
Nel nuovo rapporto 2025 di Cittadinanzattiva emerge una realtà conosciuta già da moltissimi cittadini: la tassa rifiuti è una tassa record e continua a gravare sulle famiglie italiane, e in particolare su quelle campane, che si confermano tra le più colpite del Paese.
La Campania si posiziona al secondo posto nazionale per costo della Tari, con 418 di spesa media annua per famiglia, subito dopo la Puglia con 445 euro. Un dato che supera di molto la media italiana, fissata quest’anno a 340 euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2024. Nel confronto con l’anno precedente, le famiglie campane pagano attualmente il 2,8% in più, passando dai 407 euro del 2024 agli attuali 418. Una crescita che pesa molto in un contesto economico estremamente fragile e diseguale. L’unica provincia in leggera diminuzione è Avellino (-1,7%). L’andamento fotografa una Campania spaccata, dove la tassa rifiuti record non solo varia da provincia a provincia, ma racconta anche di modelli di gestioni differenti, spesso incapaci di garantire efficienza e costi sostenibili.
Quello descritto dal rapporto è un paese a due velocità anche sulla gestione dei rifiuti. Al Nord una famiglia spende in media 290 euro l’anno e può contare su una raccolta differenziata che raggiunge il 73%, segno di un sistema efficace. Nel Centro la spesa sale a 364 euro e la differenziata scende al 62%, mentre al Sud, per spendendo di più, la capacità di separare correttamente i rifiuti resta derma al 59%. In questo quadro la Campania si attesta al 56,6%, lontana dagli standard settentrionali, ma comunque in miglioramento rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali emergono con forza anche osservando le città più economiche e quelle più care: Catania è il capoluogo in cui la famiglia tipo, tre persone, cento metri quadrati, casa di proprietà, affronta la spesa più alta d’Italia, 602 euro l’anno, mentre Cremona rappresenta l’estremo opposto.
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