
Oggi al celebre Teatro della Canzone napoletana Trianon Viviani si chiude un cerchio. Eppure, si percepiscono ancora i battiti di un cuore che non facilmente cesserà di battere in uno dei poli culturali più importanti dell’intero centro storico partenopeo. Proprio oggi, infatti, alle ore 12, la storica direttrice del Teatro di Forcella Marisa Laurito ha salutato, tra lacrime di commozione e di nostalgia, la direzione del teatro, chiudendo così ben sei anni di stagioni teatrali memorabili, che hanno saputo trasformare il palcoscenico di Piazza Calenda in uno dei fari culturali più rilevanti dell’intera città.
“Sono trascorsi sei anni meravigliosi, pieni di attenzione e di rispetto nei confronti della città, non solamente ai cantanti e alla musica, ma anche verso tutto ciò che abbiamo fatto al di fuori del teatro, perchè abbiamo rappresentato un vero e proprio impegno artistico e civile”, ha dichiarato ai microfoni di Informare la Laurito, osservando così con orgoglio la tenacia e la dedizione dimostrate nel corso degli anni: armi fondamentali senza le quali il Teatro Trianon non costituirebbe ad oggi uno dei tempi culturali d’eccellenza dell’intera città. “Abbiamo ospitato cantanti napoletani e internazionali straordinari, tutti appassionati della nostra canzone – ha proseguito Laurito – abbiamo organizzato più di 400 spettacoli, tra musical, concerti e più di venti produzioni. Stiamo lasciando, dunque, un segno molto forte negli animi e nei cuori dei partenopei“.
Ma non è tutto. L’artista, infatti, non ha certo mancato di rivolgere i suoi ringraziamenti più sentiti nei confronti di tutti coloro che hanno reso reale questo “miracolo” di rinascita che ha caratterizzato il teatro. E ovviamente, non potevano mancare parole di orgoglio e di entusiasmo che la Laurito ha rivolto verso il pubblico: quel popolo del Trianon che ha di sicuro rappresentato un elemento cruciale senza il quale il Trianon non avrebbe mai potuto essere quello che oggi è diventato. Un pubblico che ha sempre saputo rispondere con calore e fedeltà, facendo di ogni replica un vero e proprio rito collettivo, di appartenenza ad un’unica grande comunità: quella partenopea.
“Questo viaggio non sarebbe stato altro che un monologo nel vuoto senza la vostra fiducia” ha affermato la direttrice, non dimenticando di dedicare un saluto speciale ai giornalisti, all’ufficio stampa e a tutti coloro che nel corso degli anni si sono mostrati in grado di raccontare l’evoluzione del teatro grazie ad una sensibilità unica. E persino tutto lo staff dei collaboratori tecnici e amministrativi hanno ricevuto dalla Laurito un ringraziamento unico, dal momento che hanno saputo rappresentare “un motore invisibile eppure indispensabile di una macchina complessa”, come ha descritto Marisa.
Ancora, tra abbracci e gesti di gratitudine, Laurito non ha dimenticato nemmeno i tantissimi colleghi che sono stati ospiti al Trianon, contribuendo così a imporre il Teatro sulla scena culturale partenopea come un unicum sorprendente, che si basa da un lato sul sacro rispetto della tradizione e della storia della canzone napoletana, ma dall’altro anche su aspetti di innovazione e di modernità, che hanno reso la stessa canzone napoletana un’espressione artistico-culturale intramontabile. E solo grazie a questa sinergia di talenti e di energie uniche è stato predisposto il terreno fertile per un vero e proprio rilancio del quartiere di Forcella, che da emblema di degrado e di abbandono è ritornato a essere un autentico crocevia di arte e di bellezza, sancendo così la supremazia della forza della cultura.
Insomma, sei anni di cartelloni coraggiosi, che hanno saputo parlare ai giovani senza mai dimenticare i grandi maestri del passato. L’addio di Laurito, dunque, non è affatto una fuga, ma al contrario un passaggio di testimone consapevole, lasciando le redini di un teatro vivo, la cui luce non smetterà mai di spegnersi, e che ha imparato nuovamente in questi anni a sognare in grande. “È stato un viaggio intenso, ricco di emozioni e di una bellezza condivisa che porterò sempre con me“, ha concluso Laurito, prima di essere travolta di ringraziamenti dall’intera Napoli, per l’aver restituito dignità a uno dei palcoscenici più emblematici d’Italia e del mondo.
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