
Inaugurata nel 2017, la stazione Tav Napoli-Afragola è un’infrastruttura immensa, che aspirava ad essere un vero e proprio hub interregionale nella provincia napoletana. E così come ci si aspetta da qualsiasi grande infrastruttura, la stazione avrebbe dovuto portare benefici e ricchezza al territorio sul quale è situata. Così non è stato. La stazione Tav è un diamante in una distesa di nulla, un disastro di logistica mancante di collegamenti funzionali, ricca solo di problemi. L’esempio lampante di cosa sia una “cattedrale nel deserto”.
Ciò che rende tragicomico lo scenario finora descritto, è che il mancato sfruttamento delle potenzialità della stazione non è la parte peggiore del quadro creatosi in concomitanza con la sua costruzione. Ci troviamo davanti bensì ad un nodo ancor più duro da sciogliere se arriviamo a trattare dei danni che ha causato questa grande opera al territorio circostante.
Il nostro sguardo si posa nel quartiere San Marco ad Afragola, nei pressi della stazione. Una zona lontana dal centro e da quella Piazza Municipio in cui ha sede il palazzo della politica. Non ci sono locali chic, per la verità non ci sono neanche le strade. Dall’inizio dei cantieri della stazione, ormai quasi 20 anni fa, il quartiere ha vissuto un netto peggioramento della qualità della vita. La costruzione della meravigliosa infrastruttura non ha portato botteghe e negozietti, nessun parco, nessun bar con i tavolini sulla strada. La fotografia del quartiere San Marco sono le gru, le strade dismesse, i mezzi pesanti che alzano la polvere, l’erba alta tra topi e scarafaggi.
Non tutti sono però incuranti di questa condizione. Non lo è stata RFI, partecipata di Ferrovie dello Stato, che aveva destinato circa 42 milioni di euro al Comune di Afragola per la riqualificazione del quartiere San Marco-Saggese-Ferrarese. L’accordo prevedeva specificamente che gli investimenti venissero destinati alle zone interessate dai disagi, ma l’attuale amministrazione guidata da Antonio Pannone (centrodestra n.d.r.) ha preferito destinare una parte di questi fondi verso altre zone del territorio comunale. Una decisione che ai più risulta scellerata, e che però non ha ricevuto un plebiscito di consenso da parte del consiglio comunale.
Non è stato d’accordo con la decisione dell’amministrazione il Partito Democratico afragolese, attirando la nostra attenzione sul tema. Abbiamo a tal proposito intervistato nel merito della questione Francesco Zanfardino, presidente PD del territorio.
Il 15 e il 16 aprile si sono tenute due sedute del consiglio comunale di Afragola. All’ordine del giorno la discussione del DUP, e quindi anche della destinazione dei fondi FSI vero altre opere. Cosa si è deciso?
«Il Sindaco Pannone e i suoi consiglieri hanno inserito tra le opere compensative a carico dei fondi TAV tutta una serie di opere che verrebbero realizzate in zone di Afragola ben lontane dal quartiere San Marco – Saggese – Ferrarese, ovvero quello interessato dai lavori dell’Alta Velocità. Oltre 15 milioni di euro, circa la metà dei fondi TAV rimasti, non andranno al quartiere, a differenza di quanto previsto dall’Accordo Procedimentale del 2012 tra RFI e Comune di Afragola, che è ancora vigente».
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