
Il settore del trasporto pubblico non di linea, che comprende taxi, Uber e i servizi di noleggio con conducente, è frequentemente oggetto di critiche riguardo alla gestione delle corse e alle tariffe. In numerose città capita spesso che i tassisti tendano a privilegiare le corse più redditizie, ignorando quelle meno vantaggiose economicamente. Così non si fa che alimentare problemi per i residenti e i clienti abituali. Un atteggiamento che incrementa disservizi e una distribuzione diseguale del servizio, penalizzando chi vive in aree periferiche o meno affollate.
Per affrontare queste criticità, lo scorso aprile, il ministro Matteo Salvini ha presentato una proposta di regolamento per ottimizzare i servizi di taxi e Uber. La novità principale è che tassisti e autisti Uber potranno conoscere solo il punto di partenza della corsa. La destinazione sarà infatti rivelata solo una volta partiti. L’obiettivo? Evitare che i conducenti privilegino corse più remunerative trascurando quelle che potrebbero essere meno vantaggiose economicamente, penalizzandole rispetto ad altre. In questo modo si punta a una distribuzione più equilibrata delle risorse e a un trattamento paritario per chiunque richieda il servizio. Ancora, ci saranno maggiori controlli per gli enti locali per monitorare le prenotazioni dei taxi.
Il problema della carenza di licenze per i taxi è particolarmente evidente a Roma, dove da tempo si sollecita un aumento del numero di autorizzazioni. A tal fine, il Comune sta portando avanti un bando per il rilascio di mille nuove licenze, confermato dal Tar del Lazio a novembre 2024, che ha respinto la richiesta di sospensione avanzata da alcuni tassisti. Il ricorso fu infatti presentato con l’intento di ottenere non solo la sospensione, ma anche l’annullamento della delibera di approvazione del bando e dell’intero bando di concorso pubblico straordinario per l’assegnazione delle mille nuove licenze.
Il TAR è stato però chiaro nello stabilire che dal bando contestato non potesse “derivare ai ricorrenti, almeno nel breve periodo, alcun danno grave e irreparabile, connesso alla presunta e non comprovata sproporzione tra l’offerta e la domanda che avrebbe gravemente compromesso la loro attività lavorativa”.
Crisi risolta? Nonostante gli interventi finora adottati, gli esperti avvertono che essi non sono sufficienti. Un aspetto critico riguarda il Consorzio 3570, che gestisce la metà dei taxi della capitale in collaborazione con Uber. Il consorzio consente ai tassisti di rifiutare le corse meno redditizie, aggravando le disuguaglianze e i disservizi. Invece, i radiotaxi tradizionali impongono regole più rigide, proibendo il rifiuto delle corse e applicando severe sanzioni ai conducenti che non rispettano queste direttive. Per garantire un servizio più equo e accessibile, è dunque essenziale un ulteriore incremento delle licenze, al fine di ridurre la tendenza alla selezione delle corse e migliorare l’esperienza per tutti gli utenti.
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