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Teatro e cinema: se giochiamo al ribasso, l'IA prende il sopravvento

Luisa Del Prete
Luisa Del PreteRedazione Informare
6 maggio 20245 min di lettura

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Teatro e cinema: se giochiamo al ribasso, l'IA prende il sopravvento

Indice (2)

  • 1E se in futuro l’intelligenza artificiale entrasse nel teatro e nel cinema? 
  • 2Le conseguenze? 

Il teatro e il cinema, si sa, sono i luoghi delle emozioni per eccellenza. Quelli in cui ci si commuove, magari anche più volte, sullo stesso passo di una tragedia di Shakespeare o sullo stesso punto del remake di un film di Fellini che offrono uno di quei cinema dove si conserva, ancora e per fortuna, l’autenticità e la bellezza. Ecco, è proprio questo il punto: conservare la bellezza. Spesso, soprattutto nell’ultimo anno, ci siamo imbattuti nella questione, un po’ spinosa, sull’intelligenza artificiale che in qualche modo potrebbe sostituire autori e attori nello spettacolo. Sipario chiuso. E con tanto di pomodori sul palco. Si vociferava, addirittura, di interi film costruiti dall’IA con attori scomparsi che potevano decidere di dare il consenso all’utilizzo della loro immagine e voce per film post-mortem. L’indignazione, soprattutto nel mondo del cinema, è stata molta: come non ricordare lo sciopero dei 118 giorni degli attori ad Hollywood, quando all’incirca 160 mila figure del sindacato Sag-Aftra hanno scioperato per avere maggiore tutela sull’uso dell’intelligenza artificiale nel cinema. Mai vista una manifestazione così grande all’interno degli studios. Per quanto il cinema sembrava più minacciato, il teatro, che è l’arte dell’istante, perché non si può rifare una scena, sembra essere meno minacciato.  

Ne abbiamo parlato con Gabriele Di Luca, drammaturgo, regista teatrale, attore e sceneggiatore italiano, fondatore della Compagnia Carrozzeria Orfeo e vincitore del Premio Maschere del Teatro nel 2019. Gabriele e la sua compagnia sono attualmente in scena con lo spettacolo “Salveremo il mondo prima dell’alba”, in cui mettono in evidenza proprio quelle che sono le criticità del futuro: in un mondo che si fa sopraffare dal superfluo, dove non siamo in grado di riconoscere le cose importanti, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.  

«Per ora il teatro – afferma Gabriele Di Luca – è relativamente spaventato dall’intelligenza artificiale, come invece possono essere grafica e musica. Ad esempio, quando ho finito lo spettacolo sull’intelligenza artificiale, ho provato a farlo riscrivere da ChatGPT mettendo dati e parametri. Quello che ne è uscito, è stato un prodotto di qualità estremamente media, perché in fondo quello che fa l’IA è raccogliere miliardi di dati e creare delle connessioni tra queste. Ma le mancano due cose fondamentali per ora: il senso dell’ironia, che ha profondamente a che fare con l’umano e con la nostra capacità interiore di leggere la sproporzione, il fallimento, la comicità; il secondo grande limite è che, come auto-regola, non ha il senso della volgarità e del politicamente scorretto, quindi quando le chiedi, ad esempio, una battuta sui portatori di handicap, la prima cosa che ti dice è che questi non possono essere offesi. Quindi, anche in un testo, l’AI non è capace di oltrepassare il limite del politicamente corretto. Ovviamente vedo alcuni film, anche italiani a volte, che potrebbero essere tranquillamente scritti dall’intelligenza artificiale in quanto prodotti medi, ed è il livello a cui può arrivare oggi. Nel teatro, per ora, non è assolutamente in grado di sostituire un autore». Ecco…per ora.

Immagine articolo

E se in futuro l’intelligenza artificiale entrasse nel teatro e nel cinema? 

Attualmente, guardando un po’ di spettacoli in giro per i teatri d’Italia, ce ne sono alcuni così medi che potrebbero tranquillamente essere scritti anche dall’intelligenza artificiale. Questo perché la produzione nella maggior parte dei casi è medio-bassa che talvolta molti non riescono davvero a raggiungere un livello sufficiente tale da far effettivamente notare una differenza. 

«Credo che, ad oggi, non si è in grado di sostituire un BUON autore – continua Gabriele Di Luca –. Se tu mi parli, invece, di qualcuno che scrive all’AI di prendere la tragedia di Euripide e, con dei nuovi parametri, scriverne una nuova senza particolari ambizioni qualitative, allora assolutamente sì. Così come nella musica sta facendo dei grandissimi passi avanti perché non solo ti scrive i testi, ma ti costruisce anche le linee melodiche. Ma perché qui, come anche nella grafica, c’è una sorte di neutralità attraverso una serie di elementi estetici e lei è molto brava a fare questo. In generale, siamo in un momento storico in cui tendiamo sempre al gioco al ribasso, anche a livello qualitativo. Se pensiamo anche ai nostri livelli di concentrazione che con i social sono sempre minori, vogliamo sempre più materiale spendibile e godibile, in poco tempo; in questo senso l’AI non farà che acuire questa possibilità. Per scrivere un testo teatrale ci vogliono 7/8 mesi, ovviamente se lo vuoi fare in 20 minuti e poi ci metti un po’ del tuo e sistemi delle cose, questo può essere pericoloso». 

Le conseguenze? 

«Diciamo che nel teatro e nel cinema non si è scandalizzati, ma più che altro preoccupati dall’avvento di un linguaggio, di una tecnologia che non riusciamo a conoscere e possedere fino in fondo. Ma non riguarda solo noi, quanto un po’ tutto il comparto sociale. Musk diceva che l’unico modo per usarla correttamente è integrarne parte dentro di noi: tutto questo è preoccupante perché anche i social ci insegnano che questa è una cosa che noi accogliamo con grande entusiasmo e si può rivelare anche molto pericolosa per quello che facciamo. Ovviamente, se ci dovesse riuscire davvero, ChatGPT è molto avanti, soprattutto nel senso di poter raccontare e produrre delle emozioni. Anche perché questo non fa parte dei limiti di cui parlavamo, ma di una capacità retorica dell’AI che, acquisendo dati e articoli di giornali, espressioni formali, è in grado di riprodurre. Tutti sappiamo che siamo di fronte ad un pericolo incontrollabile. Ovviamente siamo di fronte ad un problema di capacità di gestione. Chat GPT potrà sicuramente fare cose che oggi pensiamo impossibili. Se non lei, qualche programma analogo». 

Tags
  • #chat gpt
  • #cinema
  • #Gabriele di luca
  • #intelligenza artificiale
  • #teatro
Luisa Del Prete
Redazione Informare

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