
Il termine tecnostress venne coniato dallo psicologo americano Craig Broad nel suo libro edito nel 1984 da Addison Wesley, “Technostress: the human cost of computer revolution”. Lo psicologo faceva riferimento per la prima volta allo stress legato all’uso delle tecnologie e al loro impatto a livello psicologico.
È una forma di malattia a cui siamo tutti esposti e non bisogna sottovalutarne gli effetti. Per capire se si è vittime di tecnostress basta considerare alcuni parametri standard. Infatti, si «definisce tecnostressata la persona che sta al computer più di 4 ore al giorno, fa più di 20 telefonate e manda più di 20 sms o messaggi in chat”.

Un altro elemento che ha favorito l’insorgere del tecnostress, sia nell’ambito lavorativo che in quello personale e relazionale, è il ruolo della tecnologia mobile. Quest’ultima ha permesso un uso costante dei flussi informativi senza vincoli di spazio e di luogo.

I parametri che aiutano a definire l’entità del rischio tecnostress sono il tempo trascorso per gestire le informazioni digitali, la quantità di carico informativo e i sintomi. Ogni persona può lavorare o essere contattata in qualsiasi momento e in ogni luogo. La rivoluzione digitale e i social media hanno stravolto il concetto abituale di separazione tra la vita online e quella offline. Gli individui dell’era attuale sono proiettati in un tempo sferico che non ha inizio né fine, dove gli aspetti della vita professionale e personale si fondono.
Dagli studi e test condotti tra le principali cause del tecnostress sono considerate le seguenti:

Inoltre, si individuano specifici contesti professionali con la maggior incidenza di sviluppare tecnostress. I lavoratori più a rischio sono i networkers, le professioni dell’ICT, gli operatori call center, i giornalisti, i community manager, i commercialisti.
Il mal di testa (46,2%) e la stanchezza (45,9%) risultano i disturbi più diffusi. Seguono il mal di stomaco (26,9%), la tensione o il dolore muscolare (25,5%), l’insonnia (24,9%) e l’ansia o agitazione (23,4%). La sintomatologia ha una componente soggettiva ed ogni persona può sviluppare o meno determinati sintomi. Inoltre, essi sono riconducibili a quelli causati dal cosiddetto “elettrosmog”. Questo termine indica l’esposizione eccessiva a campi elettromagnetici emessi da apparecchi elettrici, router e modem Wi-Fi, smartphone, tablet e pc.


In ambito professionale è importante prevedere una riorganizzazione del lavoro e un’ adeguata distribuzione del carico informativo nel rispetto degli orari e degli spazi extra-lavorativi.
di Marta Krevsun
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