 1 euro nel 2018.
Con l’inizio del nuovo anno, i soliti rincari previsti per le autostrade non si sono fatti attendere. Nel caso della Tangenziale di Napoli, si è passati da 1,00 euro a 1,05. 5 centesimi sembrano pochi, ma hanno causato non pochi disagi, tra code e resti irreperibili. Nei casi di mancato resto, i guidatori sono stati invitati a recarsi presso gli uffici della Tangenziale o a scrivere una mail indicando l’iban.
L’Amministratore Delegato Luigi Massa ha affermato che, se fosse un aumento in linea con l’inflazione, il pedaggio ammonterebbe addirittura a 1, 20 euro. Come se i cittadini napoletani, dovessero essere grati del poco aumento, che lui crede assolutamente necessario per via dei continui investimenti di ammodernamento dell’opera. Per contro, il presidente regionale della Federconsumatori Giovanni Berritto accusa le concessionarie. Infatti, una parte rilevante delle opere infrastrutturali rientra nei finanziamenti pubblici del PNRR, quindi gli interventi non sono interamente a carico degli utenti e non bisogna spacciarli per tali.
La domanda da porsi è “qual è, qual è stato e quale sarà l’impatto sociale di queste scelte che continuano a gravare sulla tasche di cittadini, già impoveriti a causa dell’inflazione?”
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